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Colpo basso alla green economy: IVA dal 10 al 22% per il pellet Economia

Pistoia – Sulla norma, contenuta nelle legge di stabilità, che aumenta l’IVA sul pellet dal 10 al 22%, interviene il Distretto forestale della Montagna Pistoiese. La presidente Tina Nuti: “Un grave danno per cittadini e imprese”. Negativo l’impatto sulle filiere green (lavoratori compresi) sia del pellet sia forestale, che non solo operano per la produzione di energia rinnovabile in accordo agli obiettivi Europa 2020, ma lavorano anche per la difesa idrogeologica e idraulica del territorio, per le note proprietà anti-erosive e stabilizzanti dei boschi fonte del materiale legnoso.

“Con l’approvazione della legge di stabilità, il Senato ha confermato il provvedimento del Governo che prevede l’aumento dell‘IVA sul pellet dal 10 al 22% . Tale provvedimento comporterà gravi effetti per gli oltre 2 milioni di famiglie che usano il pellet per riscaldarsi e che principalmente fanno parte del ceto medio e popolare, ovvero quelli maggiormente colpiti dalla crisi economica. Inoltre queste famiglie risiedono in larga misura nelle zone montane, ovvero quelle più svantaggiate del paese”. E’ quanto dichiara, in una nota, la presidente del Distretto forestale della Montagna Pistoiese, sottolineando che “il gettito previsto dall’aumento dell’iva sul pellet difficilmente sarà confermato, poiché è logico aspettarsi una forte contrazione dei consumi di pellet“. Negativo sarà l’impatto su un settore significativo per l’economia italiana, che produce energia utilizzando risorse rinnovabili, pulite rispetto alle energie fossili altamente inquinanto, e che che vanta oltre 42mila addetti, di cui 20mila occupati nella produzione e nella distribuzione. “Giova inoltre ricordare che l’Italia è all’avanguardia nella produzione degli apparecchi domestici alimentati a pellet – aggiunge Nuti -, con oltre il 35% di esportazione in Europa e Nord America. Che fine faranno gli oltre 22mila addetti attualmente occupati?

La prevedibile riduzione della produzione di pellet rischia di avere gravi contraccolpi anche sull’economia delle imprese forestali che producono legna e cippato destinati alla produzione del pellet medesimo; occorre ricordare che le imprese forestali, operanti in maggior parte nelle zone collinari e montane, rappresentano un elemento fondamentale per la tutela del patrimonio boschivo, per l’assetto del territorio e per il presidio e la sorveglianza delle aree a maggior rischio idro-geologico.

Le contraddizioni della politica. “La situazione che si delinea è al quanto contraddittoria; da una parte si destina questo aumento dell’iva su un prodotto di largo consumo a un fondo per ridurre la pressione fiscale – fa notare Tina Nuti – , dall’altra ci sono gli incentivi per l’utilizzo delle fonti rinnovabili”.
Un’azione contraria agli obiettivi Europa 2020 per l’ambiente e il clima. “Per quanto riguarda gli aspetti ambientali il pellet contribuisce al raggiungimento degli obiettivi europei del 2020 in termini di energia termica rinnovabile – spiega Nuti – , andando a sostituire combustibili fossili principali responsabili dei cambiamenti climatici in corso”.
“Alla luce di tutto suddetto la decisione del Governo – conclude Nuti – appare assurda e dettata dalla ricerca di un gettito facile che non tiene conto dell’aggravio di spesa di famiglie e imprese già duramente provate dalla crisi”.

 

 

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