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Il funerale di Olimpia al Cimitero di Trespiano Rubriche

Negli ultimi anni, a quanto riferisce la cronaca, la piccola criminalità si dà molto da fare nei cimiteri (furti al bar di Trespiano: http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana/il-bar-di-trespiano-svaligiato-12-volte-in-6-anni , scippo nel cimitero di Rifredi  http://www.stamptoscana.it/articolo/notizie-toscana/derubata-mentre-prega-sulla-tomba-del-marito).
Nei gialli – in particolare in quello del vittorioso esordio della di Martino: 1987 – il crimine è molto più macabro ed emblematico. Il tutto seguendo le orme dei romanzi cimiteriali di Carolina Invernizio.
«A Trespiano la bara di Olimpia era già nella cappella: una cassa di noce semplicissima con un solo tralcio di fiori bianchi sopra. In fondo alla bara, di spalle, a testa china, il professor Barrett. Sui banchi, un gruppetto di persone silenziose e pallide. La funzione fu breve, intensa di antiche parole latine che portavano l'eco del dolore e delle illusioni degli uomini di sempre. A cerimonia conclusa, la bara fu sollevata da quattro inservienti e si formò un piccolo corteo sul vialone delle Cappelle; di faccia, l'aspetto del professor Barrett era impressionante: curvo come un vecchio, il passo legato, la faccia grigia e scavata. Avevo detto a Brecchi di riprendere con discrezione, ma senza nascondersi, il passaggio del corteo. Vicino al professore erano la Panzani e la Regina. Dietro un gruppetto di uomini, colleghi del professore, come appurammo poi. C'erano anche i Manzini, i Piersanti, la Madre Superiora del Sacro Cuore con un'altra suora e una ragazza accanto. In fondo, solo, Mario Salviati. Tutti, in silenzio, si stringevano i colli dei soprabiti contro i volti bianchi di freddo. La cappella era in fondo al vialone: una costruzione neo‑gotica ottocentesca cara ai romantici.»

Linda di Martino, “Troppo bella per vivere”, Il Giallo Mondadori N. 2005, 5-7-1987

immagine  http://goo.gl/VJ8uO

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