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Con Giovanna Lazzi alla scoperta della Biblioteca patrizia dei Riccardi Cultura

Firenze – Con la grande  competenza e il vivace eloquio che le sono caratteristici Giovanna Lazzi, che sino allo scorso anno ha diretto la Biblioteca Riccardiana nella sede di Palazzo Medici Riccardi a Firenze ieri pomeriggio allo Spazio A, ha tenuto un incontro sulla prestigiosa biblioteca patrizia e il patrimonio librario, continuando sulla  la traccia del ciclo “Contaminazioni” a cura di Riccardo Bruscagli che prendono spunto da una Firenze bipolare che nel 1935 inaugura nello stesso giorno la Stazione S. Maria Novella e la Biblioteca Nazionale Centrale, e che questa volta va indietro nel tempo, per illustrare come avveniva la conservazione del patrimonio librario prima della Nazionale. Ed è proprio qui alla Biblioteca  Nazionale, nel fondo manoscritti ,che Giovanna Lazzi, laureata in filosofia con Eugenio Garin, ha modo di specializzarsi in questo settore della conservazione libraria.

Sono due realtà ben diverse, la Nazionale è un grande contenitore che conserva raccolte che provengono da varie realtà – ha detto – la Riccardiana è una biblioteca patrizia che è rimasta nel luogo che era stato pensato per ospitarla, un valore aggiunto. Venendo dai manoscritti della Nazionale mi sono ritrovata in una realtà più piccola ma dovevo pensarla insieme al palazzo e diventare la marchesa Riccardi in palazzo Medici”. E così è stato, la passione e la dedizione che hanno segnato nel corso degli anni  il lavoro svolto da Giovanna Lazzi si fondono in un racconto affascinante che inizia quando nel 1659 il palazzo dei Medici dell’allora Via Larga viene venduto alla ricca famiglia di commercianti e proprietari terrieri dei Riccardi che lasceranno la loro villa con il giardino in Via Valfonda con le loro raccolte di sculture , è loro la statua di Bonifacio VIII di Arnolfo di Cambio oggi al Museo dell’Opera del Duomo, e arrivano nel palazzo centrale, che come un cuneo si inserisce nel tessuto cittadino, in asse tra il Duomo e Palazzo della Signoria, ma lo ampliano facendolo diventare una sorta di parallelepipedo con ben 17 finestre che danno sulla via Larga.

E’ Francesco Riccardi uno degli artefici del rinnovamento del palazzo, un vanto, tanto che sarà riportato sul verso di una medaglia, insieme al suo ritratto. Il salone delle feste viene affrescato da Luca Giordano con una allegoria che illustra la vita dell’uomo dalla nascita alla morte, è qui che si tengono i banchetti in onore degli ospiti della Signoria ed è qui che si aprono come per magia gli sportelli degli armadi a muro che scoprono le loro meraviglie, le cose piccole della straordinaria collezione, come una wunderkammer, mentre nelle stanze contigue trovano spazio quadri e sculture, dal salone si accede direttamente alla biblioteca, luogo da esibire e mostrare agli ospiti, circa 5.000 i manoscritti, importanti per qualità e quantità.

Francesco Riccardi studierà e metterà in pratica le buone regole per costruire una biblioteca, come le scaffalature, la temperatura, la figura del bibliotecario e la biblioteca verrà aperta a un pubblico selezionato che sarà anche ammesso al prestito. Poi alla fine del ‘700 a causa dei  rovesci finanziari il palazzo verrà venduto ma grazie a una  clausola del testamento familiare la biblioteca è legata al palazzo e qui deve restare, fino a che la Biblioteca Riccardiana non passerà di competenza allo stato.  Circa una quindicina di anni fa gli ambienti della Biblioteca sono stati restaurati e riportati alla loro originaria struttura, eliminando la frettolosa verniciatura degli anni ’40 per la visita ufficiale  di Bottai, con gli affreschi che decorano le volte delle sale, la nuova illuminazione e gli scaffali di legno “rosa riccardi” tiene a precisare Giovanna Lazzi. Una veloce rassegna infine dei tesori, i manoscritti,  che qui sono conservati e che la direttrice si è preoccupata di catalogare, come la Bibbia di Lorenzo de’ Medici, il Salterio di Federico II, la Divina Commedia autografata dal Boccaccio, o la Bibbia postillata dal Savonarola, sono solo alcuni dei preziosi codici qui conservati perché come precisa infine   “senza conoscere non si può conservare”.

Nella foto la D.ssa Giovanna Lazzi e il prof. Massimo Bruscagli

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