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Commercio, caro Rossi anche stavolta il “metodo Monti” vincerà Opinion leader

Questo articolo adegua le normative italiane a quelle europee e stabilisce la deregulation degli orari di apertura fatte salve le questioni di tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente. Vale la pena citarlo interamente:  “Secondo la disciplina dell'Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell'ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell'ambiente, ivi incluso l'ambiente urbano, e dei beni culturali. Le Regioni e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti alle prescrizioni del presente comma entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.
Il Governatore della Toscana Enrico Rossi ha annunciato che farà ricorso alla Corte Costituzionale contro questo articolo sostenendo che la materia è di competenza regionale e dunque il governo non avrebbe dovuto inserire la normativa nel decreto di dicembre. La decisione è stata accompagnata da polemiche con un eccezionale fuoco di sbarramento di interventi favorevoli alla decisione di palazzo Sacrati Strozzi. Favorevoli le associazioni di categoria dei commercianti, favorevoli i sindacati che temono la perdita di posti di lavoro, contrario il Codacons che ha annunciato una denuncia all’Antitrust. Noi riteniamo che la mossa del presidente della Giunta sia discutibile per una serie di motivi di carattere tanto economico quanto politico.
Sul piano economico la piena liberalizzazione degli orari dei negozi, già sperimentata in quasi tutti gli altri Paesi europei, è un volano di posti di lavoro. La concorrenza infatti spinge a uscire dall’inerzia di rendite di posizione e impone nuove attività di impresa, creatività nella differenziazione dell’offerta, premiando chi si dà da fare per migliorare il proprio reddito. Non è vero che il decreto governativo è un regalo alla grande distribuzione che ha già un ampio arco temporale di offerta quotidiana e festiva. L’esperienza in altri paesi europei conferma che questa strada è giusta per rivitalizzare, almeno in una prima fase, l’attività economica. Dal punto di vista dei consumi, la liberalizzazione produce benefici sui prezzi (ma anche sul tempo dedicato alla spesa) con la possibilità di un incremento degli acquisti e dunque di un miglioramento complessivo della domanda. 
Sul piano politico, la decisione di ricorrere alla Corte costituzionale ha un senso dunque solo se riguarda la difesa orgogliosa delle prerogative regionali. Ma la domanda allora diventa questa: è opportuno che la nostra Regione apra, proprio lei, un fronte di difesa dello Status quo contro la spinta di riforme che appaiono a tutti indispensabili per uscire dalla crisi? Non è il caso talvolta di aprire, con prudenza  certo, la fortezza dei capisaldi politico-amministrativi che hanno poche possibilità di reggere di fronte alle spinte per liberare la nostra economia da monopoli, lacci e lacciuoli burocratici?
Appare difficile, infatti, che anche nel caso che la Consulta dia ragione a Rossi, la Toscana possa evitare di portare a termine una piena liberalizzazione del commercio, considerata la spinta maggioritaria su questa strada da parte dell’intero Paese. Signori, questo è il metodo  Monti, che si rivela un politico molto più abile di molti dei suoi predecessori. Inserire nei provvedimenti anche qualcosa di costituzionalmente dubbio (pensiamo alla riduzione delle indennità dei parlamentari che era entrata nella prima bozza) per rendere inequivocabile che comunque, al netto di ricorsi e rivolte, quella è la strada da seguire.

 

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