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Co.Mark, i vini DOP toscani conquistano la Cina Economia, STAMP - Azienda

Co.Mark - I vini dop toscani conquistano la Cina

Verona  – L’export toscano torna a decollare grazie al business globale del vino: è quanto emerge dallo standing positivo e dalla recensione sui mercati internazionali evidenziati da OperaWine, l’evento realizzato da Vinitaly a Verona che riunisce 300 operatori e buyer provenienti da 13 Paesi.

Il grande tasting del vino ha visto primeggiare la Toscana con ben 47 produttori selezionati, seguita da Veneto e Piemonte, le tre regioni che rappresentano oltre il 68% dell’export Made in Italy.

Con le fiere riparte la domanda negli Usa e si ampliano le richieste anche in Cina: secondo i commenti e i dati dell’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor, si sta verificando un incremento degli ordini di vino nei due Paesi chiave del mercato.

Negli Stati uniti l’import di vino è cresciuto mediamente del 20%, ma il vero boom riguarda soprattutto il mercato cinese, che fa registrare una vera e propria impennata, con un +98% di ordini dal Belpaese.

I vini italiani più richiesti sono sicuramente quelli di fascia premium: i fermi importati ammontano all’85%, facendo salire il valore dell’export italiano a 538 milioni di euro, seguito a ruota soltanto dalla Francia con 534 milioni di euro.

I consumatori cinesi si mostrano particolarmente attenti alla salute e alla qualità dei loro acquisti: a evidenziarlo sono i dati del China Consumer Report riportati da Co.Mark, società del Gruppo Tinexta, leader nei servizi di Temporary Export Management per l’internazionalizzazione.

L’indagine mette in luce un cambiamento di abitudini nella scelta degli investimenti: in particolare, tra i consumatori cinesi si verifica un passaggio sempre più netto dai prodotti di massa a quelli premium, che favorisce gli acquisti di nicchia, soprattutto nel settore food & wine.

Se – aggiunge Comark nei suoi commenti ai dati dell’indagine – le esportazioni verso la Cina già da qualche anno sono aumentate del 6,35%, generando un fatturato di 11 milioni di euro, si ampliano al tempo stesso i settori coinvolti, soprattutto per il sempre maggiore utilizzo dei canali digitali.

DOC e DOCG in Cina: le opinioni su scenari futuri
Tra i settori in crescita rilevati quello del vino sembra essere il più proficuo sul mercato cinese, soprattutto grazie alla sempre più accentuata digitalizzazione delle imprese.

ll mercato dell’e-commerce nella Repubblica Popolare Cinese genera oggi un fatturato di 615 milioni di dollari, pari a quello di Europa e Usa messi insieme: nelle recensioni il Chianti risulta tra i brand italiani più richiesti nelle piattaforme online per l’agroalimentare della Cina, un segnale importante da cogliere per l’export italiano.

Più della metà della produzione certificata DOC e DOCG della Toscana oggi vola sui mercati esteri e rappresenta circa il 19% dell’export dei vini DOP fermi nazionali.

Se da una parte si conferma la centralità di Paesi come Stati Uniti e Germania, capaci ancora di assorbire il 50% del mercato sia in termini di volume che di valore, dall’altra la Cina, insieme all’Estremo Oriente, guadagnano quote sempre più importati.

Il fatturato del vino italiano in Cina – a quanto emerge dai dati evidenziati nella recensione di Co mark Spa – ammontava a 5,6 miliardi di euro già qualche anno fa, portando nelle casse delle cantine italiane più di 120 milioni di euro.

In lieve progressione negli ultimi anni anche le vendite export del Giappone, aumentate dal 2,7% al 3,2%, cresce notevolmente inoltre la domanda di Hong Kong, Singapore e Taiwan.
Non mancano però le criticità, da quanto si legge nei commenti di Comark: oggi – aggiunge l’azienda – secondo le elaborazioni della Fondazione Italia Cina e del CeSIF, le principali problematiche che emergono nell’esportare in Cina riguardano in particolare la violazione dei diritti di proprietà intellettuale (23,76%), le differenze linguistiche (22,21%) e culturali (20,21%). A queste si aggiungono la difficoltà di individuare partner locali appropriati (18,92%) e la burocrazia (16,67%).

Opinione che conferma la necessità di sviluppare nuove competenze per l’internazionalizzazione: l’export toscano ha il potenziale per proseguire la sua crescita e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri, ciò che serve è un cambio di passo sugli investimenti, con particolare attenzione al digitale e alla ricerca e sviluppo, settori fondamentali per aumentare la competitività delle piccole e medie imprese.

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