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Consulta professionisti boccia regolamento urbanistico Cronaca

 

Firenze – Dicono no, operatori, porfessionisti e tecnici al Regolamento urbanistico del Comune di Firenze. Perché? In buona sostanza, perché è troppo “timido”e tiene il “freno a mano tirato” proprio sul riuso. E da timido si passa a poco coraggioso se si guarda alla capacità di “immaginare” la città contemporanea nel futuro.

Le osservazioni giungono dalla Consulta interprofessionale della provincia di Firenze che riunisce gli Ordini e i Collegi delle professioni tecniche rappresentati da Alessandro Jaff, presidente dell’Ordine degli architetti, Lorenzo De Luca, consigliere dell’Ordine degli agronomi e forestali, Bruno Ulivi, consigliere del Collegio dei geometri, Marco Pasquini, presidente del Collegio dei periti industriali, Pierfrancesco Cavicchioni, consigliere del Collegio dei periti agrari, Piero Caliterna, consigliere dell’Ordine degli ingegneri e Luciano Lazzeri, consigliere dell’Ordine dei geologi.

E, sebbene siano rilevate le positività che esistono nel piano urbanistico, dalle linee di ispirazione generale all’impegno a contenere il consumo di suolo all’attenzione alla sicurezza idrogeologica e sismica, pure le criticità rilevate rimangono tante. Ed ecco il primo paradosso segnalato dai professionisti: seppure il Ruc si bsi su una visione di città le cui principali trasformazioni riguardererebbero gli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana sul patrimonio edilizio esistente, “paradossalmente però – rilevano i professionisti – il piano prevede una vera e propria stretta sulle possibilità di intervento e tende a sottoporre a restauro e risanamento conservativo anche immobili privi di significativo valore architettonico o testimoniale”. Uno snodo focale, che denucnia, secondo i professioisti, “una sorta di timidezza del piano nell’affrontare il tema della riqualificazione del patrimonio edilizio recente e della ricerca di una migliore qualità architettonica della città contemporanea attraverso un approccio di ‘conservazione attiva’”. Insomma, un punto che di fatto renderebbe impossibile, sempre secondo la Consulta, “la riqualificazione e l’ottimizzazione architettonica, energetica e sismica degli edifici in gran parte della città. Senza contare i rischi di contenziosi che un’interpretazione eccessivamente ampia della nozione di restauro e di risanamento conservativo potrebbe comportare”.

Altro punto critico? I cosiddetti edifici incongrui, per i quali sono previste solo contenute possibilità di trasformazione (con il nuovo Ruc si impediscono diverse collocazioni e sagome a seguito di interventi di demolizione e ricostruzione; si limitano le destinazioni d’uso) che secondo i professionisti mettono un freno alle possibilità di riuso di tali volumetrie. Per la Consulta andrebbero così rivisti gli obblighi ed extraoneri sul riuso introdotti sugli interventi sul patrimonio edilizio esistente, destinati a gravare pesantemente sulla fattibilità economica degli interventi. Inoltre, la necessità di reperire parcheggi o di monetizzarli ben oltre a quanto già previsto dalle normative nazionali in vigore, anche in caso di cambi di destinazione d’uso e frazionamenti, secondo i professionisti sarà “un ulteriore stimolo alla trasformazione non auspicabile di negozi o fondi artigianali in garage, che impoverirà la struttura urbana con ricadute sulla vivibilità dei quartieri”.

Ancora, criticità per quanto riguarda il taglio minimo degli alloggi, che in caso di frazionamento dell’unità immobiliare non possono essere inferiori a 50 mq. Un limite che riguarda tutto il territorio comunale, e che apppare “misura anacronistica” secondo la Consulta, tenendo conto del cambiamento sociale in atto, con prevalenza di di unità monofamigliari. I professionisti chiedono che venga mantenuto il parametro della superficie netta, che tiene conto dell’effettiva superficie vivibile di un alloggio. E non mancano i dubbi sull’adozione della definizione di “superficie utile lorda”.

Trasformazioni, la Consulta le vorrebbe “inserite in un disegno strategico più ampio che garantisca una ricaduta positiva sulla qualità della vita dei cittadini, sull’accessibilità e sull’architettura della città pubblica”. E dunque, vorrebbe anche “indicazioni per una maggior qualità progettuale e che vi sia un più ampio ricorso al concorso internazionale di progettazione”.

Tramvia. Non solo infrastruttura di trasporto, ma i professionisti la vorrebbero considerata alla stregua di un vero e proprio “progetto lineare di paesaggio urbano che metta in connessione le varie parti di città in modo coerente alla struttura in cui si inseriscono, un’occasione unica di riqualificazione urbana che deve tenere in massima considerazione il progetto degli spazi di relazione, del verde e dell’arredo urbano, l’accessibilità e la permeabilità pedonale e ciclabile per stabilire una relazione simbiotica con i quartieri e con il tessuto in cui si inseriscono”.

Trasferimento di volumi (o perequazione) . La proposta della Consulta introdurrebbe maggiori elementi di flessibilità e premialità. “Il Ruc – dicono i professionisti – dovrebbe consentire per le aree di trasformazione l’atterraggio e il decollo anche parziali rispetto ai dimensionamenti indicati e prevedere l’aumento dei premi sulla superficie a trasferimento senza penalizzare i cambi di destinazione d’uso”.

Di grande importanza anche la regolamentazione dei crediti edilizi, affinchè siano consentiti gli interventi di demolizione degli edifici incongrui e di costruzione sui terreni di atterraggio in forma differita, “e al fine – aggiungono i tecnici – di garantire la corretta gestione di crediti edificatori eccedenti che si possono creare quando, in un comparto discontinuo, le superfici da demolire superano le capacità di reimpiego nell’area di atterraggio”.

Infine, Parco delle Cascine e territorio rurale. Il Parco principale di Firenze dovrebbe, secondo la Consulta, essere misurato “non con numeri e altezze degli alberi da piantare, ma con veri e propri progetti che rendano efficaci gli interventi a distanza di anni”. Per quanto riguarda il territorio rurale, secondo gli esperti, nel momento in cui l’amministrazione comunale stabilisce la destinazione agricola di un terreno, “il Ruc dovrebbe garantire la dotazione di annessi agricoli, indispensabili per consentire all’agricoltura di essere praticata”.

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