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Concertazione, ricerca e sviluppo, una ricetta per sconfiggere la crisi STAMP - Azienda

Nel 2009 alla Irplast, azienda che produce etichette e nastri adesivi stampati da imballaggio, la crisi finanziaria era profonda: bilancio in negativo e posti di lavoro a rischio. Per rilanciare l’azienda la proprietà, in mano alla famiglia Bini Francalanci, decise di cambiare il management chiamando Fausto Cosi come amministratore delegato e Luca de Bartolo in veste di direttore operativo.
Il primo passo della coppia di manager, che già avevano lavorato insieme, è stata la fusione tra la società Bimo Italia S.p.A. e la Irplast S.p.A. mediante incorporazione della prima nella controllante Irplast S.p.A., il potenziamento  della ricerca e sviluppo, svolti all’interno degli stessi stabilimenti produttivi, e una continua concertazione sindacale che coadiuvasse l’azienda nell’uscire dalla crisi.
Tre fattori vincenti: oggi il gruppo, che conta 350 dipendenti, distribuiti in tre sedi produttive, due ad Atessa (Chieti) e quella principale di Empoli (che ha 160 dipendenti), ha chiuso il fatturato 2011 con 113 milioni di euro di cui il 60% assorbito dalla produzione internazionale.

print_tape_irplast.jpegUn’azienda in controtendenza rispetto al trend nazionale e non solo, che ha immesso sul mercato nuovi prodotti, frutto degli importanti investimenti fatti in questi anni in ricerca e sviluppo. Come l’etichetta Micron19TM (caratterizzata da uno spessore di 19 micron contro i 30-35 dello standard di mercato) – oggi  prodotto di punta che ha conquistato le  principali multinazionali di acque minerali e bibite -, e i nastri da imballaggio Poly+ e Airtape.
Il motivo del successo è presto detto: tutti i nuovi prodotti sono caratterizzati da elevati livelli di innovazione tecnologica e basso impatto ambientale, due elementi importanti sui cui l’azienda ha concentrato gli investimenti ottenendo dei vantaggi competitivi che si traducono in innovazione (per gli elevati livelli di performance e di efficienza), ecologia (per il risparmio di materia prima e minori emissioni di CO2)   e convenienza per i clienti (risparmio evidente dei costi di materia prima e di quelli di trasporto).
Al successo dell’azienda hanno contribuito anche le relazioni sindacali. Infatti, per far fronte al grosso numero di ordini relativi ai nuovi prodotti lanciati dall’azienda sul mercato nazionale ed estero, nell’aprile 2012 si è giunti ad un accordo sindacale che ha portato la turnazione a 7 giorni su 7, da lunedì a domenica compresa garantendo la piena operatività nelle 24 ore, mentre, proprio in questi giorni, è stata stabilita la riduzione del fermo della produzione nel mese di agosto ad una sola settimana, dalle due precedenti.
L’accordo è scaturito dalla disponibilità di tutte le maestranze che, in questi tempi di crisi, non hanno mancato  di rendersi disponibili per consolidare e sviluppare un’esperienza importante per i lavoratori e per tutto il tessuto economico dell’empolese.
Più in generale, l’Irplast rappresenta oggi un tassello del percorso di rilancio del modello economico produttivo della Toscana.
Giovanna Focardi Nicita

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Concertazione, ricerca e sviluppo, una ricetta per sconfiggere la crisi Economia

Nel 2009 alla Irplast, azienda che produce etichette e nastri adesivi stampati da imballaggio, la crisi finanziaria era profonda: bilancio in negativo e posti di lavoro a rischio. Per rilanciare l’azienda la proprietà, in mano alla famiglia Bini Francalanci, decise di cambiare il management chiamando Fausto Cosi come amministratore delegato e Luca de Bartolo in veste di direttore operativo.
Il primo passo della coppia di manager, che già avevano lavorato insieme, è stata la fusione tra la società Bimo Italia S.p.A. e la Irplast S.p.A. mediante incorporazione della prima nella controllante Irplast S.p.A., il potenziamento  della ricerca e sviluppo, svolti all’interno degli stessi stabilimenti produttivi, e una continua concertazione sindacale che coadiuvasse l’azienda nell’uscire dalla crisi.
Tre fattori vincenti: oggi il gruppo, che conta 350 dipendenti, distribuiti in tre sedi produttive, due ad Atessa (Chieti) e quella principale di Empoli (che ha 160 dipendenti), ha chiuso il fatturato 2011 con 113 milioni di euro di cui il 60% assorbito dalla produzione internazionale.

print_tape_irplast.jpegUn’azienda in controtendenza rispetto al trend nazionale e non solo, che ha immesso sul mercato nuovi prodotti, frutto degli importanti investimenti fatti in questi anni in ricerca e sviluppo. Come l’etichetta Micron19TM (caratterizzata da uno spessore di 19 micron contro i 30-35 dello standard di mercato) – oggi  prodotto di punta che ha conquistato le  principali multinazionali di acque minerali e bibite -, e i nastri da imballaggio Poly+ e Airtape.
Il motivo del successo è presto detto: tutti i nuovi prodotti sono caratterizzati da elevati livelli di innovazione tecnologica e basso impatto ambientale, due elementi importanti sui cui l’azienda ha concentrato gli investimenti ottenendo dei vantaggi competitivi che si traducono in innovazione (per gli elevati livelli di performance e di efficienza), ecologia (per il risparmio di materia prima e minori emissioni di CO2)   e convenienza per i clienti (risparmio evidente dei costi di materia prima e di quelli di trasporto).
Al successo dell’azienda hanno contribuito anche le relazioni sindacali. Infatti, per far fronte al grosso numero di ordini relativi ai nuovi prodotti lanciati dall’azienda sul mercato nazionale ed estero, nell’aprile 2012 si è giunti ad un accordo sindacale che ha portato la turnazione a 7 giorni su 7, da lunedì a domenica compresa garantendo la piena operatività nelle 24 ore, mentre, proprio in questi giorni, è stata stabilita la riduzione del fermo della produzione nel mese di agosto ad una sola settimana, dalle due precedenti.
L’accordo è scaturito dalla disponibilità di tutte le maestranze che, in questi tempi di crisi, non hanno mancato  di rendersi disponibili per consolidare e sviluppare un’esperienza importante per i lavoratori e per tutto il tessuto economico dell’empolese.
Più in generale, l’Irplast rappresenta oggi un tassello del percorso di rilancio del modello economico produttivo della Toscana.

Giovanna Focardi Nicita

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