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Continua l’odissea di Maxy, ex dipendente Ataf senza più casa nè lavoro Società

Continua l’odissea di Maxy Balasuriya, ex dipendente Ataf che nel giro di pochi mesi ha perso casa e lavoro. La sua storia, già raccontata da Stamp il 9 febbraio scorso, ci era stata segnalata dal Sunia, il sindacato degli inquilini, quando, dopo mesi di morosità e di rinvii, era arrivato il giorno dello sfratto esecutivo. Maxy, quarantenne, cingalese, viveva con moglie e tre figli piccoli in un bilocale semi-fatiscente in Via dei Della Robbia, dove pagava un affitto di 790 euro mensili. Poteva permetterselo grazie ad un lavoro sicuro. Era stato promosso infatti capo della squadra di pulizie degli autobus e non si era tirato indietro quando l’azienda di trasporto gli aveva chiesto di segnalare i furti di carburante che spesso avvenivano di notte nei depositi Ataf. Questa collaborazione aveva portato, nel gennaio del 2009, all’arresto di 6 persone, 4 dipendenti Ataf e 2 della ditta di pulizie.

A titolo di “ricompensa” gli era stato offerto un contratto a tempo indeterminato nella compartecipata Opitec con il ruolo di  manovratore di autobus al deposito di Novoli. I problemi cominciano quando l’azienda inizia a non pagare gli stipendi e precipita del tutto con la decisione del neopresidente Ataf Bonaccorsi di vendere le quote di Opitec. Maxy inizia a rimanere indietro con il pagamento del fitto, gli vene addirittura pignorata la cassa integrazione e alla fine, lo scorso dicembre, arriva lo sfratto, eseguito 3 mesi dopo. Da allora Maxy dorme all’albergo popolare, dopo aver passato anche alcune notti alla stazione di Campo di Marte, mentre la sua famiglia è ospitata presso un centro di accoglienza del Comune.

«La sua situazione è stata segnalata all’Ataf e al Comune – spiega al telefono Simone Porzio, segretario provinciale del Sunia – L’assessore Saccardi si era impegnata ufficialmente a trovargli una nuova collocazione lavorativa, annuncio dato anche in una trasmissione televisiva, ma fino a 3 giorni fa nulla era stato fatto». Il Sunia sollecita da mesi anche l’Ataf affinché faccia di tutto per ricollocare Maxy, anche in ragione del contributo prestato per la vicenda dei furti. «Nello stesso giorno in cui il  Sunia ha convocato la stampa allo sfratto di Maxy è arrivata, guarda caso, una telefonata dell’azienda con l’impegno di riassumerlo. Poi il silenzio. Telefoniamo tutte le settimane all’Ataf e alla segreteria della Saccardi ma non ci viene data nessuna risposta, nonostante tutti gli impegni presi. Ci sentiamo presi in giro». In attesa di una ricollocazione lavorativa, Maxy chiede di essere ospitato con la sua famiglia in un struttura che consenta loro di non dividersi. Seguiremo ancora la sua vicenda, emblematica di una drammatica emergenza casa accentuata da una crisi di cui non si vede la fine. 

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