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Confprofessioni: “Crisi, stangata sui professionisti, ridurre l’Irap” Economia

Firenze – Sono i numeri, come spesso succede, a raccontare la stangata della crisi anche all’interno del mondo dei liberi professionisti: dal 2013 infatti sono stati oltre seimila i lavoratori messi in cassa integrazione in deroga negli studi professionali, per un totale di circa 2,2 milioni di ore autorizzate. A raccontare cosa succede nel mondo delle libere professioni è Confprofessioni Toscana,che spiega che, sebbene rispetto ad altre categorie la ricaduta negativa della crisi è stata finora in qualche modo contenuta, ora gli studi cominciano ad accusare. Una spiegazione c’è, come dice il presidente di Confprofessioni Toscana Franco Battaglia: i professionisti da circa un paio d’anni stanno riscontrando un generalizzato calo di fatturato, come si evidenzia peraltro dai contributi pagati alla casse di previdenza, che registrano un calo dei versamenti. Tutti i professionisti sono colpiti dalla crisi, sia quelli che lavorano con la pubblica amministrazione che quelli che operano con i consumatori. Il calo va dal 20-30% fino al 50% per i notai e quindi si tratta di numeri molto significativi.

In aggiunta, si apre un’altra questione: se infatti oggi per i dipendenti degli studi professionali c’è la cassa integrazione in deroga, prolungata da alcune regioni fino al 31 dicembre 2014, da quella data non ne potranno più usufruire. Una scelta che i professionisti non esitano a definire “discriminatoria”, soprattutto in base al fatto che le imprese potranno continuare a farvi ricorso nei casi previsti.

Le leggi finanziarie nazionali che si sono susseguite negli ultimi periodi sono state caratterizzate da interventi di riduzione dell’imposizione che, per quanto timidi, costituiscono comunque un segnale per rispondere a queste difficoltà, ma anche da tagli importanti delle risorse destinate alle regioni – spiega Battaglia – questo genera effetti di ricomposizione dell’imposizione tra tassazione nazionale e locale della quale finiscono per pagare il prezzo solo alcune categorie. La Legge Finanziaria della Regione Toscana per l’anno 2013 ha previsto per una vasta fascia di soggetti economici un incremento sensibile dell’IRAP essendo passato l’aliquota dal 3,9% al 4,82%. Tra le categoria di attività economiche colpite figurano le professioni. Le professioni sono sempre state viste come un comparto economicamente privilegiato e non mancano evidentemente punte di eccellenza economica e, tuttavia, esiste una vasta maggioranza di professionisti con piccoli studi che soffrono questa crisi e nonostante questo hanno cercato, per quanto possibile, di mantenere intoccati i livelli occupazionali a costo di sacrifici importanti” .

Di “contributo di responsabilità” ha parlato la Regione riferendosi all’aumento dell’aliquota Irap. Un appello che le professioni hanno accolto, dice il presidente Battaglia, che tuttavia rilancia: “Le professioni hanno anche la consapevolezza che è necessario un intervento in favore di tutte i settori appesantiti dall’aumento dell’aliquota, perché deve finire la “strana concorrenza” nella galassia del lavoro autonomo delle diverse categorie produttive alla rincorsa di vantaggi e prebende dal settore pubblico in proprio favore”. D’altro canto, Confprofessioni Toscana chiede con forza di rivedere questa scelta nei limiti possibili, come segnale di fiducia da parte della Regione Toscana. “Noi abbiamo accolto il “contributo di responsabilità” ora chiediamo per le professioni, ma anche per tutto il comparto del lavoro autonomo, affinché non vengano persi altri posti di lavoro, un “contributo di fiducia” da parte della Regione”.

Dunque a conti fatti, Confprofessioni chiede un immediato intervento, ma, conclude Battaglia, “se questo per oggi data la ristrettezza dei tempi non fosse possibile, chiede che i programmi delle prossime elezioni riconsiderino il bilancio regionale e lo qualifichino innanzi tutto al fine di rilanciare l’occupazione, perché il welfare regionale diventerebbe tanto più insostenibile in presenza di sempre maggiori sacche di disoccupazione e l’unica speranza che abbiamo è quella di ridurla al massimo”.

 

 

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