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Consiglio regionale, passa legge “ammazzacinghiali”, animalisti: “Non è finita” Ambiente

Firenze – Passa in consiglio regionale la legge ormai conosciuta come legge “Remaschi”, dal nome dell’assessore che l’ha presentata. Una legge che altri chiamano “ammazzacinghiali”, anche se, nonostante siano loro nel mirino, non si esime di “sfoltire” anche le fila di altri ungulati, ad esempio i caprioli. Come? Con i fucili dei cacciatori.

Gli abbattimenti straordinari che da oggi sono autorizzati sul territorio toscano infatti riguardano cinghiali, daini, caprioli: tutti animali che avrebbero superato nei territori toscani il numero di 200 mila esemplari, con un grande danno, come da anni dicono gli agricoltori, alle colture anche di pregio del nostro territorio. La legge è passata oggi col voto di Pd, Forza Italia e Fdi, mentre pollice verso è giunto da M5S e Sì Toscana a Sinistra. La Lega Nord si è astenuta.

Le argomentazioni del “no” del fronte animalista (CAART Coord. associazioni animaliste Regione Toscana, LAV Lega anti vivisezione, Restiamo Animali) in buona sostanza sono esemplificate da una sorta di slogan: “Una legge a beneficio degli armieri”.

Infatti, fra le particolarità che distinguono la legge Remaschi, c’è quella dell’estensione, ogni tre anni, della caccia in tutte le stagioni. Risultato? Per gli animalisti, scarso o tutto da comprovare per quanto riguarda lo sfoltimento degli ungulati, sicuro invece per quanto attiene ai benefici che apporterà alla filiera italiana delle armi., “Secondi solo agli USA – spiegano i rappresentanti delle associazioni animaliste – gli armieri italiani producono all’80% armi da caccia e devono affrontare un problema: il calo numerico dei cacciatori che sarà evidentemente rimpiazzato dall’invenzione della filiera alimentare selvatica, tenuta a battesimo all’Expo”.

Altro punto contestato dagli animalisti, la creazione di una filiera alimentare della carne degli animali selvatici abbattuti prevista dalla legge regionale, che “trasforma gli animali da patrimonio indisponibile dello stato in merce, senza alcuna considerazione per la dignità della vita selvatica”.

Il punto è, spiegano le associazioni contrarie alla legge, che, laddove “la vita degli animali selvatici poteva essere considerata un bene comune da tutelare a vantaggio di tutti, la Regione Toscana ha scelto la strada opposta, con cinghiali e caprioli considerati come vite in eccesso da decimare e trasformare in cibo”. Infine, segnalando le “posizioni di retroguardia, anacronistiche della Regione Toscana”, la nota delle associazioni conclude: “Il futuro è nella convivenza pacifica fra le specie; non abbiamo bisogno di fucili e logiche di guerra, ma di una dichiarazione di pace agli animali selvatici e all’ambiente che li circonda”.

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