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Consumi: regali di Natale, per ora “l’impennata” non c’è Breaking news, Economia

Firenze – Le aspettative sui consumi legati al Natale erano ottimistiche, come spiega la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, registrando i dati pervenuti a un confronto con le principali sedi territoriali toscane dell’associazione, ma il Ponte dell’Immacolata ha tradito un po’ le attese. In sintesi, i dati sembrano dipingere una situazione in linea con l’anno scorso, senza l’impennata prevista, dal momento che, come ricordano dall’associazione di categoria, “pur restando il budget per i regali, secondo le stime nazionali dell’ufficio studi della Confcommercio, quello dello scorso anno – intorno alle 166 euro a persona – in generale, per effetto di tredicesime più robuste, le famiglie avranno a dicembre una maggiore disponibilità economica: 1.497 euro al netto di tasse e spese obbligate, la cifra più alta degli ultimi dieci anni (erano 1.435 nel 2008) ovviamente comprensiva di tutti i consumi, alimentari e non”.

Ma la variabile negativa, quest’anno, è stato senz’altro il clima: freddo e piovoso,  ha spinto senz’altro molte famiglie a rimandare gli acquisti “e, in qualche caso, ha riportato una lieve depressione che ora non favorisce le spese” come dice la presidente di Confcommercio Toscana.

“Confido che l’accelerata arrivi nel prossimo fine settimana –  prosegue la presidente – sono certa infatti che i toscani non mancheranno all’appuntamento con i regali sotto l’Albero. Forse saranno di più i “last minute”, ma la maggior parte delle persone qualcosa acquisterà, anche solo per fare un presente ai familiari più stretti e agli amici più cari”.

Così, sebbene i dati che fotografano Pil e occupazione siano senz’altro migliori (in Toscana +14mila addetti nel secondo trimestre 2017 rispetto al II trimestre 2016) “passerà ancora del tempo prima che questo si traduca in un aumento deciso dei consumi – spiega il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni –  per adesso, la mancanza di una stabilità economica e politica del Paese, il mancato taglio delle tasse, l’incertezza sul futuro, ancora fanno propendere i più all’oculatezza. Molti useranno le maggiori risorse disponibili per mettere a punto i bilanci familiari, fare spese necessarie per la casa, magari concedersi un viaggio o una cena in più al ristorante. Ecco perché prevediamo che la spesa per i regali di Natale dovrebbe restare in linea con quella del 2017″.

Per quanto riguarda i settori merceologici, quello 2017 in Toscana sarà un Natale a due misure: buono, a tratti ottimo, per il settore della gastronomia, dove gli operatori che offrono prodotti artigianali e di eccellenza dichiarano aumenti di fatturato fino al +5% ed oltre rispetto allo scorso anno; meno brillante, e ancora in linea con il Natale 2016, il non alimentare.

“I toscani si tratteranno molto bene a tavola per le feste: pasta fresca ripiena, pronti da cuocere della macelleria, formaggi, vini e dolci artigianali sono molto richiesti, così come i cesti di prodotti tipici alimentari da regalare, che sono tornati di gran moda. C’è più attenzione per la qualità di ciò che si mangia, così come per nuove tendenze ed esigenze alimentari, dal senza glutine alle specialità vegetariane o vegane, e questo fa spazio a nuove prospettive di vendita per chi si specializza”, sottolinea Marinoni.

Per l’area no-food, dicembre conoscerà i soliti picchi di vendite per alcuni prodotti: “libri, profumi, creme, articoli da regalo di tendenza, oggetti per la casa sono ideali per chi vuole investire anche piccoli budget, dalle 15 euro in su. Poi c’è il versante dei giocattoli, che non perdono mai appeal perché i bambini sono sempre in cima alla lista dei doni”. Nelle previsioni, tuttavia, il 90% degli operatori del non-alimentare non si aspetta grossi exploit e anzi si riterrebbe soddisfatto  di stare in linea con il 2016.

 I più pessimisti sono i negozianti della moda, ancora alle prese con momenti difficili, “e i saldi alle porte, uniti ad occasioni di sconto tutto l’anno, non aiutano certo a rilanciare gli acquisti”, dice il direttore Marinoni, “si aggiunga che l’autunno è stato caldo e il freddo vero è arrivato tardi. Molti aspettano il 5 gennaio per rinnovare il proprio guardaroba con giubbotti, capospalla e abiti più importanti. Il Natale si salverà per la voglia di indossare qualcosa di nuovo per le feste e qualcosa da mettere sotto l’Albero – accessori, soprattutto. Ma il grosso degli acquisti  sarà rinviato ai saldi”.

Per quanto concerne i capoluoghi toscani, la situazione è per molti versi omogenea. “Ovunque ci si aspetta un Natale di tenuta, non peggiore del 2016, e questo è già positivo. Ci sono alcune aree felici, come Arezzo, dove il successo inatteso dei mercatini natalizi in centro storico ha portato grande affluenza di turisti risollevando le vendite. Ma ci sono anche città in difficoltà: Livorno, per esempio, dove la recente alluvione è ancora una ferita aperta e i commercianti, gioco forza, si aspettano un Natale in tono minore. In generale, là dove si riescono ad intercettare più turisti – vedi Firenze, Lucca o Siena – la situazione è leggermente migliore, ma soprattutto, anche in questo caso, per il settore ristorazione e gastronomia. Per far volare il resto, l’Italia dovrebbe infondere nelle famiglie più fiducia nel futuro nel solo modo possibile: taglio delle spese e taglio delle tasse, per lasciare più soldi nelle case”, conclude il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni.

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