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Considerazioni fuori dai denti di un “Sousa-scettico” Sport

Firenze – Ieri un quotidiano poneva cinque domande alla Fiorentina, aspettandosi che fosse il mercato di gennaio a rispondere. Una domanda mi è sembrata (finalmente) acuta e particolarmente pertinente: una sola soluzione tattica non è poco? Pare che lo stesso Sousa abbia detto testualmente, dopo la partita contro il Chievo, che “per fare la differenza dobbiamo poter cambiare modulo e avere giocatori con caratteristiche differenti da quelli che già abbiamo”.

Il bravo giornalista chiosava che questo modulo, il 3-4-2-1, non solo è sempre quello, ma è anche prevedibile, poco duttile, e già preda del controgioco sistematico della maggior parte delle squadre italiane, grandi e “piccole” (esattamente come la penso io). Vedi Empoli, per esempio; ma io aggiungerei anche Roma e Juve, che con un paio di semplici accorgimenti, soprattutto sulle fasce, hanno messo con facilità irrisoria il dito sulla piaga di una Fiorentina dal gioco monotono, e fors’anche velleitariamente troppo dispendioso e “difficile” per la realtà del nostro calcio.

Io, come sapete, sono un “sousascettico”. Ma soprattutto sono uno che non sopporta i discorsi generici, retorici, fatti tanto per imbonire e per creare aloni di sapienza arcana intorno a figure in realtà modeste e nella migliore delle ipotesi tutte da verificare. Quando si parla di questo Sousa sembra che si parli di Mourinho, ma in realtà si parla di uno che ha appena fatto benino in Israele e in Svizzera. E guarda caso sono proprio queste figure che vanno a pennello ai nostri proprietari (Sousa lo avevano nel mirino da anni!), anche loro contenti di parlare di “progetti” senza dire in che consistono (ma già la parola è magica e persuasiva), di “sòle” da cui guardarsi sul mercato (per far apparire come una virtù il fatto che non spenderanno), di cose fatte bene da tutti in società e soprattutto da loro (anche perché nessuno ha mai saputo qual è un parametro per giudicare obiettivamente le cose fatte bene alla Fiorentina).

E allora torniamo a qualche perla sapienziale del nostro giovane tecnico. Non commento la sua affermazione di quando promise di vincere la Champions tra cinque anni perché non voglio far torto all’intelligenza di nessuno, e dunque neanche alla mia. Ma voglio tornare sul tema del modulo, perché Sousa è già alla seconda uscita abbastanza stravagante in proposito. Dopo l’umiliazione subita dal Carpi in Coppa, parlò, ancora una volta oracolarmente, di “identità” perduta dalla squadra (naturalmente scaricando le responsabilità sui giocatori!).

A parte il fatto che nessuno ancora ha capito bene in che consista questa identità, nel calcio italiano (vedi Mancini che ha cambiato 17 formazioni in 17 partite ed è primo in classifica) del perdere l’identità se ne fa un pregio, e non un difetto, perché cambiare significa “conoscere”: conoscere gli avversari per prevenirli, conoscere i propri giocatori per non abusarne (magari in ruoli non loro), conoscere le strategie oltre che le tattiche, e conoscere anche che da “integralisti religiosi” in Italia non si va da nessuna parte (o meglio: si sta un anno e “si va” all’estero. E non vorrei che fosse proprio questa l’idea del nostro Sousa!).

E ancora più sorprendente è la sua uscita del dopo-Chievo: c’è bisogno di comprare giocatori che permettano di cambiare modulo! Tutti quelli che hanno un minimo senso dell’osservazione sanno bene che quei giocatori per cambiare modulo la Fiorentina li ha già, ma che Mister Sousa non li fa giocare (vedi soprattutto Mati e Suarez, per non dire di Rossi); e sanno anche quale sarebbe il modulo alternativo ideale, perché la squadra lo ha già giocato l’altr’anno, praticamente con gli stessi effettivi oggi a disposizione, con ottimi risultati (anche relativamente all’autostima dei giocatori e alla loro valorizzazione).

Evidentemente, però, non è quello, e cioè un 4-3-3 o una delle sue tante varianti, il modulo alternativo cui si riferisce Sousa, perché altrimenti lo avrebbe già provato. E allora siamo tutti curiosi di sapere quale nuovo schema griffato si voglia tirar fuori. Già mal sopportiamo una difesa a tre che sistematicamente fa mancare un giocatore alla costruzione del gioco, e mal sopportiamo un centrocampo a due che nessuno in Italia è riuscito a far giocare e a far vincere (a parte lo Spalletti di anni fa, che però aveva un certo Totti a fare il centravanti). Ci mancherebbe solo l’invenzione talebana di un altro schema non convenzionale, di quelli che sorprendono alla prima e diventano (come quello attuale) un limite e un insulto al buon senso alla seconda; e che magari servono solo per far esclamare che quello sì che è un tecnico “innovatore”!

Mi direte che non serve polemizzare in questo modo su frasi in fondo pronunciate in circostanze particolari, che vanno commentate più per la loro opportunità (o inopportunità) che per la loro verità. Ma qui si tratta di conoscere le premesse degli auspicati aggiustamenti di gennaio. Si tratta di capire chi viene e soprattutto chi va (un’altra frase storica Sousa l’ha pronunciata dicendo di essere in ansia non tanto per gli arrivi quanto per le partenze!).

Ed è qui che mi sembra utile fare e chiedere chiarezza e esplicitezza. Per non ingenerare illusioni ma anche per non frustrare sogni. Perché io a quel sogno (è questa la mia rabbia), con le circostanze favorevoli e il vento della sorte che finalmente appare benigno per la Viola, ci credo davvero. Un sogno che però va alimentato con concretezza e con una visione realistica delle cose, non con parole che non significano nulla e dalle quali è impossibile inferire alcunché di pratico.

Se da tutto questo “ottimismo della volontà” da parte di tecnico e dirigenti ne sortisse che vanno via Mati e Suarez, che anche Rossi cerca asilo politico altrove, che Alonso magari non firma il prolungamento del contratto, che Babacar pensa già a un suo futuro altrove, se non ora l’anno prossimo, e che Berna sente più forti le sirene del mercato magari per andare a giocare finalmente nel suo ruolo, ebbene tutto questo, chiunque arrivasse, non potrebbe che ammontare a un autentico fallimento dell’attuale gestione. Altro che moduli nuovi e gioco nuovo!

 

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