energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Consiglio regionale al via: Giani presidente, prima denuncia M5S Politica

Firenze – Nessuna sorpresa, Eugenio Giani passa subito: la presidenza dell’assemblea regionale è sua con trentadue voti facili facili. Lo votano Pd, Lega Nord, Fdi e Fi; voto ai propri rappresentanti per il gruppo di Sì Toscana a sinistra e M5S. Due proposte del neopresidente all’interno dell’articolato e lungo discorso con cui celebra l’insediamento, fanno capire che il nuovo assetto regionale fa sul serio: la prima proposta, ferie limitate. Vale a dire, citando Giani, “quest’anno non sarà possibile”. Cosa? Manenere la chiusura dei 15 giorni come era stata messa in pratica anno scorso. Ferie zero o limitatissime quindi e una novità che lo stesso governatore Rossi appoggia: la possibilità per presidente, assessori e consiglieri di fregiarsi della fascia tricolore; a cui Rossi aggiunge, per segnalare la forte appartenenza toscana, un bel Pegaso alato.

Se il discorso di Giani insediato è tutto improntato alla creazione di un “giusto clima” di rapporti sereni anche con l’opposizione, i primi tre interventi, in apertura di seduta e l’uno di fila all’altro, rischiano invece di rappresentare il prodromo del carattere che avrà la battaglia in consiglio regionale. Nell’ordine infatti erano intervenuti Giannarelli, Borghi e Fattori. Vale a dire, le opposizioni. Che cominciano già a becchettarsi (M5S e Lega nord), tranne poi avanzare un comune sentire (M5S e Sì Toscana). In ordine, la prima fonte di polemica è quella che si scatena fra Borghi e il rappresentante pentastellato per quanto riguarda la lamentela di quest’ultimo al non ottenere  rappresentanza negli organi di garanzia (leggi Ufficio di Presidenza). Ma come, dice in sintesi  il consigliere della Lega, vi abbiamo contattato per avere un’unico portavoce dell’opposizione e voi avete detto no, cosa vi lamentate? Per ricordare la diatriba, da Borghi era pervenuta al M5S una proposta di “unire” le opposizioni in un solo portavoce. “Non ci sta bene – è la spiegazione di Giannarelli – in quanto la Lega ci ha parlato solo della figura del portavoce vale a dire di una poltrona. Noi invece abbiamo cercato le altre opposizioni sulla sostanza vale a dire sulla necessità di ottenere rappresentanza negli organi di garanzia, là dove si fanno i giochi sul serio. E a questo non abbiamo ricevuto risposte”.

E’ così che la intende anche Sì Toscana, che spiega di ritenere assolutamente grave che dall’Ufficio di Presidenza venga esclusa una rappresentanza della sinistra. Di più. Il fatto è, dice Sì Toscana, che tutto lo spirito del consiglio è definito secondo una legge “che per noi è incostituzionale”. Bene, il nuovo assetto dell’Aula, dice la sinistra, è già predisposto “con un accordo di potere di pieno stile Nazareno”. Tant’è vero, che al pari del M5S e differentemente dalla Lega, voterà un suo candidato alla Presidenza prima e alla vicepresidenza poi, Paolo Sarti. Mentre M5S vota il nome di Giannarelli per le due cariche e di Irene Galletti all’Up.

Eugenio Giani si insedia dunque sullo scranno di presidente dell’assemblea, ed ecco il secondo step: si forma l’Ufficio di Presidenza. Esattamente come pronosticato, i due vicepresidenti sono Marco Stella (Fi) e Lucia De Robertis (Pd); i due consiglieri segretari sono Antonio Mazzeo (Pd), presentato da Marras (capogruppo regionale Pd in consiglio regionale) e Giovanni Donzelli, FdI.

E qui scoppia il primo gesto forte dei pentastellati. Sospesa l’assemblea per cinque minuti, i rappresentanti dei M5S convocano una conferenza stampa seduta stante, in cui denunciano una sorta di conventio ad excludendum nei loro confronti. Una sorta di accordo che li taglia fuori impedendo alla terza forza politica regionale di essere presente là dove è più forte il bisogno di trasparenza e garanzia. “Atto grave, gravissimo” commenta Giannarelli, che rileva come una massa molto grande di elettori non venga di fatto rappresentata proprio là “dove la trasparenza è più necessaria”.

claudio borghi fra i banchiIn realtà, negli stessi organi non c’è neanche la Lega Nord, il secondo partito della regione. Certo, ma la Lega Nord spiega, attraverso Borghi, che l’indicazione di voto di Donzelli e precedentemnte di Stella è voluta nel senso che deriva “dal preciso mandato ricevuto dagli elettori”, vale a dire marcare “anche fisicamente l’opposizione rispetto alla maggioranza”. Di fatto, l’impressione è che la Lega lasci al centrodestra “classico” il ruolo di “destra istituzionalemandandola avanti col proprio appoggio, il che gli consente di giocare a mani libere sul terreno dell’opposizione dura e pura. Insomma par di capire che la lotta ingaggiata sul terreno col M5S sarà quella di alzare l’asticella nel senso della “purezza” nel ruolo di oppositori. Ma, nel caso Lega, mantenendo la possibilità di far sentire il proprio peso attraverso i rappresentanti della destra di “sistema”. Che infatti vengono votati fdalla Lega.

Infine, ultima annotazione sulla giunta Rossi, che è stata presentata ufficialmente al consiglio. Se nessuna sorpresa, com’era ovvio, si è verificata, tuttavia rimane sempre scoperto l’ottavo assessore. O meglio la situazione al limite del paradossale è che dell’ottavo si conoscerebbero nome e deleghe (la senese Monica Bardi che dovrebbe prendere in carico cultura, ricerca e innovazione, oltre a diventare vicepresidente) ma ancora non c’è ufficializzazione in quanto “ragioni di pura natura tecnica” ne stanno procrastinando la nomina. Anche se nell’attesa che si sta prolungando qualche voce giunge dai corridoi del Pd questa volta romano: parrebbe infatti che la nomina di Barni non sarebbe gradita al vertice del partito a causa delle sue provenienze socialiste e soprattutto del fatto che non sarebbe stata “concordata politicamente” con Nencini.

foto di copertina: un momento del consiglio regionale; nel testo: il consigliere della Lega nord Claudio Borghi fra i banchi

Print Friendly, PDF & Email

Translate »