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Concluso il restauro della Vergine di Benedetto Buglioni Cultura

Firenze – Dopo oltre un anno di lavoro è tornata al suo splendore originario la pala in terracotta invetriata rappresentante l’Incoronazione della Vergine tra San Domenico e San Francesco, attribuita al maestro Benedetto Buglioni e databile al 1520 di proprietà dell’Istituto degli Innocenti.

Questo importante lavoro che si inserisce nella campagna di raccolta fondi lanciata dall’Istituto degli Innocenti nel 2010 Adotta un’opera allo scopo di restaurare i numerosi e importanti capolavori del suo patrimonio, è stato reso possibile grazie alla donazione effettuata dalla Fondazione Federico del Vecchio.

“L’Istituto degli Innocenti ha ereditato negli anni opere di inestimabile valore – ha sottolineato Alessandra Maggi, presidente dell’Istituto degli Innocenti – e solo grazie al determinante e indispensabile sostegno di enti, soggetti privati e fondazioni come quella della Fondazione Federico del Vecchio siamo in grado di riportare al loro originario splendore i nostri pezzi unici. L’opera non era visibile al pubblico, ma grazie al restauro appena terminato, sarà eposta nella sezione dedicata alla scultura tra Quattrocento e Cinquecento del nuovo Museo degli Innocenti che aprirà a giugno del 2016”.

“A supporto delle attività per la clientela private e per la gestione degli investimenti di Banca Federico del Vecchio, la nostra omonima Fondazione è attiva in iniziative e progetti in partnership con le più importanti realtà culturali, artistiche e sociali di Firenze. Una vocazione filantropica oggi testimoniata dal contributo a questa importante opera dell’Istituto degli Innocenti, riportata alla luce e quindi restituita alla nostra città e a tutti coloro che vorranno visitarla nel tempo” ha dichiarato Cosimo Ceccuti, vicepresidente della Fondazione Federico del Vecchio.

Si tratta di un’opera di grande qualità attribuita alla bottega di Benedetto Buglioni (1459/1460-1521) – uno dei principali maestri dell’arte della terracotta invetriata tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Questa grande pala fu fatta eseguire da Francesco Bottigli per la propria cappella di famiglia nel podere di San Miniato al Montanino presso Figline Valdarno. Tutta la proprietà della famiglia Bottigli venne in seguito donata all’Ospedale degli Innocenti, ma l’opera rimase al suo posto fino ai primi anni del Novecento, quando fu trasferita nella sede dell’istituto in Piazza SS. Annunziata a Firenze dopo un tentativo di furto.

La Pala quando è stata presa in carico dal restauratore Daniele Angellotto dell’Associazione per la ricerca e lo studio delle opere d’arte Bastioni, si presentava complessivamente integra, tuttavia coperta da uno spesso strato di polvere e da una patina grigia uniforme in molte zone.

Il progetto di restauro ha previsto una campagna fotografica dell’intervento, lo smontaggio del vecchio sistema di montaggio, la pulitura del tergo dell’opera con mezzi meccanici, la spolveratura con pennelli di setola morbida, la rimozione di vecchie integrazioni e incollaggi, la pulitura della superficie tramite carbonato di ammonio in soluzione satura (successivo lavaggio in acqua demineralizzata), il consolidamento dei sollevamenti e delle scaglie, incollaggi, ricostruzioni, stuccature delle parti mancanti e delle linee di rottura, l’integrazione pittorica delle lacune integrate, il riordino estetico e la protezione finale delle integrazioni.

Elemento molto significativo è stato il nuovo montaggio dei ventiquattro pezzi che compongono l’opera su un unico pannello alveolare – “Aerolam”, nido d’ape in alluminio tra due pelli di tessuto di fibra di vetro e resina epossidica -, con staffe di aggancio alla parete, tramite dispositivi di aggancio meccanici in acciaio inox, da inserire all’interno dei vari settori.

Dopo il restauro del dipinto Crocifissione tra la Vergine e San Giovanni con Innocentini, attribuito ad un pittore fiorentino della fine del XVI secolo (olio su tela, cm 235 x 155), prima conservato nella sagrestia della chiesa di Santa Maria degli Innocenti e con al suo interno una delle rappresentazioni più antiche dei bambini che vivevano nell’Ospedale, l‘impegno della Fondazione Banca del Vecchio proseguirà con l’adozione di un’altra opera, una scultura in pietra raffigurante un putto in fasce, uno degli emblemi più suggestivi dell’Istituto, databile al XVI secolo che andrà ad arricchire la sezione storica del museo.

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