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Classi affollate ed edilizia: bilancio di fine anno della scuola in Toscana Società

Senza dubbio colpisce subito il numero elevato degli alunni per classe. In molti istituti superiori di Firenze si arriva fino a 30 alunni, in Provincia, fino a 34. In una scuola di Fucecchio, addirittura, all’inizio dell’anno scolastico, in aula c’erano 41 alunni! Classi, dunque, molto affollate con la presenza, talvolta, anche di uno e spesso anche di due ragazzi disabili.
“Il massimo affollamento ipotizzabile nelle aule scolastiche è di 26 persone, 25 alunni più un insegnante – spiega il dirigente scolastico Mario Bosco – E in ogni caso, se si tratta di scuole dell'infanzia, primarie o secondarie di primo grado, ogni persona presente deve avere a disposizione 1,80 metri quadri netti. Il parametro minimo sale a 1,96 metri quadri netti se si tratta di scuole secondarie di II grado. Sono questi i criteri in base ai quali dovrebbero essere rilasciati i certificati di agibilità delle scuole. E che spesso invece non sono rispettati”.
Alle aule affollate si uniscono spesso anche i seri problemi dell’edilizia scolastica. All’istituto alberghiero Buontalenti di Firenze, ad esempio, a giugno scorso è crollato un soffitto. “Questa estate – rivela Francesco Di Pace, il vicepreside dell’istituto- è stato riparato il tetto ma abbiamo ancora molti problemi insoluti: il cancello non funziona e rimane sempre aperto e, in questo modo, chiunque può entrare, la palestra, quando piove, si riempie di acqua, le cucine andrebbero rifatte”.
Gli studenti del Buontalenti, a loro volta, si lamentano e denunciano: “La struttura è fatiscente, dato che risale al 1968 e da allora è stata lasciata andare. Le sale di ristorazione sono usate come aule, le scale antincendio sono arrugginite”.
I ragazzi sono arrivati a protestare sotto la sede della Provincia. Per ora hanno ottenuto una visita dell'assessore all'edilizia scolastica Giovanni Di Fede che, accompagnato da tecnici e funzionari della Provincia, è andato a verificare le condizioni dell'istituto. “Le risorse per ristrutturare la scuola- dice l'assessore- ci sono ma non possono essere usate: il Patto di stabilità impedisce di superare un certo tetto di spesa”. Una risposta che non soddisfa né convince gli studenti del Buontalenti, che condividono il destino con tanti compagni di Firenze. In città 42 edifici su 110 necessitano di interventi, per un totale di 20 milioni di euro di spesa.
Inoltre le scuole sono senza più liquidità, indebitate a causa di leggi sbagliate e per pagare i conti del Miur che poi non rimborsa. C’è poi il problema delle visite fiscali. “Prima ci hanno obbligato a mandare le visite fiscali a tutti- spiegano i dirigenti scolastici- dicendo che erano gratuite e poi è uscita la sentenza che erano da pagare con effetto retroattivo di 3 anni”.
In molti istituti si finisce per chiedere un contributo alle famiglie e, talvolta, sono gli stessi studenti che si fanno venire delle idee: cene o feste per aiutare le loro scuole.
“E’ sbagliato e ingiusto- puntualizza, a questo proposito, l’avvocato Corrado Mauceri, coordinatore di ‘Sinistra per la Costituzione’- perché si rischia di creare una discriminazione tra le scuole. Ci saranno così le scuole di serie A, se i genitori possono pagare, e quelle di serie B. La scuola, invece, deve essere pubblica, gratuita e uguale per tutti”.
Sulla fotografia impietosa della scuola toscana non è, però, d’accordo Angela Palamone, direttore generale Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana- che afferma: “Quest’anno siamo riusciti ad evitare ulteriori tagli agli organici. La situazione non è poi così drammatica, soprattutto se si fa il confronto con altre regioni. Ci sono anche molti aspetti positivi: ad esempio, in provincia, a Prato, a Siena e a Lucca, ci sono ottimi esempi di integrazione e di accoglienza dei bambini stranieri, a Marciana, all’isola d’Elba, c’è, poi, un bellissimo progetto in una scuola elementare nei confronti di una bambina non vedente. Sono riusciti persino a farle fare immersione subacquea insieme alle sue compagne!”.
“Il vero problema- continua la Palamone- sono i docenti perché sono demotivati. Bisognerebbe investire di più sulla formazione, sull’aggiornamento. Oggi il ruolo dell’insegnante è tenuto in poca considerazione dalla società. E’ necessario ripartire da lì e rimettere al centro dell’interesse di tutti proprio la scuola”.

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