energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Cile, intervista: la rivolta popolare, la repressione, le donne Politica

Santiago del Cile – A più di un mese della rivolta popolare in Cile chiediamo alla giornalista Daniela Astudillo Aldunce come si vive oggi nel suo Paese la cui popolazione è scesa nelle piazze della capitale ma anche altrove, per manifestare contro la politica economica del governo di Piñera.

In tutto il Paese capita di vedere sui muri o in importanti edifici delle scritte, che non sono state cancellate, perché oggi il Cile con la capitale Santiago vuole essere un diario a cielo aperto.

«Posso dire che in Cile dal 18 ottobre è accaduto un fenomeno inaspettato, poiché dopo 30 anni dall’avvento della democrazia, siamo un paese diviso tra le richieste dei cittadini e le richieste di diritti umani.
Il rifiuto in massa del pagamento della metropolitana (30 pesos) da parte degli studenti delle scuole ha scatenato un’esplosione sociale, che si è mescolata a potenti attacchi incendiari, come ad esempio un edificio di una compagnia energetica e,a poche ore di distanza,anche una serie di incendi nelle stazioni della metropolitana. Una cosa inimmaginabile per i cileni che sono tornati a rivivere situazioni passate,come quelle di vedere i soldati e la polizia per le strade che hanno sparato pallottole anche ai ragazzi.»

Da una rivendicazione studentesca si è passati poi ad una popolare con le conseguenze drammatiche che sono sotto gli occhi di tutti.

«Le mobilitazioni si sono intensificate e gran parte del paese ha iniziato a sostenere il movimento, chiedendo maggiori benefici sociali, come ad esempio migliori stipendi, migliori pensioni e abbassamento del costo della vita. Nel giro di un mese  si è percepita la volontà di cambiamento, come ad esempio siglare un accordo per una riforma costituzionale; cambiare la costituzione del dittatore Pinochet; ridurre gli  stipendi dei legislatori della metà (sono i più alti al mondo); aumentare le pensioni di solidarietà per gli anziani e conseguente riduzione dei loro biglietti di trasporto. Ma è ancora tutto da definire. Perché per far partire le riforme per ora si discute molto  e non si è  arrivati a scrivere una legge che favorisca i neo pensionati attraverso  un buon sistema pensionistico.»

Ma come si spiega una repressione cosí violenta da parte delle forze dell’ordine?

«Dopo tre settimane di “focolaio”, le mobilitazioni sono culminate tutti i giorni  con attacchi incendiari a chiese, università, grandi catene commerciali e anche piccole imprese di quartiere, che qui vengono chiamate “PMI”; ci sono  state le repressione della polizia – adesso non ci sono più militari in strada-  e delle Forze dell’Ordine per la sicurezza nazionale: i carabinieri del Cile. Questi  hanno iniziato a reprimere le  manifestazioni pacifiche sparando pallini anche in faccia e a bruciare i vestiti. Il risultato è stato che ad oggi ci sono circa 30 morti e 200 persone che hanno perso la vista almeno ad un occhio, mentre due casi in cui un giovane e una donna hanno perso completamente la vista ad entrambi gli occhi»

Ma il presidente Piñera di fronte a questa escalation di violenza cosa ha detto? 

«Prima delle relazioni di Amnesty International e delle Nazioni Unite, il governo del presidente Sebastián Piñera non ha detto nulla.»

Pochi giorni fa in tutto il mondo è stata ricordata la giornata internazionale contro la violenza di genere. Fa ancora rumore il caso delle due donne cilene morte in circostanze ancora non del tutto chiare al punto che si è parlato di femminicidio di Stato salvo poi smentire. Come hanno vissuto le donne cilene il 25 novembre 2019?

«Dobbiamo  ringraziare uno dei movimenti femministi tra i più importanti del Cile le cui donne hanno dipinto le loro marce di colore verde rivendicando l’aborto  libero che ancora non abbiamo nel nostro Paese. I femminicidi hanno toccato quest’anno quota 54 (come in Spagna), senza contare però i molestatori sessuali e gli stalker. Non sono mancate critiche alla polizia, che è stata accusata di abusi sessuali nelle stazioni di polizia, e maltrattamenti. Nel caso dei minori, non hanno seguito i protocolli come la separazione dagli adulti e ci sono state accuse di trasferimenti irregolari tra le stazione di polizia.»

Un movimento femminista di protesta perché alle donne vengano riconosciuti una serie di diritti ma anche per ottenere che in Cile la violenza maschile venga punita con la giusta pena.

«In questi ultimi giorni è nato un movimento @lastesis che ha composto una canzone con intervento di strada chiamata “lo stupratore sei tu” e che il 25 novembre è stata diffusa attraverso le reti nazionali perché sia cantata, registrata e caricata sui social network. Uno dei momenti più intensi è stato quello vissuto nella piazza Sotomayor di Valparaíso

Print Friendly, PDF & Email

Translate »