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Consumi fermi gelano speranze di ripresa Economia

Rispetto ad agosto, i consumi a livello nazionale risultano fermi. Impietriti. Anzi, in termini tendenziali vantano addirittura una diminuzione, del 2,4%. I “numeri” li dà l'Icc (indicatore dei consumi confcommercio) che, valutando la “sosta” in termini di media mobile a tre mesi, conferma che la tendenza è al ristagno, o stabilizzazione, per dirla in termini tecnici. Tutto ciò, nonostante i segnali facciano pensare a un'attenuazione della crisi e a un miglioramento del quadro congiunturale (legato tuttavia solo al “sentire” delle famiglie e delle imprese). Ma tant'è, rimane sul tavolo il dato oggettivo: nessun recupero della domanda interna, nessun segnale di crescita dell'occupazione, nessun aumento del reddito disponibile.

Se si guarda alla dinamica tendenziale dell'Icc d'agosto, secondo quanto illustra Confcommercio, si vede una diminuzione dello 0,7% della domanda relativa ai servizi e del 3,5% della spesa per i beni. I valori positivi, rispetto all'agosto dell'anno scorso, si hanno solo per quanto riguarda i beni e i servizi ricreativi e per i beni e servizi che riguardano le comunicazioni: rispettivamente, +0,5% e +1,0%.

La scure della crisi si è abbattuta invece su alimentari e bevande, oltre che sui tabacchi, -4,8%. In particolare, la crisi è un ottimo incentivo per smettere di fumare, almeno stando alla “mazzata” che ha preso il settore.
Beni e servizi per la mobilità, continua il calo innescatosi già da due anni, che ad agosto, intermini tendenziali, è stato del 4,6%. Frena leggermente, ma continua, il calo della domanda per i mezzi di trasporto da parte di privati.

Inoltre, Confcommercio tiene a sottolineare che i deboli segnali di ripresa dell'attività produttiva (sempre se confermati) produrranno gli altrettanto deboli effetti fra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. L'ordine di grandezza in cui si muove è il seguente: produzione industriale, +0,6% ad agosto, +0,2% a settembre;  ordini, + 0,1% ad agosto, +0,7% a settembre.
Un miglioramento debole, su cui tra l'altro pesa il carico fiscale su famiglie  e imprese che, in assenza di misure incisive volte alla sua diminuzione, non permette certo di liberare reddito.  Anzi, il rischio che Confcommercio lascia trapelare, è che “la necessità di consolidamento dei conti pubblici passi ancora una volta attraverso interventi di aumento delle entrate con misure che potrebbero comprimere le già modeste aspettative di crescita del 2014". Insomma, pressapoco ciò che è già avvenuto con l'Iva.

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