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Cipro, quando è ineguale la misura dell’Europa Opinion leader

L'isola di Cipro è stata un punto di afflusso di capitali prevalentamente russi. Il settore bancario-finanziario è diventato così il volano principale dell'economia, seguito dal turismo. Complessivamente il paese ha esibito un deficit nei conti esteri pari al 6% del prodotto interno lordo mentre i conti pubblici pendevano piuttosto verso valori virtuosi in rapporto ai criteri fissati a Maastricht nel 1992 che limitavano il deficit di bilancio pubblico al 3% del Pil ed il debito pubblico al 60%. Il nirvana della bolla finanziaria entrò in crisi tra il 2010 ed il 2011 essenzialmente a seguito della Guernica imposta da Bruxelles, Berlino e Francoforte alla Grecia. Tuttavia ancora nel 2011, in pieno tsunami greco, il debito pubblico cipriota era del 66%, inferiore a quello della Germania, leader dei paesi detti virtuosi. Queste cifre non hanno alcun significato economico sul piano analitico, le elenco solo per sottolineare la moltiplicità di pesi e misure adottate all'interno dell'UE mostrandone l'incoerenza istituzionale.


Nel 2009 arriva la crisi reale che colpisce il turismo dell'isola, soprattutto quello britannico. Molte imprese non riescono a far fronte ai debiti contratti col sistema bancario. Le banche sono stracolme di soldi russi ma, come vedremo, questo fatto – che ha permesso l'espansione del credito – diventerà un problema. In una situazione di recessione è normale che i conti pubblici si deteriorino perchè diminuisce il gettito fiscale ed aumentano le spese sociali come i sussidi di disoccupazione. Ma il colpo mortale viene dalla crisi greca e dall'assetto delle banche cipriote, assetto che era considerato come un punto di forza da parte delle medesime! Per legge le banche cipriote non possono finanziare le loro operazioni con l'emissione di titoli. Le operazioni di credito devono essere coperte dal valore complessivo dei depositi. Nell'insieme il rapporto tra depositi e crediti è del 100%, il che significa che ci sarebbe copertura completa. Se però guardiamo al rapporto tra crediti ed i depositi effettuati da ciprioti notiamo che è di circa il 200%. Ciò significa che la copertura era in realtà garantita dai depositi effettuati da stranieri, prevalentemente dai russi. I capitali russi usavano Cipro come porta girevole, quindi per assicurare la continuità della loro presenza era necessario garantire una tassazione insignificante, la più bassa dell'eurozona, e dei rendimenti bancari sostenuti.

La crisi greca ha impedito qualsiasi ulteriore quadratura del cerchio. Le banche cipriote erano zeppe di titoli greci. L'implosione imposta alla Grecia da parte dell'UE e di Berlino ha (1) svalutato i titoli pubblici greci, quindi quelli posseduti dalle banche cipriote, (2) riprodotto la situazione greca sui titoli ciprioti. Le banche cipriote hanno quindi subito delle perdite nei lori bilanci in quanto la maggioranza delle loro attività ha subito la drastica svalutazione dei titoli greci soprattutto con l'avvento del default di Atene l'anno scorso. Lo Stato cipriota è interventuto a sostegno del sistema bancario, come è successo ovunque, ed i titoli sul debito cipriota hanno subito lo stesso deterioramento di quelli greci. Le banche cipriote hanno cercato disfarsi dei titoli greci acquistando titoli più sicuri ma con rendimenti molto bassi. Il non fallimento delle banche cipriote dipendeva dall'afflusso e dalla permanenza dei capitali esteri (russi). Ma con rendimenti bancari bassi e con i titoli pubblici greci ormai tossici, la continua presenza russa diventava sempre più problematica. . Così mentre lo Stato cipriota si assumeva sempre di più la difesa delle banche, i conti pubblici si deterioravano senza per questo ridurre la prospettiva di fallimento delle banche, prospettiva dovuta alle perdite in corso e ad un possibilissimo deflusso di soldi dai depositi bancari..


In tal modo la copertura dei crediti con le somme dei soldi depositati è diventata un cappio che si è stretto inesorabilmente intorno all'economia cipriota. Il sostegno pubblico sarebbe stato in ogni caso del tutto insufficiente perchè, come già in Islanda, i valori bancari, superavano di gran lunga il reddito nazionale cipriota. Ne consegue che a qualsiasi livello di partenza del debito pubblico, assai basso peraltro, la spesa necessaria avrebbe raggiunto proporzioni gigantesche senza risolvere nulla. Pertanto un salvataggio (bail out) sarebbe  stato necessario anche con un piccolo livello iniziale di debito pubblico. Il nodo scorsoio del cappio con cui si stava impiccando Cipro, complici tutte le forze politiche del paese il cui Presidente era, fino a pochi mesi fa, del partito comunista Akel, era già nel 2011 irrimediabilmente stretto intorno al collo del paese. Nel 2012 col default greco la stretta diventa mortale.

A questo punto  è possibile valutare il modo con cui sono stati concessi i 10 miliardi di euro per il salvataggio del Paese. Il capitale russo presente (e di passaggio) a Cipro è periferico rispetto agli interessi del capitale europeo che si articola su Berlino, Bruxelles, Parigi. Far pagare al capitale russo è accettabile. Infatti, dopo il fallito tentativo di ripartire il contributo dei detentori di depositi con una tassa del 6% sui conti inferiori ai 100 mila euro e del 9% su quelli superiori ai 100 mila,  la soluzione è stata di tassare quest'ultimi. I termini non sono ancora chiari ma si pensa che l'imposizione richiesta dalla Troika sarà intorno al 30% cui si dovranno aggiungere altre perdite dovute al congelamento di una parte delle somme racchiuse in questi conti. Questa volta pagheranno i ricchi si è detto. E' vero che i ricchi (moltissimi dei quali sono russi) dovranno pagare ma ciò non libera la popolazione cipriota da un programma di austerità e di privatizzazioni di tipo greco. Si può star certi che la disoccupazione, che dal 2010 al 2012 è passata dal 7% al 15%, raggiungerà in breve tempo livelli greci e spagnoli, cioè oltre il 25% della forza lavoro. L'austerità nei confronti del popolo rimane pertanto l'asse centrale delle politiche di Bruxelles e della BCE.

La vicenda cipriota fa risaltare nitidamente le gerarchie non codificate all'interno dell'Unione europea e specificatamente all'interno dell'eurozona. Nel caso di Cipro Mario Draghi ha deciso di bloccare qualsiasi richiesta di liquidità trasformando in certezza la probabile insolvenza del sistema bancario del paese. Come è stato osservato dai corrispondenti economici della BBC il veto di Draghi ha tolto a Cipro ogni potere di trattare con Bruxelles, sebbene fosse improbabile che, impelagati come erano con gli interessi bancari e dei capitali russi, i delegati ciprioti avessero delle idee credibili su come affrontare la crisi

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