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Com’è interessante Pisa d’autunno: futuristi & internettisti Opinion leader

Pisa – Il futuro  dell’avanguardia futurista dei primi decenni del Novecento ha i suoni delle macchine, la potenza fisica di cemento, acciaio vetro e ferro, gli strepiti di motori e ferraglia: zang, tumb tumb, rata-ta-ta-ta-ta-tà. Grida ed esplosioni.

Quello dell’avanguardia internettista dei primi venti anni del Duemila è invece impalpabile. Le macchine calcolano e agiscono per conto loro, nemmeno un fruscio accompagna il loro lavoro. Anche l’essere umano è silenzioso. Se ne sta solo davanti a uno schermo e la presenza di un’attività è certificala solo dal movimento dei polpastrelli. Il mondo è ormai pieno di folle mute.

Com’è interessante Pisa d’autunno. Nella stessa giornata si sono aperti due eventi che apparentemente non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro: l’Internet Festival 2019 che coinvolge le strutture espositive e scolastiche dell’intera città e la grande mostra sul Futurismo a cura di Ada Masoero a Palazzo Blu.

Che cosa c’entra il movimento di Filippo Tommaso Marinetti e degli altri giovani padri fondatori (Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini) con una rassegna fieristica sul web, le sue straordinarie applicazioni, le sue potenzialità in termini di benessere e sicurezza?

Un’immagine suggestiva possono darla opere futuriste all’insegna delle parole in libertà, o i quadri alla Severino (Cannoni in azione del 1915), che assomigliano tanto a un tag cloud e alla visualizzazione del lessico di frequenza.

Anche se sono stati fatti numerosi e qualificati esperimenti di Web Art, siamo però ancora ben lontani dalla individuazione di una corrente artistica.

Eppure si può ugualmente trovare un nesso fra le due manifestazioni. Per contrapposizione. La più importante avanguardia italiana del Novecento era costituita da un piccolo gruppo di artisti e poeti che interpretarono i segni del mutamento di sensibilità nella società europea a cavallo di due secoli.

Intuirono le enormi potenzialità degli sviluppi delle tecnologie produttive e le trasformarono in visioni ed emozioni. Dettero colori e suoni a ciò che emergeva dall’inconscio collettivo. Pennelli e parole i loro strumenti. Una élite con l’esclusiva della creatività.

Gli internettisti al contrario offrono alla grande massa degli smart people gli strumenti per esercitare e diffondere la loro creatività, qualunque sia la sua consistenza, senza limiti e senza spesa utilizzando l’infinito materiale linguistico e iconografico che si trova in un centesimo di secondo cliccando sulla rete.

Le tecnologie multimediali sono in grado di fecondare e contaminare creativamente qualunque contenuto e qualunque metodologia e questo è a disposizione di tutti, che se ne faccia qualcosa oppure niente. Che si utilizzino onestamente e si gestiscano in buona fede i dati di cui si entra in possesso è un problema aperto che fa parte delle tematiche critiche di Internet Festival.

Se si visita la mostra di Palazzo Blu dopo aver partecipato a un forum Internet alle Benedettine resta tuttavia un interrogativo sul futuro prossimo venturo. C’è sempre un gran bisogno di intelligenze geniali che ci vengano, questa volta, a svegliare dal torpore dello schermo in cui siamo immersi.

Boum, Zang, UUUUU, Brum, Thumb. State attenti, alla fine la vita reale chiederà il conto.

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