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Concluso il Festival Internazionale Cinema e Donne 2020 Cinema

Firenze – Il Festival Internazionale di Cinema e Donne, come per altri festival, quest’anno, a causa della emergenza sanitaria, è stata un’edizione in streaming con MYmovies.

Abbiamo chiesto alla direttrice Paola Paoli un suo commento su questa nuova modalità del Festival. “Era l’unica soluzione – ha dichiarato- dopo la chiusura delle sale di cinema e non potevamo non esserci. Le donne rischiano molto per la pandemia, il ritorno a casa e la perdita del lavoro ma anche la vita”

Quindi abbiamo cominciato, il 25 novembre, con un webinar sulla violenza contro le donne – ha precisato Paola Paoli- con tante collaborazioni preziose e un duplice intento: mostrare quanto si fa sul territorio per contrastare la violenza, per creare una Rete sempre più numerosa e attiva e anche per dare un senso a quel famoso attraversamento culturale di cui tanto si parla e poco si capisce.”

“La selezione del programma di questo 2020 – ha concluso Paola Paoli- indica che non soltanto le registe guardano alla realtà e alla storia con uno sguardo diverso ma che la violenza di cui è permeata la nostra società e cultura può essere contrastata dal buon cinema”.

E a proposito di buon cinema, vi segnaliamo due film importanti della rassegna di quest’anno. Il primo è  “A Portuguesa”, la nuova opera dell’affermata regista portoghese Rita Azevedo Gomes, tratta dalla novella di Robert Musil.

Un ritratto femminile di ambientazione storica costruito su una serie di stilizzati tableau vivant, in un’operazione di rarefazione e straniamento.

Il montaggio e la fotografia sono magistrali e curati da due dei migliori nomi a livello internazionale: Patricia Saramago e Acacio de Aimeida.

Il secondo docu-film è “Cuba’s Forgotten Jewels: A Haven in Havana (Usa 2017) di Robin Truesdale e Judy Kreith, che racconta una storia del tutto sconosciuta, appartenuta a quell’ultima diaspora marina prima dell’apocalisse degli ebrei in fuga dall’Europa su navi più o meno di fortuna dirette negli Stati Uniti e finite in Sud America. Come il piroscafo Winnipeg organizzato da Pablo Neruda e raccontato da Isabel Allende in “Un lungo petalo di mare”. In questo documentario gli ebrei, invece, arrivano a Cuba e ne fanno il centro della lavorazione dei diamanti.

E’ un momento indimenticabile e particolarissimo durante tutta la guerra mondiale. Vicissitudini e incontro tra due culture molto diverse ma, in qualche modo, ben compatibili. Non ne sapeva niente nessuno prima dei recentissimi studi fatti da donne.

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