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Cinema e diritti: i fenomeni sociali attraverso lo schermo Cinema

Firenze – I giuristi possono scoprire nella storia del cinema e nel cinema contemporaneo un vissuto sociale. Questa l’ipotesi di lavoro che è stata al centro di un convegno che si è svolto presso la Fondazione CESIFIN Alberto Predieri, dedicato al tema “Cinema e diritto”, focus di grande attualità.

In coda al convegno, la Fondazione Stensen ha organizzato, la sera, la visione del film “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, alla presenza di Ilaria Cucchi, di Luigi Manconi e dei familiari di Riccardo Magherini.

Il convegno, organizzato dal prof. Orlando Roselli, con il patrocinio dell’Università degli studi di Firenze, è stato introdotto dai saluti istituzionali del rettore Luigi Dei, di Patrizia Giunti, direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche, e di Paolo Cappellini, Presidente della Scuola di Giurisprudenza.

L’apertura dei lavori, condotta da Giuseppe Morbidelli, Presidente della Fondazione CESIFIN, ha dato inizio alla sessione del mattino, presieduta e introdotta da Paolo Grossi, Presidente emerito della Corte costituzionale.

Il tema dei diritti umani è spesso affrontato dai grandi capolavori del cinema, ma anche da molteplici opere artistiche documentarie e sperimentali che vengono mostrate nei festival italiani e internazionali. Il critico cinematografico del Corriere della Sera, Ranieri Polese, ha suggerito di ripensare alla stagione del neorealismo come momento fondamentale di lettura della società italiana.

Dal neorealismo alla commedia all’italiana, il cinema, prima con un uno sguardo empatico e documentaristico, poi con una drammaturgia istrionica e umoristica, ritrae un periodo storico in cui i drammi individuali e collettivi si trasformano, passando dalla guerra e dalla miseria della fine degli anni Quaranta all’arricchimento, spesso indebito, che ha caratterizzato l’ambiguo boom economico, rispetto al quale il cinema ha mostrato le connessioni sempre più scottanti tra mafia e potere politico.

Ginevra Cerrina Feroni, docente di diritto costituzionale comparato, ha proposto invece un’analisi di come il cinema ha raccontato le società multiculturali contemporanee. Oggi il multiculturalismo è un modello che sembra essere per certi versi fallito. Ad esso è opportuno contrapporre una società interculturale che valorizza il dialogo e non separa le culture considerandole delle monadi.

Se queste due visioni, quella multiculturale e quella interculturale, si possono considerare soprattutto come modelli teorici, il cinema, al contrario, riesce, in forma di finzione o di documentario, a restituire l’esperienza umana. La crisi del multiculturalismo e i nodi della integrazione degli immigrati sono stati trattati da due filoni molto diversi del cinema europeo: da una parte, le commedie volte a mostrare i lati positivi delle società pluraliste (si pensi a film di successo come Il mio grasso grosso matrimonio greco), dall’altra una filmografia più dura (con capolavori come l’Odio di Kassovitz), che non ha avuto timore di mettere in scena i conflitti e i problemi irrisolti.

Felice Casucci, docente dell’Università del Sannio, ha individuato una questione centrale per riflettere sul nesso Cinema e diritto: proprio dell’arte cinematografica è un dinamismo etico che consente di mettere in luce la dimensione morale del diritto, con un effetto pedagogico che favorisce la creazione di una comunità. In particolare, i film che ripercorrono vicende processuali consentono di dare risposte a questioni che il processo non permette di fare emergere. Inoltre, essi aiutano a ritrovare uno “spazio silente”, lo spazio dell’anima.

Ha chiuso la mattinata la relazione di Lorenzo Chieffi, dell’Università della Campania Vanvitelli, che ha ripercorso alcune modalità con cui il cinema europeo ha affrontato il tema delicatissimo della gestazione per altri.

La sessione pomeridiana è stata presieduta da Pietro Costa, professore emerito dell’Università di Firenze. Gabrio Forti, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto un’analisi del film Vincitori e vinti di Stanley Kramer, mostrando come il cinema consente di svelare l’ideologia del nazismo nelle sue strutture statali e amministrative.

Luigi Lombardi Vallauri ha quindi affrontato il tema del rapporto fra diritti degli animali e cinema. Il cinema è uno strumento irrinunciabile di denuncia della violenza impiegata contro gli animali nelle nostre società, ma anche un mezzo per costruire empatia, favorendo un “animalismo della tenerezza”. Ha chiuso il pomeriggio la relazione di Lidiana Degrassi, dell’Università di Milano Bicocca, su L’industria cinematografica.

La serata al cinema Stensen ha visto una grandissima partecipazione di pubblico. Molte persone non sono riuscite a entrare in sala. L’interesse era ovviamente suscitato dal film Sulla mia pelle, ma anche dalle testimonianze di Ilaria Cucchi e della famiglia Magherini, a cui il pubblico ha voluto fare sentire la sua vicinanza. Sulla mia pelle ripercorre la vicenda dolorosissima di Stefano Cucchi, mostrando l’agonia che ha portato alla morte del ragazzo, il ruolo della famiglia, le responsabilità dei carabinieri e il rapporto con coloro che lo avevano in custodia.

Il film è un esempio eclatante di come il cinema possa fare arrivare al pubblico una vicenda processuale, svelandone il lato umano e creando appunto una “comunità”. Il dibattito iniziale, con Ilaria Cucchi, e quello finale, con Manconi e i familiari di Riccardo Magherini, è stato un momento di riflessione etica e politica, un richiamo all’importanza della vigilanza collettiva sui diritti umani.

Foto: La locandina del film Vincitori e Vinti di Stanley Kramer

 

 

 

 

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