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Che nero! Rubriche

Ho un’amica che in età matura ha deciso di non sopportare più i discorsi qualunquisti e razzisti che si fanno troppo spesso nei negozi, di non fare più finta di non sentire: quindi se le capita, come le capita, di sentire dal negoziante frasi tipo “sparargli no, ma se restavano a casa sua non gli succedeva nulla” la mia amica dice a voce ben alta “lei è un razzista, io in questo negozio non ci metterò mai più piede!”. Iniziativa encomiabile, semplice e pratica risposta a chi si (e ci) chiede cosa si può fare per combattere il razzismo: certo si tratta di metterci la faccia, di contravvenire all’ipocrita buona educazione. Insomma la grande manifestazione, il lutto cittadino, l’eventuale (finché non vedo non credo) targa commemorativa in piazza Dalmazia sono molto, ma ci sono invece degli inquietanti dettagli (si fa per dire) assolutamente a portata di mano ai quali forse non facciamo molto caso e che meritano invece la nostra consapevole attenzione. “Posso farle una foto?”. “No”. La domanda l’ho fatta io, con un imbarazzo palpabile, a quel giovane nero che staziona in piedi con una palandrana nera ed un cilindro nero in testa in via Tornabuoni al numero 5, in un imponente portone: sulle maniche e sul cilindro si staglia la scritta “Gabrio Staff” che (citiamo dal sito web) “propone a tutte le clienti come rituale di benvenuto il “massaggio dei sensi”, volto a stimolare la circolazione, a riequilibrare il ph della cute e, nel contempo, a predisporre mente e corpo al massimo relax. In un ambiente dove si possono godere i benefici della cromoterapia, dopo il massaggio viene effettuato uno shampoo mirato al relax del capello e alla scomparsa degli agenti ansiogeni ricevuti dall'ambiente. La detersione viene effettuata con brocche di cristallo che accentuano il contatto non aggressivo dell'acqua sul capello ma che anzi aggiungono massaggio naturale – l'acqua – al massaggio umano delle massaggiatrici”. La risposta netta e dignitosa è stata sua. Ci siamo messi a curiosare con maggiore attenzione per le vie del centro e gli esiti di una ricognizione per altro molto breve sono questi: sempre in via Tornabuoni ad avere personale di colore abbiamo trovato anche Gucci ed Hermes, lì vicino, in via degli Strozzi, è Fendi che non vuole certo restare indietro e da Zara, in via Calimala, un robusto nero presidia la porta d’ingresso del negozio. Ora la faccenda non è certo che vengano assunti neri nei negozi, capita ormai con una certa frequenza, per fortuna; il fatto è che in tutti gli esempi citati questi lavoratori svolgono lo stesso ruolo: stanno in piedi, solidi e di grigio scuro vestiti come body gard, accanto alla porta d’ingresso. Insomma svolgono una doppia funzione sul piani psicologico: scoraggiano l’entrata di eventuali malintenzionati (per malintenzionati in questi negozi si intendono clienti che vogliono far perder tempo ai commessi senza comprare nulla) e aprono le dorate porte ai dorati clienti come perfetti maggiordomi; insomma una via di mezzo fra guardia del corpo/gorilla e servitù, certamente almeno un alto gradino sotto, gerarchicamente, ai commessi. Che sia razzismo anche questo? Si! Ed è probabile che possa non bastare per toglierselo di mezzo una “detersione effettuata con brocche di cristallo”.

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