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Tossicologia a Careggi, l’azienda: “Nessuna chiusura” Cronaca

Firenze – Nessuna chiusura della tossicologia di Careggi: lo precisa, dopo l’incontro con la stampa di oggi, organizzato dal consigliere regionale di Sì Toscana Paolo Sarti, dal consigliere pentastellato Quartini e dai rappresentanti dei Cobas ospedalieri oltre ad alcuni professionisti che da trent’anni lavorano nel reparto, la stessa azienda che parla di “un diverso utilizzo e una maggiore valorizzazione delle competenze specialistiche in ambito multidisciplinare”. La nuova organizzazione, prosegue la nota, “prevede l’intervento diretto degli specialisti tossicologi nel Pronto soccorso a supporto della medicina e chirurgia d’urgenza e una nuova area dedicata alle patologie che necessitano interventi immediati poiché a rischio di peggioramento con il passare del tempo, come può avviene nell’ambito della casistica acuta tossicologica” .

E proprio stamane, nell’ incontro con la stampa, era stata sporta una vera e propria denuncia per quella che si configurerebbe come “una scelta scellerata”, per dirla con le parole del consigliere di Sì Toscana, medico egli stesso, Paolo Sarti.

Ma serve davvero o no, il reparto in questione? Sì, risponde senza mezzi termini Sarti. Perché, “se in taluni casi alcuni accorpamenti si possono ipotizzare, in molti altri, come nel caso di tossicologia, si agisce invece con scelleratezza, dilapidando importanti professionalità e non generando, di fatto, neppure un risparmio economico”. Ed ecco allora l’attività svolta da questo settore del nosocomio: ogni anno accedono al reparto centinaia di pazienti con problematiche difficili quali l’abuso e l’astinenza da sostanze stupefacenti, farmaci e alcol, tentativi di suicidio, intossicazioni, avvelenamenti, shock anafilattici, ingestioni di caustici. non solo: il reparto in questione era riuscito, come ricorda Sarti, “anche con una virtuosa collaborazione con i servizi sociali e territoriali, a essere una vera eccellenza italiana, capace di salvare decine di vite umane e di instaurare con i pazienti proficue capacità relazionali, più che necessarie proprio per la tipologia delicata d’interventi richiesti”.

L’effetto immediato della chiusura del reparto sarebbe in primis la dispersione degli infermieri nel tessuto ospedaliero, la mancanza di letti dedicati oltre alla dispersione di molte competenze acquisite negli anni. Competenze, ricorda Sarti, su cui  l’Azienda aveva investito con appositi corsi di formazione”. E che verranno, quando non disperse, fatalmente sottoutilizzate. 

Infine la questione dei risparmi. Sarebbero  veri risparmi, si chiedono gli intervenuti? E’ lecito dubitarne, secondo Sarti, in quanto  altri reparti dovranno comunque farsi carico degli interventi e avranno bisogno di personale e posti letti in più e dovranno per forza specializzarsi”.

Ed ecco le conclusioni di Sarti: Mercoledì 2 settembre la Commissione Sanità terrà un’audizione specifica su questa vicenda e mi auguro che i Consiglieri sappiano ascoltare con attenzione, invitando la Direzione Generale dell’ospedale e l’Assessore Saccardi a rivedere le scelte annunciate finora”. 

 

 

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