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Città sottili e mondi di cartone STAMP - Azienda

Siamo nel cuore del distretto cartario, perché non pensare a interventi “effimeri”, reversibili e riutilizzabili? Nasce così, nel ’99, da un’idea che sembrava un gioco, una provocazione, il progetto “Città sottili”. Ovvero oggetti di arredo che si usurano, invecchiano, si sciupano un po’ e proprio per questo diventano sempre più belli. Il motore del progetto è Lucense, una società consortile con la mission dell’innovazione, che aggrega enti pubblici e privati. La mente creativa, quella dello studio di architettura Pietro Carlo Pellegrini. E quell’idea lontana oggi è diventata una newco: Lucense insieme a Nest investimenti, un gruppo di Businnes angels, ha dato vita a “55100”. Una società che sembra un prefisso, e lo è perchè corrisponde a quello di Lucca. Lucense mantiene la maggioranza assoluta (il 90% delle quote), Nest aggiunge le proprie competenze imprenditoriali nell’ambito della comunicazione. Obiettivo: progettare e commercializzare elementi di arredo e allestimenti in cartone.
“Siamo partiti dalla produzione locale, tubi e cartoni per imballaggi e ci siamo posti l’obiettivo di reinventarla, comunicando anche questi nuovi usi imprevedibili” spiega Piera De Luca, responsabile per Lucense del progetto. Città sottili parte nel 2001 con una prima biennale dedicata alle installazioni outdoor. Inizia il coinvolgimento di grandi designer come Michele De Lucchi che proporrà il suo “albero di cartone”. Nel 2003 è la volta delle “sedute di cartone”, dove questo materiale mostra anche tutta la sua durezza e resistenza; nel 2005 arrivano le lampade e le pareti. Città sottili nel tempo coinvolge progettisti e studi di architettura di fama internazionale: da Ettore Sottsass, a Italo Rota, Deszo Ekler e altri ancora. Comincia dunque a prendere vita quella galassia che poco tempo dopo legherà il mondo della produzione e trasformazione della materia prima, a quello della ricerca, della comunicazione, della creatività. Perché nel 2006 il mercato esplode. Grazie all’incontro con Oliviero Toscani e il suo laboratorio, La Sterpaia, Città sottili definisce un accordo con Manas, azienda italiana leader nel settore delle calzature, per l’allestimento di nuovi punti vendita. Nasce così il negozio di cartone. In poco tempo ne sorgono a decine: In Italia, a Cagliari, Carbonia, Riccione. E poi all’estero: a Londra, in Carnaby street, e poi a Mosca, Pechino. Insomma, in tutte le capitali che contano. Poi partecipano alla Triennale di Milano nel 2008 e allestiscono un intero padiglione di 1400 mq per la partecipazione a Vinitaly della Regione Umbria. Il cartone viene lavorato dalle aziende (tutte di piccola dimensione) in modo artigianale con specifiche tecniche stabilite da Lucense. Le tecnologie di taglio laser lo esaltano, mostrando caratteristiche altrimenti inespresse. Le colle a base vinilica ne fanno un prodotto riutilizzabile al 100%, senza contare poi che il cartone si può riciclare per ben sette volte. E dunque bellezza e sostenibilità ambientale.
La ricerca però non si ferma. “Il limite del cartone, com’è evidente, è la sua vulnerabilità, la nostra idea oggi è quella di accrescere il suo ciclo vitale abbinandolo con materiali come il legno e il carbonio”. Ovvero, ancora leggerezza, ma destinata a resistere al tempo per diffondere “Città sottili” in Italia e anche più in là.
 

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