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Consumismo e Web 2.0: Bodei e Riva ne parlano allo Stensen Opinion leader

Firenze – Un punto cruciale tocca l’ottavo incontro del percorso “Eros, Filìa, Agape” proposto dallo Stensen (sabato 31 gennaio – ore 15,30 auditorium di Viale Don Minzoni, 26C). Il filosofo Remo Bodei e lo psicologo Giuseppe Riva discuteranno sulla relazione fra l’uomo e il suo contesto empirico, il mondo degli oggetti che oggi non sono più solo gli atomi della materia ma anche i bit dell’universo digitale.

Nella teoria marxiana gli oggetti contengono un  valore dato dal lavoro dell’uomo che nel produrli aliena se stesso in funzione del plusvalore capitalistico. Nella società dei consumi, gli oggetti diventano solo materia fisica indifferente da utilizzare e gettare per sostituirla con un’altra: una pulsione alla distruzione dell’oggetto in funzione della riproduzione costante di esso per far girare il motore dell’economia.

Dal punto di vista filosofico non si parla dunque di alienazione, ma di individualismo egotistico che non ha alcun coinvolgimento nei confronti di quanto lo circonda. Non solo non dà valore, ma toglie valore e dimentica una realtà fondamentale: sono gli oggetti  che sopravvivono alla persona e possono continuare a trasmettere qualcosa di lei.

Come tornare a una relazione diversa con gli oggetti, come farli diventare “cose”  che “sono  – nella definizione di Bodei – miniature di eternità”?  La parola “cosa” viene dal latina “causa”, ciò per cui vale la pena battersi, perché ci sta a cuore e si sente componente importante della consapevolezza di se stesso. Trasformare gli oggetti in cose rende dunque più sensata la nostra vita.

Secondo Bodei, è  l’amore, inteso come carica emozionale e come investimento intellettuale, che vede gli oggetti  “sub specie aeternitatis” e ne modifica il senso trasformandole “in cose da amare e santificare proprio grazie alla loro singolarità, al loro essere nodi specifici di relazioni cognitive e affettive”, come scrive nel suo saggio “La vita delle cose”.  Ecco una declinazione dell’amore che non è propriamente “filìa” affetto, attaccamento, che riguarda l’amicizia, ma comprende – e lo spiegherà nel suo intervento – un pezzetto di tutte e tre le categorie che esprimono le relazioni fra gli uomini.

Si può fare una riflessione analoga per  quanto riguarda l’esperienza virtuale attraverso le tecnologie multimediali? Qui il ragionamento coinvolge in particolare i social network, perché sono strumenti che creano relazioni umane su un piano diverso da quello fisico. Riva, che ha sviluppato una nuova area di ricerca, la psicologia dei Nuovi Media o Ciberpsicologia, sostiene che l’utente del computer tende a rendere i rapporti, che intesse attraverso la rete, sempre più simili alla natura di quelli che intrattiene nel mondo reale.  Da qui trae la conseguenza che anche gli atti che compie nei social network entrano a far parte della sua esperienza sensibile.

Ci sono tuttavia delle differenze che attengono ai contenuti valoriali ed emozionali dell’utente ed è quanto il suo team sta monitorando. Le ricerche puntano a chiarire come nella realtà virtuale si strutturano e come cambiano le relazioni umane, visto che coinvolgono persone che non hanno mai avuto fra loro alcun rapporto “faccia a faccia” né dunque alcuno scambio di tipo emozionale.

In che senso si può parlare, per esempio, dell’amicizia che si forma nei social e come si differenza, se si differenzia, dall’amicizia sensoriale è quanto spiegherà allo Stensen lo studioso che parte da un’osservazione sperimentale: stanno nascendo “reti sociali ibride, costituite da legami virtuali e da legami reali, che danno vita alla interrealtà, un nuovo spazio sociale”.  La domanda cruciale è se questa “interrealtà” migliora o peggiora la qualità delle relazioni umane.  

 

Foto:  www.ncchurches.org

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