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Comuni, Toscana terra di fusioni Cronaca

Fusioni di Comuni, la Toscana balza all'avanguardia: il 21 e 22 aprile 2013 prossimi i cittadini di ben quattordici Comuni toscani saranno chiamati alle urne per pronunciarsi, tramite un referendum consultivo, sulla fusione del proprio Comune.

Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno; Fabbriche di Vallico e Vergemoli; Castelfranco di Sopra e Pian di Scò; Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Capoliveri, Portoferraio, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina, comuni la cui popolazione è pari complessivamente a 66.255 unità, queste le comunità chiamate a pronunciarsi. 
Un panorama, quello toscano, che rappresenta una significativa eccezione rispetto al quadro nazionale, se si pensa che in Italia, dal 1990 ad oggi, sono state solo 9 le fusioni di Comuni e nessuna sopra i 15000 abitanti.

I primi ad intraprendere la strada del Comune unico in Toscana sono stati i Comuni di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno che, in caso di esito positivo del referendum, daranno vita ad un solo comune di 24.000 abitanti che si chiamerà "Figline e Incisa Valdarno". I sindaci dei due Comuni hanno ripercorso le tappe di questo percorso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi presso la sede di Anci Toscana.

Alle nostre spalle ci sono pochissime esperienze di fusione di Comuni, nessuna di queste in Toscana – spiegano il sindaco di Figline Valdarno, Riccardo Nocentini e quello di Incisa, Fabrizio Giovannoni ma questo ci dà una forza ancora maggiore perché siamo convinti che si tratti di una vera sfida per la riforma delle autonomie locali, una sfida verso la semplificazione amministrativa e verso la nascita di una nuova comunità. Fino ad oggi fondere i Comuni è stato un tabù ma adesso qualcosa è cambiato e speriamo che Figline e Incisa possano aprire la strada per tanti altri progetti simili".

L'Anci Toscana, nell'ambito della propria attività, ha messo a punto una sezione specifica del proprio sito istituzionale ed un manifesto informativo dedicato all'argomento che illustra le conseguenze delle fusioni in termini di razionalizzazione dei costi. "Dobbiamo funzionare meglio e questo è un esempio di innovazione istituzionale – spiega il responsabile concertazione di Anci Toscana Marco Mairaghi, sindaco di Pontassieve – l'Anci Toscana promuove e sostiene le diverse forme di cooperazione intercomunale per sviluppare e ottimizzare al meglio l’esercizio delle funzioni e l’erogazione di servizi volti al raggiungimento di livelli di maggiore qualità e quantità nell’amministrare soprattutto i piccoli Comuni".

Se i cittadini chiamati alle urne per il referendum daranno parere favorevole, nella primavera del 2014 saranno eletti 4 nuovi sindaci al posto dei 14 attuali. Si avrà inoltre una riduzione dei consigli comunali e un assottigliamento delle giunte: i consiglieri comunali diminuiranno di 130 unità e gli assessori di 50 con un risparmio complessivo di oltre 500.000 euro l’anno. A questo si andranno ad aggiungere ulteriori risparmi derivanti dall’abbattimento dei costi di funzionamento generale grazie alla razionalizzazione delle sedi, degli uffici, del personale.

Inoltre ai nuovi Comuni risultanti da fusione, secondo l’art. 64 della legge regionale 68/2011, andrà un contributo regionale fissato ad un massimo di 600.000 euro spalmati in 5 anni, oltre ad un contributo statale decennale. Nel caso di Incisa-Figline, il Comune Unico percepirà in 10 anni dalla sua costituzione finanziamenti per circa 12.700.000 euro, di cui 10.200.000 a titolo di contributi dello Stato e 2.500.000 per contributi regionali; per i primi 5 anni arriveranno 1.500.000 euro ogni anno.

Non solo. Il Comune unico è esente per 3 anni dal patto di stabilità che attualmente impedisce di spendere le risorse disponibili, fare investimenti, pagare i fornitori. Ad esempio nel caso di Incisa-Figline sono bloccati dalle regole del Patto circa 27 milioni di euro per gli investimenti programmati.

Infine, la strada delle fusioni in Toscana non si limita ai 14 Comuni chiamati al referendum consultivo: sono, infatti, 20 i Comuni che devono ancora richiedere o avere il parere regionale in merito alla fusione. Si tratta di Scarperia e San Piero a Sieve (FI); Montemignaio e Castel San Niccolò (AR); Crespina e Lorenzana (PI); Gaiole in Chianti e Radda in Chianti (SI); Sillano e Giuncugnano (LU); Aulla e Podenzana (MS); Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello Pistoiese (PT); Vaiano-Cantagallo (PO), Campiglia-Suvereto (LI).

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