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Consumi alimentari: stridenti contraddizioni tra spazzatura e spending review Economia

La ricerca sulle eccedenze alimentari condotta dalla Fondazione per la sussidiarietà e dal Politecnico di Milano, in collaborazione con Nielsen, presentata oggi a Milano, rivela che lo spreco di cibo in Italia è pari a 6 milioni di tonnellate per un valore di 13 miliardi all’anno. L'organizzazione professionale agricola Coldiretti, nel commentare i risultati della ricerca, non ha difficoltà a prendere atto che, pure in un periodo di forte crisi, "un mese di spesa l'anno finisce nella spazzatura". Ma c'è un'altra faccia dei consumi alimentari degli italiani, secondo l'analisi Coldiretti-Swg: quasi sei famiglie su dieci (57%) di fronte alla crisi stanno adottando una spending  review della tavola, riducendo  gli sprechi.

Tra gli italiani che hanno ridotto gli sprechi secondo l’indagine Coldiretti/Swg il 47% lo ha fatto facendo la spesa in modo più oculato magari direttamente dal produttore con l’acquisto di cibi più freschi che durano di più, il 31% riducendo le dosi acquistate, il 24% utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18% guardando con più attenzione alla data di scadenza. Le esperienze del passato portano gli anziani a sprecare meno dei giovani e le famiglie meno dei single, i quali peraltro sono spesso costretti – precisa la Coldiretti – ad acquistare maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati.
Con la crisi nelle famiglie però frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati avanzati vengono però sempre pià spesso – sottolinea la Coldiretti – salvati dal bidone con il ritorno più frequente in tavola dei piatti del giorno dopo: dalle ottime polpette di carne alle frittate di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia ma anche la classica panzanella per recuperare anche il pane e le macedonie di frutta. Un ritorno ad un passato più povero che ha dato origine a gustose ricette diventate simbolo della cultura enogastronomica del territorio come – conclude la Coldiretti – la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

I dati della ricerca Fondazione sussidiarietà-Politecnico di Milano. Nel dettaglio, precisa Coldiretti, la realtà è che il 58% del cibo viene perso nella produzione e distribuzione, come gli alimenti che restano sugli scaffali dei supermercati e superano la data di scadenza, ma per il resto si tratta di cibo andato a male nelle case (3,4%) o di avanzi non utilizzati (5%) tanto che ogni anno nelle famiglie finiscono nel bidone 42 chili di alimenti a testa pari a 117 euro a persona. Lo spreco riguarda per il 40% le bevande, per il 25% il prodotto fresco, per il 17% generi a lungo conservazione, per il 14% frutta e verdura, per il 6% carne e pesce, per il 4% il pane e per il 2% i surgelati.

Foto www.conipiediperterra.it

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