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Cindy Sherman al Gucci Museo Cultura

Le serie fotografiche in bianco e nero, in piccolo formato, che risalgono al 1975-76, sono un lavoro determinante nella produzione dell’artista statunitense Cindy Sherman (New Jersey, 1954) in quanto testimonia il suo profondo e precoce coinvolgimento  nello studio dei generi e delle identità sessuali, tema sviluppato negli anni e nelle opere seguenti, sempre col mezzo fotografico, a colori e in grandi dimensioni. Per accoglierle al Gucci Museo di Firenze, si sono inaugurate altre 2 sale del Palazzo della Mercanzia, dove le piccole foto occupano uno spazio esiguo e inducono ad un’osservazione molto ravvicinata.

Per apprezzare il senso del lavoro di Sherman bisogna ricordare che, ancora negli anni settanta del secolo scorso,  la più grande e importante “minoranza” del mondo artistico, era costituita dalle artiste donne, la cui presenza era abbastanza sporadica, e la cui attività era considerata con paternalismo nel sistema dell’arte. Insomma, essere artista in quegli anni significava una forma di emancipazione, e dato il contesto storico, era frequentemente una forma di lotta per affermare lla qualità e l’impegno delle donne.

Punto focale dell’analisi femminista era, dunque, il corpo e la sua identità di genere, che le artiste utilizzavano attraverso la performance, il video e la fotografia. Quello che veniva messo in scena era un corpo offeso e umiliato, sia nella carne sia nello spirito. Tra i nomi che si sono affermati ci sono le artiste ormai storicizzate come Valie Export, Yoko Ono, Manina Abramovic, Laurie Anderson, e molte altre tra cui emerge, appunto, Cindy Sherman, di una generazione più giovane, che predilige i camuffamenti della propria immagine.

Qui a Firenze la curatrice ha scelto di proporre, come si diceva, i primi lavori dell’artista, un filmato e due serie fotografiche. Nella saletta cinema, gira la pellicola animata Doll Clothes, realizzata quando l’artista frequentava ancora il college, incentrata sulla Sherman che interpreta una figura vestita solo con la propria biancheria intima, intenta a provare vari abiti. La figurina è come quella delle bambole di carta che si ritagliano e poi si agghindano. Nel film una simbolica mano gigante – che rappresenta la società dei consumi che ci ha manipolati fino a ridurci come siamo oggi (profetica!?), afferra la silhouette, la sposta e la colloca nella custodia del libro.

Nelle due stanze rinnovate c’è Murder Mystery People (1976-2000) che è una storia raccontata attraverso personaggi ispirati ad un immaginario film poliziesco. Il racconto è incentrato su un’attrice degli anni Trenta che si innamora del regista del film. I personaggi sono tutti interpretati da Sherman con un mix di gioia, crudeltà e umorismo. Nel 2000, la Sherman ha ristampato su carta fotografica in bianco e nero 17 dei personaggi che aveva creato ed interpretato.

Bus Riders, invece, è una serie creata originariamente per una mostra allestita sul Metro Bus di Buffalo. Anche qui  Sherman, che interpreta le tipologie di persone che si spostano con questo mezzo (di solito appartenenti a classi sociali non abbienti) ci invita a seguire una sorta di racconto.  Creando sempre diverse pose ed espressioni del viso, l’artista differenzia i personaggi in modo stupefacente e diviene irriconoscibile. Il legame tra il cinema (che la Sherman ha studiato al college) e la performance è  basilare per lo sviluppo del suo metodo narrativo, ottenuto per immagini fotografiche, quasi fossero spezzoni di pellicola.

Gucci Museo, Palazzo della Mercanzia, piazza della Signoria. Aperta al pubblico dall’11 dicembre fino al 9 giugno 2013. Orario 10 – 20.

 

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