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Città d’Arte e Turismo, perché la legge per Venezia non basta a Firenze Breaking news, Dibattito politico

Firenze – Riceviamo e pubblichiamo da Grazia Galli, Progetto Firenze:

“E’ inutile stracciarsi le vesti. L’Onorevole Pellicani ha semplicemente colto la palla per fare quello che ci si aspetterebbe sempre dalla politica: rispondere alle necessità delle persone. Certo per farlo occorre essere consapevoli dei bisogni reali del territorio che si rappresenta, disposti ad affrontare conflitti anche con le proprie legittime ambizioni, concepire il lavoro non “sul” ma “con” il territorio, lavorare in squadra con umiltà per far emergere i punti comuni, piuttosto che accentuare le contrapposizioni.

La normativa approvata alla Camera con l’emendamento Pellicani ha indubbiamente il merito di affermare la possibilità per il Comune di Venezia di introdurre regole nel settore degli affitti brevi, anche distinguendo una specifica categoria d’uso differente dal residenziale propriamente detto. Qui però ci si ferma, perché se si può già prevedere che la norma possa essere estesa a tutte le città d’arte nel prossimo passaggio in Senato, va detto che ogni città ha il suo contesto. Applicare la norma così com’è – cosa che, va detto, richiede l’adozione di uno specifico regolamento da parte di ciascun Comune – può avere forse qualche impatto a Venezia, perché lì il Comune ha già inziato a regolamentare la ricettività extralberghiera definendo in una certa misura la categoria d’uso residenziale turistica. A Firenze, invece, tutto il settore manca di una specifica normativa, tant’è che degli oltre 40 mila letti dati ufficialmente come disponibili nell’extralberghiero a fine 2021, “solo” 20 mila sono in appartamenti dati in affitto breve. Dei restanti 20 mila, tolti camping e residence, ben 15 mila fanno capo a B&b, affittacamere e pensioni, che per la legge regionale toscana possono svolgersi in immobili residenziali, sottratti anch’essi alla disponibilità abitativa di lungo termine.

C’è poi un altro punto fondamentale: a differenza di Venezia, Firenze non è un’isola. Al contrario, è il capoluogo di una vasta e continua area metropolitana su cui si vanno rapidamente estendendo sia l’offerta ricettiva sia la tensione abitativa di Firenze. In un contesto come il nostro una regolamentazione ha senso solo se se ne prevede un ambito di applicazione almeno metropolitano, se non addirittura regionale. Con restrizioni zonali, o comunali, i rischi di averne un ritorno più in danni che in benefici sono enormi. Limitare la ricettività a Firenze e non a Campi Sesto o Bagno a Ripoli, ad esempio, significa spingere una parte dei turisti ad andare a dormire in questi Comuni, nelle cui casse verseranno la tassa di soggiorno, anche se poi continueranno a trascorrere le loro giornate a Firenze usufruendo di servizi cui non contribuiranno più. Guardando poi le cose dal punto di vista di chi a Firenze risiede, lavora, o vorrebbe poterlo fare, l’impatto sulla qualità della vita e sui costi delle locazioni non può che andare a peggiorare con una regolamentazione ristretta ad alcune zone. Sia la norma Pellicani, sia la proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal Sindaco Nardella rinunciano in partenza a regolamentare attività ricettive già in essere, dimostrando in questo la mancanza di una visione di prospettiva sia sotto il profilo urbanistico sia sotto il profilo dello sviluppo socio-economico.

Limitare le restrizioni agli affitti brevi ad alcune aree, o ai nuclei storici come nella proposta Nardella, ne incentiverebbe la diffusione nelle aree circostanti, riproponendovi i problemi. Viceversa, introdurre limiti ristretti ad aree come il centro storico di Firenze, dove, in aggiunta alle già abbondanti attività ricettive di ogni tipo, Insideairbnb localizzava a marzo 2022 ben 6106 annunci per interi appartamenti in locazione breve (degli oltre 7850 presenti in tutto il Comune), rischia di avere come effetto principale quello di consolidare il fenomeno della rendita. Il disegno di questa norma, se davvero la si vuol concepire a tutela dei residenti e delle attività produttive, che già ora fanno enormi fatiche a sostenere canoni di locazione più alti che altrove, va certamente ripensato, magari confrontandosi anche con i residenti e non solo con tecnici e stakeholders.

E’ chiaro, infatti, che per un’iniziativa diretta al Parlamento che si proponga di regolamentare una volta per tutte l’intero settore delle locazioni brevi serviranno tempi lunghi e, soprattutto, una maggioranza di nuovi eletti disposti a sostenerla. Per non farsi trovare impreparati ancora una volta, però, sarebbe quanto mai importante agire rapidamente sulle norme regionali, inserendo anche nella legge toscana di governo del territorio una categoria d’uso residenziale temporanea a fini turistici ed escludendo l’esercizio ricettivo extralberghiero al di fuori degli immobili così classificati. Un obiettivo politicamente coraggioso, di cui auspichiamo il Sindaco di Firenze e della Città Metropolitana voglia farsi promotore in Regione, trovando nel sostegno della sua squadra e dei cittadini della Grande Firenze la forza di imparare dagli errori”.

Grazia Galli
Progetto Firenze

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