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Consumo suolo, l’architetto Celebre: “Dati sconfortanti, spariscono circa 19ha/giorno” Breaking news, Cronaca

Firenze – Il consumo di suolo per lo più agricolo è una delle piaghe cui l’Italia non è mai riuscita a porre rimedio, come mettono in rilievo i dati del 2021, presentati l’estate scorsa dal SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) con ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambientale). Sulla questione abbiamo posto alcune domande all’architetto Paolo Celebre, che con Italia Nostra ha più volte puntato le luci sul tema.

Il consumo di suolo in Italia continua a divorare territorio, ma ci sono interventi normativi in materia ?

“Iniziamo col dire che si tratta di dati sconfortanti. Dopo un rallentamento dovuto alla pandemia, il consumo non solo non rallenta, ma riprende con maggior velocità (2 mq/sec), sfiorando i 19 ha/giorno cioè circa 70 kmq in un anno, il maggior valore mai registrato nei 9 anni del monitoraggio a scala nazionale, regionale e comunale. Un ritmo non sostenibile favorito dall’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese, o dall’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale. Inoltre, siamo alle prese anche con i mutamenti avvenuti nel campo della produzione e della circolazione delle merci, come dimostra la proliferazione sul territorio dei grandi centri logistici. Le conseguenze economiche, e i “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni, sono stimati in 8 miliardi di euro l’anno che andranno ad aggravare la già difficile situazione economica del Paese”.

Quale ruolo potrebbe giocare l’Europa per quanto riguarda il contenimento della cementificazione?

“L’Unione Europea ha stabilito, nel suo Green Deal, che entro il 2050 si dovrà raggiungere un consumo di suolo pari allo zero. Il Piano per la Transizione Ecologica approvato dal nostro Paese il 15 giugno 2022 prevede l’anticipo di tale obiettivo al 2030, cioè fra otto anni, grazie anche all’approvazione, da ritenersi improbabile, di una nuova legge urbanistica. Un’urgenza accentuata dal cambiamento climatico e dai numerosi vantaggi ambientali offerti per contro dagli spazi naturali. Ma in Italia non si è mai riusciti a far approvare dal parlamento le numerose proposte di legge sul regime dei suoli perché il partito del cemento ha sempre finito per prevalere”.

Come stanno le cose in Toscana?

“La maglia nera delle Regioni che hanno fatto peggio vede capofila la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Campania. La Toscana si piazza ancora al di sotto della media nazionale, ma la tendenza non è favorevole. Il rapporto ISPRA-SNPA edizione 2022, rivela che la Toscana ha consumato – tra il 2006 e il 2021 – 4238 ettari di suolo agricolo e forestale: da una media annuale di oltre 446 ettari nel quadriennio 2012-2015, la cementificazione – grazie anche alla nuova legge urbanistica regionale e al correlato piano paesaggistico – è diminuita annualmente a circa 291 ettari in media negli anni 2016-2022 (ma tra 2020 e 2021 il consumo è risalito da 244,19 a 293,75 ettari). Le recenti espansioni attorno alle città, in particolare nell’area metropolitana fiorentina (per la quale è sempre più usata l’espressione “Grande Firenze”) testimoniano la ripresa della corsa al mattone non solo nella piana ad ovest ma anche ad est, nelle zone collinari e in aree di pregio paesaggistico, come dimostrano i cantieri aperti e le previsioni del Piano Strutturale e del Piano Operativo del Comune di Bagno a Ripoli. Il rapporto certifica che quest’ultimo è il primo comune toscano per estensione del territorio urbanizzato (il 9,7% del totale contro una media regionale del 6,17%) – e che negli ultimi cinque anni (2017-2021) ha consumato ben 53,28 ettari di suolo, contro i 2,53 ettari del decennio precedente (2007-2016). Nel 2021 ha consumato 26 ha. Anche il Comune di Firenze, che è al decimo posto fra le città italiane per il consumo del verde di lungo periodo (42%), si distingue per i 7 ha del Camping di Rovezzano (Hu Open Air), giustamente considerato dal rapporto come suolo consumato, ma anche con i pregressi 17 ha persi nel 2020”.

Nelle previsioni attuali, quanto impattano sul consumo di suolo i nuovi cantieri?

“Nella zona orientale, agli interventi già citati, vanno aggiunti: un centro commerciale di medie dimensioni che si sta realizzando in riva d’ Arno, l’apertura di 13 cantieri per nuove centrali elettriche direttamente nell’alveo del fiume tra Rignano e Signa, di cui una molto impattante al Girone. Senza scordare la recente previsione di nuovi impianti sportivi al posto di un seminativo arborato in via della Chimera in zona Varlungo. Ciò che salta agli occhi, è l’inefficacia degli strumenti e delle politiche di regolazione territoriale in Toscana e il livello di compromissione dei poteri locali rispetto ai meccanismi di mercato delle aree fabbricabili. Il tutto rafforzato, va detto, dalla possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per risanare i bilanci comunali”.

Quali sono i meccanismi che consentono ai comuni di sfuggire alle maglie dei piani strutturali e di quello paesaggistico regionale del 2015?

“Facciamo l’esempio di Bagno a Ripoli. Un corposo  documento di osservazioni della sezione fiorentina di Italia Nostra, presentato nel corso dell’iter approvativo del PS/PO e attualmente nelle more delle controdeduzioni del Comune, dimostra che il perimetro del territorio urbanizzato è stato allargato “alla chetichella”, indipendentemente dai bisogni reali, senza informare la maggioranza dei cittadini e senza che ciò sia in rapporto con il Piano Strutturale vigente. In quello che, se realizzato, sarebbe un vero e proprio sacco edilizio, si prevedono ampliamenti dell’edificato a nord della S.P. 34, la via del Pian di Ripoli, oltre che a sud come previsto in precedenza, in modo da risultare più dannosi per la vedute delle preesistenze storico architettoniche, del paesaggio fluviale e del sopravvissuto cannocchiale visivo verso le emergenze monumentali del Centro storico di Firenze. Oltre alla anomala superficie agricola sacrificata dal “Viola Park”, (22 ha, 20.000 mq. di nuova edificazione e 2.000 mq. di riuso) decisa da una deliberazione del Consiglio comunale nel 2019, si prevedono ingrandimenti per strutture ricettive alberghiere a Villa Olmi e Villa La Massa, per aree attrezzate per lo sport nei pressi del ponte ferroviario di Rovezzano e poi a Grassina presso la collina della Rievocazione storica e del Molinuzzo o con fini produttivi a favore del Laboratorio Fendi. Insieme a numerosi interventi a spese del territorio non urbanizzato comunale. Ciò avviene, come dice Italia Nostra, nonostante il Piano paesaggistico regionale PIT-PPR del 2015 metta in guardia dal proseguire con il tradizionale consumo di suolo anche in questa parte dell’ Ambito di paesaggio n. 6 Firenze-Prato-Pistoia, precisando che “nella pianura orientale di Firenze le residuali aree agricole … del Bisarno-La Nave e Pian di Ripoli sono soggette a forti pressioni insediative con attuali criticità legate anche alla chiusura delle direttrici di connettività ecologica con il territorio collinare circostante” e ancora raccomandi di “garantire il mantenimento delle residuali zone agricole .. di Pian di Ripoli, ostacolando i processi di urbanizzazione”. Raccomandazioni peraltro riprese nel Rapporto ambientale dello stesso PS, ma nel contempo smentite dalle previsioni. Del resto nel 2019 la stessa Regione e la Città Metropolitana in due conferenze di copianificazione avevano dato parere favorevole alle nuove previsioni di Bagno a Ripoli, contraddicendo la lettera e lo spirito di quel Piano”.

Quanto impatta la presenza della tramvia nella trasformazione dei terreni ai margini della città?

“Sempre sull’esempio di Bagno a Ripoli, la trasformazione si traduce nel prevedere, nel piano fra viale Europa e il Comune, un nuovo quartiere di 5 ha, estesi parcheggi, il deposito delle vetture tranviarie, il terminal della linea 4, nonché funzioni e servizi per la ricezione dei flussi pendolari e turistici o strettamente connessi con le residenze. Il totale delle previsioni, peraltro imprecise, del PS in superfici utili ammonta a 147.100 mq. Un tale dimensionamento non è coerente con l’andamento demografico del Comune e viene contraddetto dalla disponibilità nel territorio di centinaia di case vecchie e nuove vuote, sfitte o in attesa di cessione o di recupero.  La previsione si basa invece, del tutto irrealisticamente, sulla domanda suscitata dall’arrivo della tramvia e delle nuove infrastrutture al suo servizio, che innescherebbe un’inversione di tendenza e addirittura una ripresa del processo immigratorio, con l’aumento di 1.500 nuovi residenti. Ad ora, possiamo dire con tutta sicurezza che l’effetto dell’arrivo della tramvia, come testimonia una delle tavole del rapporto dell’ISPRA per il 2021, è l’aumento dei valori immobiliari nella zona pianeggiante e nel capoluogo di Bagno a Ripoli. Esso si accompagna ad analoghe valorizzazioni immobiliari nei Comuni di Campi e di Sesto, raggiunti presto da simili prolungamenti tranviari. Il che giustifica per questa grande infrastruttura, inefficace e generatrice di deficit, la definizione attribuitagli di “tramvia immobiliare”.

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