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Claudio Morganti: due spettacoli al Fabbricone di Prato Spettacoli

Quando si parla di Claudio Morganti, si parla dell'eccellenza del teatro italiano. Un attore che ormai da trent'anni lavora nell'ambito teatrale, portando avanti una sempre viva e radicale ricerca di pensiero, che guarda, principalmente, alla figura umana, alle sue debolezze e ai suoi sentimenti sovrani: la paura, l’amore, l’odio, la gelosia, la follia. Morganti compie sempre scelte controcorrente, confrontandosi criticamente e ripensando i grandi del passato: dai maestri delle avanguardie russe fino a Samuel Beckett, Harold Pinter e gli altri “grandi” della modernità teatrale. Questo suo continuo lavoro di dialogo con i grandi del passato è perfettamente rappresentato dai suoi due spettacoli in scena al Fabbricone di Prato, a partire da "Il capitano, la donna e il soldato", che viene da un precedente studio sul Woyzeckuno dei testi più enigmatici e insieme più rivoluzionari della letteratura mondiale, ad opera di Georg Büchner.

Woyzeck, tragica storia di omicidio basata su un fatto vero, è un lavoro teatrale dello scrittore tedesco Georg Büchner, scritto tra il 1836 ed il 1837 e rimasto incompiuto a causa della morte dell'autore. Apparso la prima volta nel 1879, 42 anni dopo la morte di Büchner, è stato variamente completato, ad opera di diversi scrittori, e tradotto in molte lingue. Il testo di Büchner, anche per la sua incompiutezza e frammentarietà, non concede nulla alla lettererarietà e aderisce totalmente, con assoluta e radicale coerenza, al grado zero dell'esperienza vitale e del disperato e disarmonico dialogo che la dice. In questo senso, l'opera di Morganti si rifà fedelmente all'originale: si spiegano così le fratture, le volute ripetizioni o riprese di termini, i silenzi, talora una certa amplificazione colloquiale, che rendono perfettamente l'antiletterarrietà del discorso teatrale, che mai come in questo testo (e in questo spettacolo) viene a coincidere con il disordine della vita.

A proposito del proprio spettacolo, Morganti dice:

È un lavoro che vogliamo condividere in stretta vicinanza col pubblico. Quanto più gli spettatori sono vicini alla scena, tanto più è necessario agli attori sostare strenuamente in un'idea di solitudine.
Confidiamo nel simulare, nonostante i ravvicinati sguardi.

 

E cosa vuole che i suoi attori simulino? Ce lo dice subito dopo: "Solitudine. Fuga dal naturalismo. Ritmica dei silenzi. Dilatare il tempo e asciugare l'immagine per isolare quegli attimi in cui l'uomo si rivela. Simuleremo, attraverso una forma iperrealista, una realtà che non esiste (quella del testo)". E cosa significa "simulare"? " Simulare: fingere con arte ciò che realmente non è. Gli attori sono simulacri". In Morganti troviamo condivisa in pieno l'intuizione geniale di Büchner per quanto riguarda il reale, che gli impedisce di credere in qualsiasi consolatoria totalità armoniosa, nella quale le sofferenze individuali possano comporsi in un significato superiore.

Anche la "Scimmia", altro spettacolo di Morganti in cartellone al Fabbricone di Prato, rappresenta un altro studio sul capolavoro di Büchner. Stavolta protagonsiti sono due personaggi minori dell'opera: l’imbonitore e la scimmia (ovvero il ciarlatano che manipola la scimmia – uomo, facendole fare ciò che vuole), che vengono traslati ai giorni nostri. Ma quando si sposta il tempo è necessario spostare anche il linguaggio e soprattutto i temi e il tema di Scimmia, come ci viene detto nella scheda di presentazione dello spettacolo, è il genere umano, il suo passato, il suo presente, il suo futuro. 

L'omologazione che ha investito anche il sistema teatrale ha relegato Morganti a una posizione molto periferica, ma da ‘minoritario’ del teatro l’attore ha saputo mantenere alta la sua ricerca, continuando a proporre una riflessione sul teatro e sull’arte della recitazione quasi unica nel panorama italiano.

Segnaliamo anche, domenica 10 febbraio alle ore 18, l'incontro con Claudio Morganti a Officina Giovani. Moderazione e trasmissione in diretta a cura di Radio Spin. Ingresso libero 

13/14 febbraio | ore 21.00 | Fabbricone
IL CAPITANO, LA DONNA E IL SOLDATO (da Woyzeck)
di Claudio Morganti
drammaturgia Rita Frongia
con Gianluca Balducci (Woyzeck), Rita Frongia (Marie), Claudio Morganti (Il capitano)
luce Fausto Bonvini
regia CLAUDIO MORGANTI

16/17 febbraio | sabato ore 21.00, domenica ore 16.00 | Fabbricone
SCIMMIA
di Claudio Morganti
drammaturgia Rita Frongia
con Claudio Morganti, Francesco Pennacchia
regia CLAUDIO MORGANTI

INFO: http://www.metastasio.it/it/stagione/cartellone.asp
  

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