energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

ChiantiBanca: nuove perquisizioni nella sede di San Casciano Economia

Prato – L’Istituto di Credito della ChiantiBanca ha dato notizia che nella sede direzionale di San Casciano in Val di Pesa, il personale della Procura di Firenze, a seguito dell’esposto sulle note vicende antecedenti al 2016, ha effettuato nuove perquisizioni e acquisito altri documenti sempre in riferimento all’inchiesta nata da un esposto presentato dal Cda sulle gestioni antecedenti al 2016.

Ricordiamo che la Procura della Repubblica di Firenze, nel maggio di quest’anno aveva aperto un fascicolo d’indagine su Chiantibanca, quale atto dovuto dopo che il presidente Lorenzo Bini Smaghi, all’epoca ancora in carica, aveva inviato ai magistrati di Firenze, una relazione dell’organismo di vigilanza interno a ChiantiBanca, in cui “si ipotizzano i reati di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza e una non corretta prospettazione della situazione della banca da parte dei vertici dell’istituto in carica prima del suo arrivo”.

Il nuovo Cda guidato da Bini Smaghi avrebbe espresso forti perplessità sull’operato del vecchio consiglio di amministrazione anche in merito ai 100 milioni di Btp, e descritto il tutto in una relazione, consegnata poi ai giudici del tribunale fiorentino.

Un inchiesta quella della procura che non potrà non tener conto anche della relazione della Banca d’Italia dopo l’ispezione fatta nei mesi scorsi,in cui si parla di “insufficiente capacità di sorveglianza da parte dell’ex Cda in carica fino all’aprile 2016, nonché di “sottostima della rischiosità creditizia” e di “superamento delle soglie di capacità di rischio con l’acquisto di titoli di Stato a lunga scadenza nel 2015”.

In particolare “l’imputazione dei Btp in questione – si legge ancora nel fascicolo  degli ispettori – avrebbe comportato una sovrastima del patrimonio netto della banca per 9 milioni e centomila euro e si è riflessa in una inesatta rappresentazione della consistenza dei fondi propri nella segnalazione alla vigilanza”.

Sulla attività creditizia, gli ispettori della Banca d’Italia hanno messo nero su bianco che “i responsabili aziendali, in presenza di un negativo andamento delle attività economiche nelle aree servite, non hanno dedicato sufficiente attenzione alle esigenze di rafforzamento dei presidi, né hanno perseguito nel tempo una maggiore diversificazione per settore economico degli impieghi, assecondando la disponibilità dell’esecutivo a sostenere iniziative di sviluppo edilizio che spesso hanno denotato difficoltà di rimborso”.

“Il processo del credito è risultato carente nelle fasi di istruttoria, monitoraggio e gestione – prosegue Bankitalia – con diffusi ritardi nella classificazione a sofferenza di posizioni censite come inadempienza probabile e nella individuazione dello stato di default di posizioni in bonis”. “Solo di recente sono state assunte alcune iniziative correttive”,precisa Banca d’Italia,”come la revisione organizzativa dell’ottobre 2016 e l’utilizzo dalla fine del 2016 di strumenti più selettivi di monitoraggio delle relazioni”.



Print Friendly, PDF & Email

Translate »