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Come sarà la Toscana del 2020 se passa la riforma del lavoro Economia

Come sarà il mercato del lavoro in Toscana nel 2020 se la riforma proposta dal governo dovesse passare in Parlamento ed andare a regime nel 2017? «E’ esattamente questo il tema che tratteremo oggi –  spiega il segretario di Cgil Toscana Alessio Gramolati, all’ingresso dell’Obi Hall, dove per tutta la mattina si è svolta l’assemblea dei quadri dirigenti della Cgil alla presenza di oltre mille delegati da tutta la regione e chiusa dall’intervento di Vincenzo Scudiere della segreteria nazionale – La Cgil ha il compito di dare risposte alle persone e ai disoccupati e se il governo fa in modo di generare solo nuova incertezza noi dobbiamo insistere affinché faccia un passo indietro. Apprezziamo chi invece, nelle istituzioni, sa calarsi nella realtà, una realtà con oltre 2 milioni di disoccupati –  dice Gramolati commentando il gesto del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che martedì scorso ha voluto esprimere personalmente solidarietà ai lavoratori in presidio in Piazza Duomo – Solo in Toscana abbiamo 170 mila precari e nel Paese centinaia di migliaia aspettano di sapere se avranno  ammortizzatori sociali e pensione». Non si tratta solo di mettere in discussione la riforma dell’att.18. La Cgil prova a immaginare l’applicazione concreta anche delle riforme sui contratti di ingresso e sugli ammortizzatori sociali. Quanto ai primi, i dati del sindacato toscano dicono che nel 3° trimestre del 2011 gli avviamenti al lavoro sono stati 172.883, di cui ben l’88% a termine (solo il 13% degli avviamenti risulta essere un contratto a tempo indeterminato). Di questi avviamenti, con riforma a regime, per oltre il 60% del totale non ci sarebbe nessun beneficio, visto che per i contratti a tempo determinato o interinali non cambiano i requisiti di accesso e generalmente oltre la metà resta escluso da qualsiasi beneficio, mentre i lavoratori a progetto e a chiamata restano esclusi dalla nuova Aspi (Associazione Sociale per l'Impiego). Per quanto attiene alla riforma degli ammortizzatori sociali, che per la mobilità comincerebbe ad avere effetto dal 2014, l’abolizione della Cassa Integrazione Straordinaria, che nel triennio della crisi ha interessato in Toscana 288 imprese e 12.800 lavoratori, verrebbe sostituita da a soli 12 mesi di Aspi, 18 mesi per gli ultracinquantacinquenni. «Nella crisi di 3 anni fa, con questo provvedimento, avremmo avuto un 1,1% di tasso di disoccupazione in più» ha commentato Gramolati. Infine, sull'articolo 18, la Cgil ha riproposto i dati del 2011: nella sola Toscana sono stati impugnati 2.265 licenziamenti, di cui 28 per discriminazione, 138 per ragioni disciplinari, 1.113, ovvero il 92%, per motivi economici. Questi ultimi, se dovesse entrare in vigore la riforma, non potrebbero più sperare in una sentenza di reintegro da parte del giudice ma avrebbero diritto solo ad un risarcimento da 15 a 27 mensilità. Nel caso di lavoratori over 50, che non hanno maturato gli anni previsti dalla nuova legge per accedere alla pensione, significherebbe la fuoriuscita definitiva dal mercato del lavoro, viste le scarse possibilità di trovare una nuova collocazione. «Il tema dell’art.18 non va drammatizzato –  ha dichiarato il presidente di Confindustria Toscana Pierfrancesco Pacini, intervenendo a margine di un’altra iniziativa – C’è bisogno di maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita, anche per rendere il nostro Paese più attrattivo per gli investitori stranieri. Certo, va trovata una soluzione condivisa, ma in qualche modo una soluzione va trovata».

 

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