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Continua la protesta dei “dottorini” Cronaca

Si sono radunati a piazza del Popolo, hanno percorso via del Corso e sono arrivati a Montecitorio. La presenza al sit in di fronte la Camera dei Deputati, di oltre 3000 giovani medici ha richiamato l’attenzione delle Istituzioni nei confronti del divario esistente tra l’Italia e le altre realtà Europee, dove i giovani camici bianchi hanno migliori possibilità di acquisire una piena maturità professionale e in tempi più brevi hanno accesso al mondo del lavoro.
I giovani medici hanno ribadito il loro no alla norma approvata in sordina il 4 aprile.
La modifica avrebbe previsto l’introduzione della tassazione Irpef anche per le borse di studio, gli assegni di ricerca e i contratti di formazione. In pratica 400 euro in meno, ogni mese, sulla loro busta paga. Anche se ieri sera la commissione Finanze della Camera ha approvato un  controemendamento al decreto legge sulla semplificazione fiscale che cancella la tassazione Irpef agli assegni dei borsisti, gli specializzandi non parlano di completa vittoria. Infatti, dopo il Senato, l’emendamento verrà esaminato alla Camera. “Non è soltanto una questione economica- spiegano gli specializzandi- ma vogliamo chiarezza sul nostro futuro. Se ci fermiamo noi – precisano- e non lo affermiamo per presunzione ma semplicemente perché questa è la realtà- gli ospedali vanno in tilt. In teoria noi borsisti dovremmo continuare a studiare e solo marginalmente fare assistenza sanitaria ma, in realtà, lavoriamo dalle 60 alle 100 ore settimanali e abbiamo mille incarichi.  Ogni giorno entriamo alle 7,30 e non sappiamo a che ora smetteremo di lavorare. E così per tutta la settimana, più le guardie notturne e i sabati e le domeniche. Ci trattano come dipendenti anche se non abbiamo le tutele e le garanzie di un contratto nazionale”.
La protesta degli specializzandi ha avuto l’adesione delle associazioni di categoria e di numerosi esponenti della politica nazionale e locale e di molti parlamentari di tutti i gruppi. "Trovo inaccettabile che ci si accanisca sulle borse di studio – ha detto Nichi Vendola, leader di Sel – è  insopportabile che questo governo di tecnici utilizzi in modo propagandistico la parola giovane quando poi nella realtà i giovani sono continuamente bastonati dai suoi provvedimenti. Il governo si muova e il Parlamento dia subito un segnale di ragionevolezza e di equità cancellando questa norma stolta". Secondo il senatore Ignazio Marino, Pd, la tassa “incentiva la fuga all'estero dei nostri talenti migliori, stremati da un paese che non li valorizza”

 

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