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Con Amerigo diamo un nome al futuro Cultura

E’ cominciato oggi da Borgognissanti il viaggio di Firenze, terra curiosa come l’ha definita il sindaco Renzi, che deve rimettersi in gioco quale città “che appartiene alle generazioni future”, come amava dire La Pira. E in attesa che parta il programma di mostre ed eventi culturali di varia natura (tutti elencati nell’apposito sito del comune e già da tempo resi noti), il che avverrà a giorni, la storia delle famiglia Vespucci – Amerigo a casa sua – e dei viaggi di Amerigo è illustrata semplicemente ma con efficacia, nei pannelli esposti nel cortile del Vecchio Spedale di S. Giovanni di Dio, in Borgognissanti 20. Proprio a pochi passi dalla cappellina della chiesa di Ognissanti, dove la famiglia è dipinta nella lunetta di sinistra di un affresco di scuola del Ghirlandaio. Amerigo era al servizio di Lorenzo di Pier Francesco, cugino del Magnifico, e conobbe Colombo a Siviglia, prima della scoperta del genovese. Apprendiamo così che non c’era rivalità tra i due, bensì stima reciproca, e condivisione di ideali, caratteristici dei grandi viaggiatori. Dalle rive di un piccolo fiume ai vasti oceani sconosciuti, da Peretola quindi dalle propaggini paludose della città, piene di vespe – come ha sottolineato lo storico Franco Cardini – Amerigo va inquadrato in una ben altra realtà di intellettuali e di scienziati che hanno disegnato e raccontato l’espandersi del Mondo Nuovo. Una delle mostre prossime, quella che nasce in collaborazione con il Polo Museale, ripetiamolo assieme alla soprintendente Acidini, e che illustra la storia e la cultura dei Nativi Americani, apre a Pitti il 3 di luglio, e proviene dalla ricca collezione Gilcrease del Museo di Tulsa, in Oklahoma. A novembre con l’Università, rappresentata dal prof. Leonardo Rombai, del Dipartimento Istituti Storici e Geografici, ci sarà un grande convegno internazionale sui navigatori dal tardo Quattrocento in poi, e sul ruolo di Firenze come centro di cultura e scienza, oltre che di commercio. Un’altra mostra a cura di Maurizio Bossi del Vieusseux e dei fratelli Zecchi illustrerà il metodo accademico classico in pittura, che alcune scuole d’arte americane con sede a Firenze, conservano e trasmettono. L’Associazione i Fiorentini nel mondo propongono una esposizione incentrata sulle capacità dei mercanti al tempo delle scoperte del Mondo Nuovo, mostra che si apre oggi a New York, e arriverà a Firenze il 25 marzo presso la European School of Economics, situata vicino al Ponte Vecchio. Parlando in generale delle molte iniziative, coordinate dall’assessore Cristina Giachi, il sindaco ha ripetuto che saranno coinvolte le maggiori università americane che hanno sede in città (Firenze ne accoglie circa 30 tra grandi e piccole) e ha confermato la sua volontà di vedere il Forte Belvedere trasformato in un “Ministero degli Esteri”, cioè in un luogo di confronto e di studio tra poli universitari. Gli appuntamenti più prossimi saranno le due mostre che aprono a Palazzo Strozzi: “Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo”, curata da Carlo Sisi e Francesca Bardazzi, il 3 di marzo e “American Dreamers”, la collettiva di artisti statunitensi che apre alla Strozzina l’8 dello stesso mese, in collaborazione con l’Hudson River Museum. Un invito a ricominciare a sognare, anche per noi italiani, e a sentirci pronti ad affrontare sempre nuove e stimolanti frontiere.

 

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