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Comune e derivati, tutto sotto controllo Economia

“Non c'è niente di cui preoccuparsi, non siamo il Monte dei Paschi”. Con queste parole l'assessore al bilancio del Comune di Firenze, Alessandro Petretto, tranquillizza i fiorentini sulla vicenda dei derivati, gli ormai famosi strumenti di finanza creativa, ampiamente utilizzati da tante amministrazioni pubbliche nei primi anni Duemila, e sottoscritti anche dal Comune di Firenze, tra il 2000 e il 2006. Per 6 di questi, sui 13 totali, il comune ha avviato già dal dicembre 2010 il procedimento di autotutela, aprendo una controversia sui cosiddetti “oneri applicati”, contro la quale le 3 banche straniere, Dexia Crediop, Ubs Limited e Merill Lynch , con cui sono stati stipulati i 6 derivati “incriminati”, hanno fatto ricorso all'Alta Corte di Londra.

Stamp ha fatto il punto con l'assessore Petretto.

Sappiamo che l'Alta Corte di Londra ha sospeso il giudizio sul ricorso dei tre istituti di credito in attesa di un accordo tra l'amministrazione e le banche. A che punto è la vicenda?
L'accordo informale tra il Comune e due banche, Ubs e Merill Lynch, è concluso. Ci apprestiamo, a breve, a tradurlo in atto formale, forse entro questo stesso mese. Ad ogni modo, dobbiamo tenere conto dei tempi tecnici, che prevedono l'approvazione dell'atto da parte della Giunta, il passaggio alla Corte dei Conti e al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ma ripeto, siamo comunque in una fase positiva, quasi finale, dell'accordo.

In altre parole, il Comune sarà dunque risarcito?
Esatto. Stiamo trattando per ottenere il risarcimento a nostro favore, e chiudere i derivati. In questo caso al Comune verrà riconosciuta una cifra a titolo risarcitorio, e procederemo quindi con la chiusura dei contratti dei derivati, pagando la somma dovuta decurtata dell'importo del risarcimento.

Quindi il Comune quanto dovrà pagare? I consiglieri del Pdl, Stella in testa, hanno parlato di oltre 84 milioni di euro solo di mark to market ( il“costo corrente” dei derivati).
Il mark to market è un elemento imprescindibile, che va restituito. Ma non posso confermare alcuna cifra, in quanto l'importo da pagare dovrà essere “attualizzato” nel tempo, al momento del pagamento. Sarà comunque un pagamento dilazionato, in quanto il mark to market è esso stesso una sorta di rata del mutuo, “garantito” dal derivato. Vorrei però sottolineare la complessità e la delicatezza della vicenda, piena di problemi di natura tecnica. Ad esempio, il rimborso che dobbiamo pagare alle banche non può, per motivi di legge, tradursi in nuovo debito per il bilancio dell'amministrazione.

Comunque sia, la cifra che dovrà sborsare il Comune non sarà certamente piccola. Una somma così rilevante, l'amministrazione dove la recupera? Avete pensato a qualche forma di tassazione straordinaria o i fiorentini possono stare tranquilli?
Non c'è niente di preoccupante, non siamo il Monte dei Paschi. I fiorentini possono stare tranquilli, perchè siamo stati molto prudenti: abbiamo già accantonato la cifra necessaria per pagare le rate nel caso in cui non fossimo riusciti a trovare un accordo, e chiudere i derivati. In altre parole, le rate sono già in bilancio.

Si riferisce, in particolare, alla terza banca, la Dexia Crediop?
Si. Per il momento manca l'accordo solo con questa banca, perchè la Dexia ha fatto leva su un parere fondamentale del Consiglio di Stato (secondo il quale non è sufficiente invocare i costi occulti di swap e option, ignorati da chi ha sottoscritto i derivati, per sospendere i pagamenti, ndr), ma siamo comunque fiduciosi di arrivare ad un'intesa.

Quali sono gli scenari possibili, in caso di mancato accordo?
In quel caso dovremo pagare quelle rate del derivato il cui pagamento è stato sospeso quando l'amministrazione ha deciso di aprire il procedimento di autotutela. Ma come ho detto, i soldi ci sono già. 
I comuni, e gli altri enti locali, nei primi anni Duemila scelsero i derivati per coprirsi dalla fluttuazione del tasso dei mutui che dovevano rinegoziare ,visti gli interessi minori offerti dalle banche, il 2%, contro l'8% chiesto dalla Cassa depositi e prestiti. In quell'occasione molti Comuni decisero di passare al tasso variabile, consigliati dalle banche, ma la legge impone un'assicurazione sui rischi perchè un sindaco non può fare bilanci incerti. E dunque scelsero i derivati per coprirsi dalla fluttuazione del tasso, come ha spiegato in una recente intervista il presidente dell'Anci, Graziano Delrio. Ci fu, insomma, quella che allora sembrò una corsa al risparmio, che poi il tempo ha dimostrato non essere esattamente così. Anche il comune di Firenze stipulò vari derivati in quegli anni. Diciamo che era di moda, e nulla quaestio.

Ma il Comune poteva almeno evitare il ricorso, prevedibile, delle banche alla corte di Londra. Non era forse preferibile, fin da subito, aprire una trattativa con gli istituti di credito, invece di invocare l'autotutela, risparmiando anche migliaia di euro di parcelle degli avvocati londinesi?
È quello che ho fatto, appena diventato assessore. Ho aperto le trattative con le banche, per arrivare ad un accordo. E comunque l'autotutela, almeno in un primo momento, è sembrata a tanti enti locali l'arma di difesa migliore, anche se con risultati spesso diversi. Per quanto riguarda Firenze, credo che aprire il procedimento di autotutela sia servito anche come elemento di pressione sulle banche, che le ha spinte a convincersi della bontà di trovare un accordo tra le parti.

E infine, il Comune ha sottoscritto qualche derivato con il Monte dei Paschi?
No, i nostri derivati sono solo stranieri.

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