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Circolari migranti, rientro alle 20 e controllo dei pacchi, scoppia la polemica Breaking news, Cronaca

Firenze – Le due circolari provenienti dalla Prefettura fiorentina, che dispongono il rientro nei centri di accoglienza alle 20 di sera e il controllo dei pacchi ricevuti (controllo che dovrebbe essere eseguito dagli stessi operatori sociali) fanno scoppiare la bagarre. Dopo la denuncia della Cgil, che aveva già commentato ieri a caldo, “Si rischia di produrre ulteriore esclusione e di alimentare la spirale di odio e paura che sta alla base dell’insicurezza sociale. Gli operatori sociali si trovano ad affrontare compiti per loro impropri all’interno di strutture che mutano la loro natura”, giunge anche la nota del presidente della Regione Enrico Rossi, che invitando la Prefettura a rivedere le circolari, dice: “Contenuti e forma mi paiono inopportuni sul piano costituzionale. È un terreno molto delicato che riguarda le libertà fondamentali di uomini e donne presenti sul territorio nazionale. In gioco ci sono la libertà personale, quella di circolazione, quella della segretezza della corrispondenza che possono essere oggetto di limitazioni solo attraverso provvedimenti da parte dei magistrati”. 

Ma ecco di cosa si parla: dal 1° novembre 2018 i richiedenti protezione internazionale ospiti delle strutture (Cas) dovranno rientrare entro le ore 20 e permanervi sino alle ore 8 successive.  Fino a due mesi fa, come richiamano alla mente dalla Cgil, si parlava solo di rientro notturno. Poi, in un’altra circolare si indicavano le ore 23 come orario di rientro. Con la nuova disposizione, ogni allontanamento al di fuori del predetto orario sarà ammesso soltanto previa autorizzazione della Prefettura stessa, “qualora ricorrano motivate e straordinarie esigenze”.

Non solo. Sempre ai gestori e sempre dalla Prefettura giunge anche un’altra circolare, che riguarda questa volta i pacchi acquistati on-line dai richiedenti asilo e consegnati dai corrieri nelle strutture di accoglienza. I gestori, spiegano dal sindacato, ora sono invitati a disporre che i pacchi siano aperti alla presenza degli operatori, sia “per ragioni di sicurezza” sia “per verificare che gli acquisti siano compatibili con la situazione economica dell’ospite”. E se risultano acquisti “spropositati”, precisano dal sindacato,  “si dovrà chiedere ragione agli interessati, mentre qualunque circostanza meritevole di approfondimento deve essere riferita alla Prefettura e alle forze dell’ordine”.

Insomma, una serie di operazioni di limitazione e controllo che riguardano entrambe le categorie, sia quella dei migranti residenti nei Cas, sia gli operatori. Infatti, mentre per i primi si tratta di limitare le proprie attività e sottoporsi a controlli sulle proprie spese, per gli operatori, come stigmatizza la Cgil, “si tratta di adempiere a nuove responsabilità e di mettere in atto funzioni di controllo” che vanno al di là dei compiti degli educatori sociali. Nuovi adempimenti che vanno “nella direzione opposta a quella dell’inclusione. Gli operatori sociali si trovano ad affrontare compiti per loro impropri all’interno di strutture che mutano la loro natura. Ci pare un intervento disciplinare che, nel tentativo di governare una società frammentata e sempre meno coesa, rischia di produrre ulteriore esclusione e di alimentare la spirale di odio e paura che sta alla base dell’insicurezza sociale. Continuiamo a essere convinti che le comunità locali debbano essere coinvolte nei servizi di accoglienza a partire dalle Amministrazioni comunali e dai loro Sindaci, per uscire dalla gestione emergenziale e costruire servizi di accoglienza ordinari”.

Il governatore toscano aggiunge, nella nota di commento: “Dalle circolari emerge una tendenza ad affrontare la questione dei flussi migratori come problema di decoro e ordine pubblico, trascurando una concreta gestione dell’immigrazione: insegnamento della lingua italiana, conoscenza dei principi della Costituzione, politiche di integrazione, opportunità di lavoro”. 

«Siamo – afferma il presidente – in un tempo triste in cui, in più province italiane, enti locali e organi di governo conducono esperimenti di biopolitica, che alludono più alla nostra cattiva coscienza che al rapporto con le leggi. Non potendo operare apertamente una discriminazione degli stranieri e delle nuove minoranze, escogitiamo provvedimenti al limite della costituzionalità e dei diritti universali, iniziative che in modo subliminale esprimono la ricerca del ‘capro espiatorio’». 

“Perché persone libere che non hanno commesso alcun reato devono stare rinchiuse dalle 20 alle 8, quasi fossero in carcere? La loro colpa è nel colore della loro pelle? – chiedono i consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti – nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali, il ministro Salvini vuol forse festeggiare con nuove disposizioni razziali?”.

Continua la nota: “Gli immigranti dei centri di accoglienza fiorentini la sera frequentano corsi di lingua, sono attivi nel volontariato, giocano a calcetto e pallavolo, frequentano lezioni di teatro e musica. Con le sue disposizioni la Prefettura, ossia Salvini per interposta persona, sta dicendo no a tutto questo”. I consiglieri chiedono “un immediato incontro con il Prefetto e l’apertura di un Tavolo in Prefettura con le istituzioni per rimettere in discussione queste odiose e incomprensibili disposizioni”.

“L’ordinanza sta creando disperazione ed esasperazione, i ragazzi chiedono che gli sia spiegata la ragione di queste misure restrittive delle libertà personali, che vengono imposte a persone che ovviamente non hanno commesso alcuna infrazione o reato. E questa misura, in vari casi, impedirà loro anche di lavorare – continuano i consiglieri – alcuni di questi ragazzi, per esempio, avrebbero dovuto fare la raccolta delle olive ma ora non potranno farla, dato che avrebbero necessità di uscire alle 5 e invece sono incarcerati fino alle 8 del mattino”.

 

 

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