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Chiantibanca, atto secondo: sedici soci contro il vertice Economia

Prato – ChiantiBanca atto secondo: al ricorso presentato da nove Soci, rispondono in sedici con una lettera indirizzata al Presidente Iacopozzi. Un invito alla riflessione in un momento assai delicato per le sorti della Banca toscana, chiamata a scegliere il proprio futuro nel rispetto dei soci,dei dipendenti e in totale trasparenza.

Quasi uno scontro al vertice all’indomani del ricorso presentato qualche settimana fa da nove soci al giudice del Tribunale di Firenze, per invalidare la decisione scaturita  dalla votazione nell’assemblea del 14 maggio, con cui ChiantiBanca aderiva a Cassa Centrale Banca (la holding trentina).

È di poche ore fa una lettera firmata da sedici soci in rappresentanza delle varie aree di diffusione della banca: Alberto Bellini (San Casciano), Lidia Bellucci(Pistoia); Ferdinando Berti (San Casciano); Luciano Borri (San Casciano); Jacopo Borri (San Casciano); Gianluca Breghi (Siena); Vinicio Cacciatore(Empoli); Massimo Celandi rl STIRMAX (Prato); Elisabetta Cellai (Prato); Caterina Ciulli (San Casciano); Matteo Corradossi (Pistoia); Giordano Gambi (Pistoia); Luigi Giannini rl Artedili (Pistoia-Carmignano); Aldo Fagioli (Pistoia); Giulio Ghellini(Siena); Leonardo Zorzet (Firenze),indirizzata al presidente Cristiano Iacopozzi.

Una lettera che in apertura esprime la preoccupazione dei soci sulla “mancata trasparenza”, riguardo sopratutto la comunicazione che vede i Soci apprendere dalla stampa notizie “sulla nostra banca o da voci di corridoio.”  E citano le dimissioni con “motivazioni non comprensibili” del consigliere Giampiero Castaldi, apprese da fonti giornalistiche, come anche delle sanzioni a carico di alcuni dipendenti ed in particolare del licenziamento di due di questi, senza che l’azienda avesse informato nemmeno i sindacati. Una decisione quest’ultima grave e che non ha precedenti “per la nostra banca cooperativa- prosegue la lettera – “dove i dipendenti dovrebbero essere difesi,  piuttosto che usati come capro espiatorio per colpe di altri.”

Circa poi l’adesione della Banca al Gruppo Trentino, con la decisione finale all’unanimità (3.500 voti a favore contro 4) nell’assemblea del 18 dicembre scorso, ratificata con assenso altrettanto unanime dal consiglio di amministrazione e che vide la Cassa Centrale Banca sottoscrivere un prestito a tassi vantaggiosi per ChiantiBanca e di qui la formazione di gruppi di lavoro per l’integrazione, i soci  scrivono che “sempre dai giornali hanno saputo che la nostra banca nutre ancora perplessità sull’adesione al Gruppo Trentino”.

“Come possono nove soci”- si chiede  nella lettera-,”mettere in dubbio la presenza e il voto favorevole di migliaia di soci? In ogni caso, non possiamo pensare che la decisione venga presa se non al solo fine del bene della nostra banca, dei suoi soci e del territorio!”.

Spiegano poi che nel caso in cui la ChiantiBanca scegliesse la Federcasse e quindi optasse per Roma,  ne deriverebbero una serie di situazioni svantaggiose perché “le altre BCC toscane di Federcasse avrebbero un concorrente in meno sul territorio” inoltre “non sarebbe una scelta oculata, attenta, scrupolosa, basata su elementi “imprenditoriali”, ma piuttosto basata su valutazioni esclusivamente politiche e/o di opportunità per gli stessi soggetti di sempre, ignorando completamente gli interessi legittimi dei dipendenti, delle comunità e del territorio.”

I sedici Soci ribadiscono in chiusura che  vogliono “una banca forte, vicina ai bisogni dei soci, del tessuto economico, dei lavoratori, presente in Toscana all’interno di un gruppo solido ed efficiente come quello Trentino, col quale ChiantiBanca ha lavorato da anni e che quindi è ben conosciuto rispetto alla prospettiva di un ridimensionamento generale, anche di personale, oltre che ad eventuali consistenti penali per la disdetta di impegni già presi”.

Temono che, poiché il Cda della ChiantiBanca non è entrato nel merito del ricorso presentato dai nove soci e abbia chiarito solo che il ricorso stesso non riguardava eventuali dimissioni del Cda,”le scelte del consiglio di amministrazione siano influenzate più dalla salvaguardia di interessi di parte che di quelli della banca, delle quale  sono orgogliosamente soci”.

Infine, riguardo alla scelta del presidente Iacopozzi, che sempre sui giornali ha rilasciato un’ intervista con la quale ribadiva la “straordinaria non serve a nulla”, i Soci gli domandano  “come possa il presidente affermare che “l’Assemblea Straordinaria non serve a nulla”, quando riteniamo  che l’Assemblea dei Soci, come quella del dicembre scorso, sia l’unica, legale e autentica occasione per i soci di incontrarsi, dibattere e decidere su questiomni così importanti per il futuro della nostra banca?” E invocano  che “il presidente insieme al consiglio gestisca ChiantiBanca nell’interesse generale, e non di alcune parti solamente, con trasparenza ed equità, soprattutto nei confronti dei dipendenti e dei soci”.


 

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