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ChiantiBanca: nozze con Roma o il Trentino? E’ battaglia aperta Economia

Prato – Entro giugno 2018 saranno 317 le banche di credito cooperativo a decidere se stare  con le holding Iccrea o con la Cassa Centrale, firmando il patto di coesione, che sancirebbe l’ingresso di ChiantiBanca nella sfera di competenza finanziaria romana o trentina.

La banca con sede legale a Monteriggioni, nel cuore del Chianti senese, conta ad oggi 100mila clienti e un patrimonio di 27mila soci che la rende simile più a una media banca Popolare che a una cooperativa, ne fa la Bcc più importante della regione, una delle maggiori a livello nazionale e dunque parecchio ambita da entrambe le holding.

Con l’ingresso di Bini Smaghi, il presidente scelto dalla Banca d’Italia per ripianare il buco di bilancio di 90 milioni di euro della banca toscana, l’assemblea straordinaria dei Soci a dicembre aveva approvato a larghissima maggioranza l’adesione alla Cassa trentina (voluta anche da Bini Smaghi), ma a maggio fu sancita la sconfitta della sua lista, le conseguenti dimissioni e l’entrata in scena di Iacopozzi e di un nuovo Cda.

Intanto, durante il suo breve mandato Bini Smaghi aveva consegnato un copioso fascicolo ai giudici fiorentini sui fatti del 2016 antecedenti al suo ingresso, da cui poi è partita l’attuale inchiesta della Guardia di Finanza per i reati ipotizzati di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza; di pochi giorni fa la notizia di ulteriori acquisizioni di documenti nella sede centrale, per un supplemento di indagini.

Ora c’è da chiedersi come mai il neopresidente Cristiano Iacopozzi, mentre la banca attraversa uno dei momenti più delicati della sua attività, avalli la richiesta di soli nove soci che in una lettera avevano chiesto l’annullamento delle due delibere assembleari, con cui ChiantiBanca aderiva a Cassa Centrale e un esposto al Tribunale di Firenze.

Appare a molti quanto mai strana la fretta di convocare un Cda con cui legittimare da parte di ChiantiBanca il mandato ai legali per studiare le ricadute economiche di una possibile uscita dal gruppo CCB e l’ingresso in Iccrea, quando in un’altra lettera, in risposta a quella dei nove soci  (“Come possono nove persone mettere in dubbio la presenza e il voto favorevole di migliaia di soci?” definendo l’atto “pretestuoso e irrilevante”), ben sedici “storici” chiedono invece il rispetto delle decisioni prese a favore del Gruppo Trentino, votato nell ‘assemblea straordinaria di dicembre 2016 e confermato nel mese di maggio.

Sedici soci che hanno scritto al Presidente e al nuovo Cda, invocando soprattutto trasparenza e chiarezza riguardo anche a dei licenziamenti immotivati (non sono stati avvisati neppure i sindacati di categoria) invitandoli all’osservanza della scelta a favore di Cassa Centrale, ampiamente voluta e decisa con voto finale unanime di 3.500 voti a favore contro 4 contrari.

Hanno ricordato che ChiantiBanca ha comunicato la sua adesione al gruppo CCB in seguito al mandato dell’Assemblea straordinaria dei soci del Dicembre 2016, che a stragrande maggioranza ha votato a favore della proposta del CdA.

Fanno altresì notare a Iacopozzi e alla sua dirigenza che come controparte dell’accordo, la CCB ha sottoscritto una obbligazione subordinata per 20 milioni di euro, a tasso agevolato, per rafforzare la posizione patrimoniale di ChiantiBanca. 

Un immotivato dietrofront da parte dell’attuale presidenza, comporterebbe un  risarcimento milionario che le casse di ChiantiBanca non potrebbero permettersi e Fracolossi, presidente di Banca Centrale, al meeting delle Bcc aderenti, a Milano qualche giorno fa, si è detto pronto a tutelare gli interessi della banca in tutte le sedi opportune in caso di un voltafaccia di Chiantibanca.

“Noi  abbiamo l’adesione formale di Chiantibanca al gruppo, poi  leggiamo sui giornali che forse da loro qualcuno vorrebbe uscire, ma noi aspettiamo eventi reali”. Tuttavia, “se  decideranno, non sappiamo in che modo ma è un problema loro,  di non far parte del gruppo, ne prenderemo atto, ma  tuteleremo in tutte le sedi gli interessi del gruppo che, lo  ripeto, ha un impegno formale”.

D’altronde si parla anche di interessi e danni patrimoniali. I sedici  Soci si chiedono anche il perché di questo improvviso cambiamento, quando rimanendo con CCB, ChiantiBanca avrebbe maggiori possibilità di svilupparsi, di sostenere il territorio, di difendere l’occupazione, e soprattutto di rafforzare il patrimonio, di produrre utili nel tempo, nell’interesse dei soci e carte alla mano sono pronti a dimostrarlo.

 (nella foto in alto, da sinistra Roberto Mugnaini, Cristiano Iacopozzi, Alberto Marini, Leonardo Focardi).

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