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Chiude l’ippica italiana: 50mila posti a rischio, 20mila cavalli al macello Società

Questo il contenuto del comunicato rilasciato dalla Federazione Ippodromi che sovrintende tutte le piste italiane. Non è trascorso neanche un decennio dall’ultima corsa di Varenne, nel settembre 2002, eppure l’ippica italiana pare precipitata nel baratro. Un dramma economico per almeno 50mila addetti ai lavori del settore tra allenatori, guidatori, fantini, allevatori, artieri, impiegati nelle società di corse e negli ippodromi e il rischio di mandare al macello 20mila cavalli. Ma anche la fine di una corsa per l'Italia, la scomparsa di una tradizione che ha alimentato i sogni di piccoli proprietari e di tanti scommettitori. 
Dal 1 gennaio tutti gli ippodromi hanno cessato l'attività, così come annunciato nei giorni scorsi dalle vari associazioni operanti nel settore, stante la carenza di fondi.
Pendente la crisi che si protraeva già da tempo, nel luglio di quest’anno l’allora ministro delle Politiche agricole Romano, annunciò la riforma dell’U.N.I.R.E. (Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine) e la nascita di un nuovo organismo, l’A.S.S.I. (Agenzia per lo Sviluppo del Settore Ippico) che avrebbe dovuto procedere, entro il 31 dicembre, ad una revisione sostanziale dei meccanismi di finanziamento del settore ippico.
La riforma c’è stata ed ha in effetti investito l’intera struttura amministrativa del comparto, imponendo agli ippodromi una ulteriore riduzione di circa il 40-50% degli introiti, aggravando il rischio più che concreto che molti di questi chiudano definitivamente.
Il taglio dei montepremi per i vincitori e di quelli destinati agli ippodromi, nonché la riduzione dei compensi per i giudici di gara, sono gli esiti di una crisi apertasi da tempo a causa della riduzione del contributo statale e della intervenuta contrazione delle scommesse ridottesi nel 2011 di circa il 25%.
Intorno all’ippica girano interessi economici forti e soprattutto tanti posti di lavoro, sia negli ippodromi stessi che nell’indotto. Basta pensare alle scuderie, anch’esse a rischio chiusura, ai centri di allenamento, agli allevamenti, con tutti i loro addetti, agli autotrasportatori che trasferiscono i cavalli per le varie corse. In conclusione, si tratta  di decine di migliaia di famiglie il cui futuro è assai incerto, così come quello dei circa 20mila mila cavalli che senza accudimento rischiano il macello.
Per cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica è nato anche un movimento Save Italian Racing che ha girato anche un video.
La Toscana con i suoi otto ippodromi, agenzie ippiche, scuderie ed allevamenti, è in crisi come il resto d’Italia, anche se l’ippodromo Sesana, il più grande del nostro territorio, per ora non chiuderà. Ridurrà le corse, abolendo quelle primaverili e limitandosi a quelle estive, ma sicuramente tutta l’area di Montecatini e della Valdinievole, in cui molti interessi girano intorno all’ippodromo, avranno serie ripercussioni. 
L’Assemblea del coordinamento ippodromi, preso atto della situazione, ha deliberato che stanti i tagli delle risorse, non è in grado di assicurare la prosecuzione dell’attività già a partire da ieri.
Ulteriore motivo di crisi è, a detta degli operatori del settore, anche l’assenza di un progetto industriale di risanamento e di ristrutturazione, su cui si vuol richiamare un intervento da parte del Governo per prorogare le richieste vessatorie dell’A.S.S.I., almeno per il tempo necessario a concludere riforme importanti come quella delle scommesse, e studiare un possibile incremento degli incassi.
Il 12 gennaio a Roma si terrà una manifestazione di protesta delle associazioni del comparto ippico che, in una missiva inviata alle più alte autorità dello Stato e ai sindaci delle città sedi di ippodromi, hanno comunicato l’astensione dalle corse a partire dal 1 gennaio 2012. Ma gli operatori scenderanno in piazza anche in tutte le città sede di ippodromi, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.

Giovanna Focardi Nicita

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