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Credit crunch, come cambierà il rapporto banche-Pmi Economia

In tempi di crisi e credit crunch, termine entrato ormai nel lessico quotidiano, diventa più che mai stringente il tema della riforma del Titolo V del Testo unico bancario, che investe anche il futuro assetto del mondo dei Confidi e più in generale degli intermediari finanziari. Ed è forse anche per questo che la 6ª edizione del Convegno Nazionale Confidi, “L’attività dei Confidi in un’economia che cambia: obblighi di vigilanza, nuove aree di business, soluzioni organizzative e commerciali”, ha visto quest’anno una partecipazione quanto mai massiccia. Oltre 200 tra esponenti del mondo bancario, imprenditori, associazioni di categoria e operatori del settore creditizio, confluiti da tutta Italia, hanno gremito oggi l’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università di Firenze per capire come cambierà il sistema dei Confidi alla luce delle nuove disposizioni in tema di vigilanza, cui ci si dovrà adeguare entro i prossimi mesi. «La riforma andrà nella direzione di rafforzare il sistema dei controlli – ha spiegato Domenico Albamonte di Bankitalia  – Ma ciò permetterà ai Confidi di continuare a svolgere il loro compito di rilascio delle garanzie e favorirà l’accesso al credito delle imprese». «Il cambiamento è una sfida che comporta degli oneri, ma anche delle opportunità di miglioramento e innovazione – ha commentato Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi, associazione di confidi operanti nei settori agricoltura, artigianato, commercio e industria, che conta circa 316 associati, più di un milione di imprese assistite, oltre 45 miliardi di garanzie prestate – Però ci vuole una normativa compatibile con la nostra struttura e da applicare con gradualità. Non vogliamo sottrarci a una più stretta vigilanza, ma chiediamo un confronto per conoscere l’organizzazione ed il funzionamento delle nostre attività. Occorre poi un’immediata contabilizzazione dei vantaggi. Chi si assoggetta a una normativa di controllo più stringente deve avere un riconoscimento sia nei rapporti con le banche che nell’accesso alle risorse pubbliche, senza le quali, alla lunga, il sistema confidi farebbe fatica ad andare avanti». Insomma, si alla riforma, bene la stretta sui controlli, ma a fronte di una sorta di contropartita. «Nella crisi di liquidità del 2009 i Confidi si sono assunti un ruolo di responsabilità sociale sostenendo le imprese – ha aggiunto – Oggi abbiamo “in pancia” i rischi di cui ci siamo fatti carico e che si manifesteranno in perdite nel prossimo futuro. Ora dobbiamo rafforzare patrimonialmente i Confidi per poter affrontare questa fase con la forza necessaria. Anche per questo è importante rendere le riforme compatibili con la nostra attività, fare in modo che non costituiscano un sovraccarico normativo senza al contempo dare dei vantaggi». Dal mondo dei Confidi emerge dunque una serpeggiante preoccupazione e l’auspicio che, a fronte di maggiori oneri, sia facilitato l’accesso alle risorse pubbliche, perché queste vengano poi trasferite al sistema produttivo. Risorse pubbliche che non mancano, poiché il Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi, com’è noto, è stato rifinanziato per il prossimo triennio di 1,2 miliardi di euro, 400milioni per ogni anno. «In 10 anni l’attività del Fondo è notevolmente cresciuta, passando dalle 1200 operazioni del 2000 alle 55mila del 2011 55mila – ha spiegato Claudia Bugno, a capo del Comitato di gestione del Fondo Centrale di Garanzia – Prima era usato solo dai Confidi, poi sono arrivate le banche, ora si affacciano anche le imprese. In periodo di credit crunch abbiamo fatto in modo da aprire tutti i rubinetti». Tra i relatori anche il prof. Lorenzo Gai, Università degli Studi di Firenze, Bruno Panieri (Confartigianato nazionale), Vito Sanfilippo (Consorzio regionale di Garanzia per l’Artigianato), Andrea Giotti (Eurofidi), Alberto Russo (Res Consulting), Nicola Tramontano Guerritore (Dedagroup). Alla tavola rotonda con le banche Bruno Bossina (Intesa Sanpaolo), Raffaele Bruno (Bnl gruppo Bnp Paribas), Massimo Di Maulo (Mps), Roberto Remondi (Unicredit).

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