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Consiglio di Stato, stop al Far West delle ordinanze Breaking news, Cronaca

Firenze – Siamo ormai al paradosso. A Firenze o a Greve in Chianti è possibile, come da decreto nazionale, svolgere attività motoria nei pressi di casa, a Bagno a Ripoli è invece vietato. O meglio. Nel comune ripolese si può ma da ieri soltanto “per motivi di salute”. Dove lo Stato consente, il Comune vieta. Il risultato? A San Polo in Chianti (almeno fino ad oggi) l’attività motoria è consentita, a Capannuccia no, se non con certificato medico. E la due frazioni distano pochi metri l’una dall’altra.

Del resto, da a un mese a questa parte, la corsa alla restrizione non sembra avere fine. Come un fiume in piena le ordinanze creative vedono Regioni e Comuni rincorrersi da Nord a Sud passando anche per il Centro. Fino a giungere all’ordinanza clamorosa del sindaco di Messina che vieta da oggi lo sbarco in Sicilia se non dietro nulla-osta preventivo. Altro che passaporto. Siamo addirittura al visto. 

Un provvedimento, ritenuto privo di ogni elementare fondamento giuridico tanto da costringere il ministero dell’Interno e la presidenza del Consiglio dei ministri a correre ai ripari. Interpellato per l’annullamento straordinario dell’ordinanza, il Consiglio di Stato ha espresso con urgenza il suo parere forte e chiaro: “In presenza di emergenze di carattere nazionale, pur nel rispetto delle autonomie costituzionalmente tutelate, vi deve essere una gestione unitaria della crisi per evitare che interventi regionali o locali possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza, soprattutto in casi in cui non si tratta solo di erogare aiuti o effettuare interventi ma anche di limitare le libertà costituzionali”.

Insomma stop al fa-da-te. Un freno non solo a Messina ma, presumibilmente a catena, anche a tutte quelle ordinanze che riducendo appunto la libertà di movimento travalicano le competenze locali per sconfinare nella potestà esclusiva dello Stato.

Il Consiglio di Stato definisce “abnorme” l’ordinanza messinese e la bolla di illegittimità sotto numerosi profili. Dalle lesioni alla Costituzione (a cominciare dagli art.3 sull’uguaglianza, art.16 sulla libertà di circolazione, art. 117 e 120 sulle competenze) a finire al mancato rispetto dell’ultimo decreto legge del Governo  che vieta ai sindaci di assumere provvedimenti in contrasto con quelli dello Stato e che travalicano i limiti fissati e alle Regioni di eccedere i limiti dati dalle loro competenze.

Il Consiglio di Stato è molto chiaro e tassativo: “Compete al Governo centrale un ruolo di vigilanza affinché le misure a tutela della salute adottate dagli enti territoriali non limitino arbitrariamente i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di movimento la quale, come noto, è tutelata dall’articolo 16 della Costituzione in base a una riserva di legge di natura rinforzata”.

Prosegue ancora il Consiglio di Stato: “In presenza di emergenze di carattere nazionale, dunque, pur nel rispetto delle autonomie costituzionalmente tutelate, vi deve essere una gestione unitaria della crisi per evitare che interventi regionali o locali possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza, soprattutto in casi in cui non si tratta solo di erogare aiuti o effettuare interventi ma anche di limitare le libertà costituzionali”.

A poco più di un mese dalla dichiarazione d’emergenza potrebbe essere l’avvio di un riordino nel Far West delle ordinanze locali.

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