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Cimabue nell’alluvione, l’Accademia e professori del Disegno, preview notturna per la mostra Cultura

Firenze – Nella notte tra il 3 e il 4 novembre del 1966 le autorità decisero di non suonare le campane per dare l’allarme e avvertire la popolazione, stanotte appena passata la mezzanotte sarà suonato il Silenzio di Ordinanza per tromba sola in memoria dei morti dell’Alluvione. Un ideale risarcimento in occasione della preview della mostra “Da Cimabue in qua L’Accademia e i professori del Disegno nell’alluvione del 1966 che sarà poi inaugurata domani, 4 novembre, alle 18.00 nella sala delle esposizioni dell’’Accademia delle Arti del Disegno in Piazza S. Marco.

Le acque fangose dell’Arno raggiunsero l’Accademia delle Arti del Disegno, proprio dove è stata allestita la mostra,  intorno alle 16.00 del 4 novembre, invadendo anche i sotterranei dove si trovavano molte opere. Il fango travolse tutto, archivio storico, disegni, progetti, dipinti e sculture, per alcuni non ci fu niente da fare, gran parte del patrimonio però fu salvato anche se ancora oggi ci sono opere che attendono di essere restaurate come il “Boccaccio che legge Dante” di Stefano Ussi del 1854 e il ritratto ottocentesco di un presidente dell’Accademia, ambedue in mostra che portano i segni di interventi affrettati per salvaguardare la perdita di colore. Complessivamente per l’Accademia i danni furono stimati intorno ai venticinque milioni di lire.

crocifisso-cimabue

 

Ad essere danneggiata fu l’arte fiorentina, rappresentata dall’Accademia a partire da Cimabue, il cui crocifisso in Santa Croce divenne simbolo dell’alluvione e il suo recupero l’eccellenza e la rinascita fiorentina attraverso il restauro affidato ai restauratori della Soprintendenza tra cui Vittorio Granchi, che viene celebrato nel cuore della mostra con gli strumenti e i documenti originali. Al centro della sala una lunga asta rossa, oltre sette metri, l’altezza che raggiunse l’acqua in Santa Croce e accanto le teche a formare una croce illuminata, l’altezza, in questo caso,  è quella che invece fu raggiunta in S. Marco.

Curata da Cristina Acidini, Giulia Coco e Enrico Sartoni con l’allestimento dell’Architetto David Palterer e Vincenzo Medardi e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze,  la mostra di cui vi mostriamo in anteprima alcune immagini, si snoda sotto l’egida di Cimabue con l’esposizione di gessi, dipinti e altre opere alluvionate, alcune restaurate, altre in attesa di esserlo, ripercorrendo i giorni drammatici successivi all’alluvione, per la prima volta rende omaggio anche all’ambiente  artistico fiorentino dell’epoca stimolato dall’evento disastroso. Fu la generazione dei trentenni a confrontarsi con il tema dell’alluvione, Piero Tredici, Fernando Farulli, Paolo Frosecchi, per arrivare a Renzo Grazzini, Rodolfo Marma, Ernesto Piccolo, Luciano Guarnieri e Pietro Annigoni con la cartella litografica che fu una delle prime edizioni legate a una raccolta di fondi per gli alluvionati.

Nell’ambito della mostra sarà presentato anche il film documentario “1966 . Semiologia di un’alluvione” di Massimo Becattini e Leandro Giribaldi. “ Aprirà stanotte – ha detto Cristina Acidini presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno – all’inizio del giorno, il 4 novembre, per ricordare l’esondazione a monte e a valle, questa mostra che abbiamo organizzato in collaborazione con l’Opera di Santa Croce, nel nome di Cimabue e del restauro del crocifisso. Il patrimonio dell’accademia fu colpito e solo in parte restaurato, tanti i giovani artisti che da un evento così drammatico trassero materia di ispirazione.

 

palterer“Nell’allestimento – ha sottolineato l’architetto David Palterer – ci siamo ispirati a in particolare a due momenti, l’orario dell’apertura, poi abbiamo concentrato le sculture  verso l’uscita quasi fossero risucchiate dall’acqua, mentre in posizione centrale la croce, inizio della pittura occidentale, e, con il restauro operato da Granchi e la ricomposizione dei pezzi, la nascita di una nuova tradizione nel campo del restauro. La croce di luce è la speranza della continuità che è reale”. 

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