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Congresso PD: i dubbi di Nardella prima dello show down di Roma Politica

Firenze – Probabilmente non se lo aspettava, o forse sì visto quella pentola in continua ebollizione che è il Pd di questi giorni. Va bene la candidatura di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, al quale ha fatto sinceri auguri di buon cammino verso la segreteria del Nazareno. Ma che Eugenio Giani e Antonio Mazzeo, rispettivamente presidente della Regione Toscana e presidente del Consiglio Regionale, lo sostenessero pubblicamente, in aperta contrapposizione con lui, a Campogalliano dove Bonaccini ufficialmente ha messo le carte in tavola sulla corsa alla segreteria questo non deve averlo reso particolarmente felice.
E va bene le solite dichiarazioni sul fatto che al Pd prima dei nomi servono le idee per cambiare marcia, ma è indubbio che per Dario Nardella, Sindaco di Firenze, il cammino verso una possibile candidatura alla segreteria del Pd si è fatto più impervio dato anche il numero dei pretendenti: oltre a Bonaccini sono usciti fuori Elly Shlein, già vicepresidente della giunta regionale emiliana proprio con Bonaccini ora neo deputata Pd di cui tutti paio aspettare la decisione finale, e Paola De Micheli.
Matteo Ricci sindaco di Pesaro proprio oggi, sabato 26 novembre, terrà a Roma una conferenza stampa nel corso della quale potrebbe ufficializzare la sua discesa in campo. E a Roma il giorno dopo, domenica 27 novembre al cinema Quattro Fontane ci sarà anche Dario Nardella che ha organizzato una sorta di evento-convention con il sostegno di diversi amministratori locali fra cui Michele Emiliano e Matteo Lepore. Sarà il palco giusto per ufficializzare  la candidatura?

Tanto per cambiare il primo cittadino fiorentino ribadisce di no e continua con la solita tiritera “Sarà sulle idee, non su candidature, autocandidature o pluricandidature”. Ma è chiaro che a questo punto in tanti aspettino un segnale più deciso da lui. E la storica sala cinematografica romana in questo senso potrebbe essere davvero la location più adatta.

Anche perché nel frattempo il Pd ha dato vita a un organismo “pachidermico”, formato da ben 87 “saggi” e un’altra dozzina di “invitati (da presidenti di regioni a sindaci delle città metropolitane) che avrà il compito di  scrivere la nuova carta fondante del Pd: con una punta di cattiveria verrebbe da dire una specie di politburo alla russa, ma forse la cattiveria è davvero troppa. Tra parentesi la creazione del Comitato costituente segna anche il ritorno a casa di “Articolo 1” e di Roberto Speranza che potrebbe in questo modo fungere da inaspettato outsider anche se va detto che le sue quotazioni almeno per il momento resterebbero piuttosto basse per non dire inesistenti. Fra i nomi che circolano c’è pure quello di Enzo Amendola ex ministro degli affari europei nel governo Conte. Ma in questo caso le eventualità sembrano ridotte al minimo.  Il tutto in attesa delle primarie di fine gennaio.

Che farà dunque Dario Nardella? Continuerà a rimanere nella Sala di Clemente VII rinunciando al suo “sogno” di dare una nuova anima e un nuovo assetto al Pd, oppure proverà a ritagliarsi altri obiettivi, magari tra tre anni quando la Toscana dovrà scegliere un nuovo Governatore (tra l’altro il suo secondo mandato a sindaco scade nel 2024 e dunque avrebbe tutto il tempo per organizzare al meglio la “conquista” di Palazzo Strozzi Sacrati)?

Un dubbio amletico non da poco che in questi giorni sta attanagliando la sua mente perché il rischio di bruciarsi e di perdere peso politico nonostante tutto è davvero forte. Con le inevitabili ricadute che poi tutto ciò avrebbe inevitabilmente a livello locale con la Giunta comunale che da settimane è sottoposta al forcing di Italia Viva e del suo leader Matteo Renzi il quale non perde occasione per attaccare quello che un tempo fu il suo delfino.

Il primo cittadino fiorentino in questi giorni avrebbe intensificato i contatti con Bonaccini. Voci insistenti vorrebbero una trattativa fra i due: Nardella rinuncerebbe alla corsa alla segreteria in favore di Bonaccini in cambio della presidenza del Pd oppure di un incarico di primissimo piano all’interno del partito. Ma nell’entourage nardelliano si smentisce che ci sia una sorta di trattativa in corso.
Lui, come in un mantra, continua a ripetere l’importanza di mettere al centro di tutto le idee. “Poi – aggiunge – ci saranno anche i nomi. Domenica a Roma riuniremo un po’ di forze sociali perché il Pd si deve aprire non solo alle forze sociali, civili, ma anche ai giovani, all’economia, al lavoro altrimenti rischiamo di fare un congresso tutto dentro il nostro perimetro e autoreferenziale, invece dobbiamo coinvolgere le migliori forze del Paese”. Domenica dunque si deciderà il suo destino.
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