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San Gimignano, 88 figli di immigrati cittadini onorari Foto del giorno

San Gimignano (Siena) – Ottantotto figli di immigrati residenti nel territorio da oggi cittadini onorari di San Gimignano. E’ quanto sancito dalla delibera del consiglio comunale votata all’unanimità nella seduta odierna che si è svolta in via del tutto speciale e in sessione aperta nella palestra dell’Istituto Comprensivo Folgore da San Gimignano. Ad assistere al consiglio comunale sono stati gli studenti che hanno poi presentato degli elaborati e delle testimonianze sui temi della convivenza tra i popoli, la pace e l’accoglienza. Agli 88 figli di immigrati sono stati poi gli attestati di cittadini onorari di San Gimignano. Soltanto dopo amministratori e alunni si sono spostati in Piazza delle Erbe per l’intitolazione per l’anno 2014-2015 al tema dei Diritti Umani dell’Infanzia. Ad essere inaugurata una targa commemorativa con dedica “Ai diritti dei bambini in una terra senza confini”. Così San Gimignano ha celebrato oggi la Festa della Toscana.

«San Gimignano, in quanto Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco – ha sottolineato il sindaco Giacomo Bassi – sente il bisogno, il peso e la soddisfazione di essere una città che deve parlare al mondo. Forti di questo status vogliamo dire al mondo che se non ci sono diritti per i bambini, se non c’è infanzia protetta, non c’è futuro per l’umanità. Noi abbiamo fatto due gesti simbolici ma di grande significato etico per diffondere il messaggio che i bambini nati in Italia da immigrati sono italiani e sangimignanesi a tutti gli effetti. Ci aspettiamo che il Parlamento – ha concluso Bassi – riconosca loro il superamento dello Ius Sanguinis e si possa finalmente approvare una legge fondata sullo Ius Soli che riconosca pieni diritti di cittadinanza a questi ragazzi» .

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Alla cerimonia è intervenuta anche Maria Emanuela Visconti Griccioli rappresentante dell’Unicef che ha evidenziato: «Questa targa va al cuore del problema mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza: se vogliamo un futuro migliore per tutti incominciamo dai nostri figli e da quelli degli altri. Insegnando loro che siamo una comunità possiamo dare una mano alla nostra civiltà».

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