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Codice rosa: al centro c’è la vittima della violenza Società

Pistoia – Le azioni a tutela della violenza di genere possono, anzi devono obbligatoriamente essere dirette in tre ambiti : prevenzione, formazione ed azione. Tre azioni imprescindibili ed estremamente collegate. I dati dell’Osservatorio regionale toscano hanno messo bene in evidenza quanto siano indispensabili sopratutto azioni comuni e strettamente correlate, in sinergia tra loro per favorire e permettere l’emersione di tutti quei fatti, o fenomeni che dir si voglia, che si riconducono alla violenza. Che sia diretta alle donne, che sia diretta all’intera popolazione.

“Codice rosa bianca” , più  comunemente conosciuto come “Codice rosa”, non interviene solo nei casi di violenza alle donne, agisce a tutela di tutti, nell’ambito ospedaliero, presso il Pronto soccorso, laddove si arriva quando la violenza è stata perpetuata ed ha prodotto danni fisici evidenti e di chiara matrice. Ed è lì che scattano tutte quelle misure necessarie proprio a tutela della persona che viene messa, così, al riparo, al sicuro, in una sorta di stanza protetta, a differenza di altri ingressi per altre cause.

La persona vittima di violenza finalmente ‘messa al centro’,  lasciata libera di decidere ma sostenuta, come si rende necessario, nella sue scelte. Sono tante le Associazioni ed i Centri Antiviolenza, legati o meno da “reti”, così si usa dire, e sono una realtà importante per tutto quel lavoro di divulgazione dell’educazione di genere, per la prevenzione sia nelle scuole che nei centri di ascolto e per essere quel luogo dove poter trovare anche importante protezione.

La Regione toscana si è mossa da tempo sul tema della violenza, attraverso sinergie con queste associazioni e con la commissione pari opportunità ed è stata la prima Regione a credere ed ad istituire un ” Codice rosa ” in ospedale che prevede un percorso sinergico ed omogeneo a tutela delle vittime di violenza. Un servizio che ha dato buoni frutti, ideato nel 2010 da Vittoria Doretti, medico anestesista della ASL9 di Grosseto, è, come gli altri, un codice vero e proprio di accesso al pronto soccorso, ma assegnato ai casi dichiarati (o sospetti)  di abuso, maltrattamento, violenza sessuale, attraverso il quale le vittime di ogni età, genere e orientamento sessuale, che accedono al pronto soccorso in seguito a violenza subita, ricevono assistenza medica e psicologica e possono intraprendere, a seconda dei casi specifici, e su espressa volontà, percorsi assistiti di uscita dalla violenza e testimonianza alle forze dell’ordine.

Un progetto che, visti i risultati ottenuti, ha visto nel tempo la volontà della politica a volerlo rendere nazionale e non più solo locale o occasionale, in modo da sostenere e seguire a tutti i livelli persone che si trovano in uno stato di vulnerabilità. L’emendamento su ” Codice rosa” presentato dal Pd a firma dell’on. Fabrizia Giuliani, approvato sia dalla Camera che dal Senato, ha perseguito proprio questo intento, trovando ampio consenso , possiamo dirlo ‘ epocale’ , in parlamento anche in gruppi politici diversi, quello di rendere applicabile ed omogeneo questo progetto a livello nazionale.Ed è bene chiarire quanto dica esplicitamente “la vittima -può- procedere a denuncia, ma su libera scelta”.

È del 1996 la nuova legge sulla violenza sessuale. Una legge giovane, appena maggiorenne. Prima di allora il reato di stupro era ancora regolato penalmente dal codice Rocco dei tempi del fascismo ed era considerato un reato contro la morale. Non dobbiamo rimanere stupefatti o inorriditi se ancora oggi le donne hanno ancora così tanta paura ad agire per la loro tutela ed incolumità.

Il cambiamento culturale è in atto e grazie all’impegno di molti sta iniziando a dare i suoi frutti, quelli buoni e sani ed il Governo ha dato finalmente un grande segnale di sensibilità per questa importante tematica. I dati sono sotto gli occhi di tutti, e per quanto riguarda la Toscana sono contenuti nell’Osservatorio regionale, dati che parlano chiaro.

Di recente nella provincia di Pistoia, è stato svolto un seminario, supportato dalla Regione Toscana, proprio sul tema della violenza, più che altro delle sue origini, cause e possibili soluzioni per contrastarlo. Anses, associazione nazionale stress e salute, con sede a Pistoia e diffusa attraverso i suoi sportelli nelle principali città italiane, attraverso il coordinamento e la supervisione della Presidente Sabrina Ulivi, Psicoterapeuta, Psiconeuroimmunologa, con questo seminario ha inteso creare vari momenti di formazione, informazione e confronto presso la sede Uniser di Pistoia, con la presenza di professionisti nelle varie discipline: avvocati, magistrati, medici, sociologi- epigenetisti, esperti nella comunicazione e promozione della salute e stili di vita, referenti Centro antiviolenza territoriale “365 giorni al femminile”  e referenti del Codice rosa della Regione Toscana.

Un lavoro di sinergie questo, un Seminario che ha raccolto riflessioni e quesiti importanti, che ha esposto dati e fornito risposte attraverso le competenze ed esperienze dirette dei relatori invitati. “Anses si occupa di stress e di tutte le dinamiche ad esso correlate. La violenza, a tutti i livelli, manifesta essenzialmente un disagio prima di tutto di chi la compie, e crea molta sofferenza a chi la riceve, per non parlare dei tragici epiloghi e della violenza assistita. Occorre partire da qui, dal cambiamento culturale che si impone con urgenza per questa emergenza sempre più in atto. Non si nasce cattivi, esistono cause concatenate e complesse che generano individui non in grado di gestire le emozioni, che si riversano in maniera più o meno forti, su chi è più debole. Questo ciclo di incontri è nato con questa soglia di accesso e con l’intento di fornire spiegazioni al fenomeno così da poter, prima di tutto, comprenderlo. Questo è ciò che una Associazione come la nostra deve fare, fornire informazione ai cittadini sui servizi presenti ed attivi nel territorio per queste emergenze, supportare la persona che si rivolge per sostegno psicologico,collaborare con le Istituzioni ed i Centri, formare chi intende occuparsi di questo ambito così delicato agendo tramite una consilienza di saperi. Così come abbiamo fatto .”

Così Sabrina Ulivi interviene in merito all’importanza di una sempre più chiarezza e conoscenza del fenomeno dilagante, e continua: “Tutti gli esperti intervenuti  hanno apportato a questo seminario importanti contenuti, tutti di alto livello, nessuno escluso. Esperienze importanti sono state raccontate da Claudio Pagliara, di “Codice rosa”, e da Giovanna Sottosanti, di” 365 giorni”.

Ritengo sia fondamentale, oggi più che mai – fare rete – e che non sia solo mero slogan propagandistico ma sia grande strumento di coesione, che sia creata su basi scientifiche e competenze trasversali per contrastare ed invertire questa grave situazione.

 “Codice Rosa Bianca “, perché questo è il suo nome, quello di un fiore di colore neutro, come già detto, agisce su di un ambito strettamente ospedaliero, ed interviene su tutti i casi di violenza, non solo quelli – rosa- , non invade nessun altro campo laddove, invece, e specialmente per le donne, si rende necessaria sempre più la presenza di professionisti con formazione adeguata, in grado di far fronte a tutto quanto il resto. Un progetto economicamente sostenibile, adottabile da tutti i pronto soccorso, e prevede una rete di efficienti risorse istituzionali e professionali che in vario modo si occupano di violenza e abuso: medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, autorità giudiziarie, forze dell’ordine, nonché i servizi territoriali di assistenza alle vittime.

Dalla sua approvazione diverrà un percorso di cui tutti i pronto soccorso italiani saranno dotati, aperto ai servizi del territorio e nel rispetto delle esperienze già operanti a livello locale, perché il problema della violenza contro le donne debba e possa a tutti gli effetti rivestire un problema di “salute pubblica” e non solo di uno stretto ambito e si possa realizzare quell’interconnessione istituzionale, da tempo auspicata proprio dalle Associazioni, per contrastare la poca emersione del fenomeno “violenza”.

“Ciò che mi auspico, avendo in cura pazienti con disturbi seri legati all’ambito di violenza, ovviamente psicologica, ma ugualmente dannosa ed alla lunga mortale come quella fisica, è che si possa continuare questo percorso iniziato dal Governo, implementandolo come dovrebbe con professionalità capaci di dare sostegno alla progettualità ed alle successive attività che saranno messe in campo, come urgentemente necessario”.

Così conclude la D.ssa Ulivi annunciando importanti dati emersi da ricerche effettuate con apposita diagnostica sul malessere fisico e mentale legato allo stress, e quindi anche legate all’agire ed al subire violenze, eseguite con il suo staff specializzato, che saranno presentate a breve in convegni nel territorio nazionale.

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