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Cooperative sociali ed enti pubblici, una nuova legge per regolamentare i rapporti Breaking news, Cronaca

Firenze – Il “la” è venuto dalla recente riforma del Terzo settore, che ha confermato il ruolo fondamentale della cooperazione sociale, compiendo di fatto quella che qualcuno ha definito “una rivoluzione” e ribadendo la necessità di coinvolgimento da parte delle amministrazioni delle cooperative sociali fin dalla fase di programmazione, progettazione e organizzazione degli interventi e dei servizi alla persona. Le cooperative sociali si apprestano così a divenire sempre più uno snodo fondamentale nel delicato sistema dei servizi ai cittadini.

Un “la” colto al volo dalla Regione Toscana che ha avviato, per prima, un percorso di revisione della legge regionale 87/97 che disciplina i rapporti tra le cooperative sociali e gli enti pubblici che operano nell’ambito regionale. Obiettivo, dichiarato anche nel corso dell’incontro con la stampa avvenuto stamattina per illustrare i contenuti della proposta di legge approvata il 12 marzo scorso dalla giunta regionale, “perseguire un’idea di sviluppo economico e sociale che sottolinei la centralità della persona attraverso il consolidamento di politiche socio-lavorative centrate sull’attuazione dei diritti di cittadinanza e sulla piena integrazione e inclusione sociale dei cittadini in condizioni di svantaggio”.

Una riforma della legge regionale 87/97 che era attesa da tempo, soprattutto dalle cooperative sociali, e che sancisce l’impegno della Regione Toscana nei loro confronti. Un impegno che data da tempi non sospetti, tant’è vero  che la Regione stessa ha siglato già nel maggio 2017 un protocollo d’intesa con Estar (Ente di supporto tecnico amministrativo regionale) e con le principali centrali cooperative, già operativo e riconosciuto come “buona pratica”, che prevede la riserva dell’8% sugli appalti di Estar, da assegnare alla cooperazione sociale di tipo B. Questo a significare che la sanità pubblica toscana si è mossa nella direzione di riconoscere un ruolo importante alla cooperazione sociale e – nel rispetto delle leggi vigenti – ha formalizzato specifici accordi e percorsi amministrativi per l’affidamento di servizi strumentali alla cooperazione sociale di tipo B. Tant’è vero che, in seguito alla stipula di questo protocollo legato alla sanità toscana, anche il Comune di Firenze e l’Università di Firenze hanno sancito protocolli analoghi (febbraio 2018) con le principali centrali cooperative, mettendo a disposizione della cooperazione sociale di tipo B una riserva nelle procedure di affidamento di vari servizi strumentali.

Nella nuova proposta di legge regionale, la regolamentazione del rapporto fra enti pubblici e cooperative sociali riguarda entrambe le tipologie, sia le cooperative di tipo A (che gestiscono servizi sociali come centri di aggregazione per ragazzi, centri sociali per anziani, case famiglia, centri sanitari e centri educativi, sia direttamente, sia in convenzione con enti pubblici) sia quelle di tipo B (che svolgono attività produttive finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con svantaggi fisici o psichici, le ragazze madri, ex detenuti, ex tossicodipendenti, ecc., con l’obiettivo di destinare almeno il 30% dei posti di lavoro così creati a persone svantaggiate, altrimenti escluse dal mercato del lavoro).

Sul punto, nel corso della presentazione, è stato molto chiaro il presidente della Consulta regionale sulla cooperazione sociale, Luca Rinaldi“All’indomani di un percorso di riforme che ha visto prima introdurre importanti modifiche al Codice degli appalti e poi interessanti novità con la Riforma del Terzo Settore e dell’Impresa sociale, accogliamo con favore questa importante proposta di legge della Regione Toscana che, per prima in Italia, cerca di cogliere le opportunità nate dalla Riforma del Terzo settore mettendo in campo delle risposte sia sul versante della cooperazione di inserimento lavorativo di persone svantaggiate (cooperative di tipo “B”) sia sul versante della cooperazione sociale finalizzata alla gestione di servizi socio-sanitari assistenziali ed educativi (cooperative di tipo “A”). Una nuova legge regionale che servirà anche a determinare buone prassi e venire incontro alle esigenze delle tante amministrazioni, soprattutto quelle piccole, che presentano difficoltà nel recepire il Codice degli appalti e la Riforma del Terzo Settore con tutte le sue innovazioni”.

Di fatto, la riforma regionale sarà utile per fornire un quadro giuridico-amministrativo più certo agli enti locali per legittimare le loro azioni amministrative; la nuova legge diventa così uno strumento operativo per supportare gli enti locali e fornire loro indicazioni e orientamenti volti a promuovere il valore sociale della cooperazione anche attraverso la predisposizione di specifiche linee guida volte a sostenere gli enti locali nella corretta applicazione della norma.

In estrema sintesi, fra le novità più rilevanti della proposta c’è sicuramente il valore attribuito, secondo quanto stabilito dal nuovo codice sul Terzo settore, all’ambito della coprogrammazione, coprogettazione e accreditamento, visti come strumenti capaci di coinvolgere le cooperative sociali e gli altri enti del Terzo settore; inoltre, l’individuazione di una soglia nell’ambito dell’affidamento dei contratti di importo inferiore alla soglia comunitaria non inferiore al 3% e non superiore all’8% del valore complessivo annuo degli affidamenti; ancora, si individua una percentuale annua non inferiore al 2% e non superiore all’8% del valore complessivo annuo degli affidamenti relativi ai servizi strumentali ad alta intensità di manodopera per l’inserimento negli atti di gara di idonea clausola sociale per la tutela dei soggetti svantaggiati, mediante specifica segnalazione nell’ambito del procedimento di programmazione; si inserisce la possibilità di valutare il progetto di inserimento lavorativo relativo ai soggetti svantaggiati ai fini dell’attribuzione dei punteggi  nell’offerta tecnica secondo le modalità previste dalla normativa vigente e nel rispetto del principio di proporzionalità e infine si conferma il ruolo importante della Consulta regionale sulla cooperazione sociale che esprimerà pareri e formulerà proposte in materia di cooperazione sociale, seguirà i rapporti tra cooperative sociali e pubbliche amministrazioni, svolgerà un monitoraggio sull’efficacia e la qualità dei servizi.

La nuova proposta, che andrà prima in commissione poi in consiglio regionale per l’approvazione, come spiega l’assessore  al diritto alla salute e al welfare Stefania Saccardi, abroga  la legge regionale n. 87 del 24 novembre 1997, stabilendo la nuova disciplina per i rapporti tra le cooperative sociali e gli enti pubblici che operano in ambito regionale.

Il contenuto della proposta di legge è stato illustrato, oltre all’assessore al diritto alla salute e al welfare, anche dai rappresentanti delle tre centrali cooperative: Fabio Palmieri, Federsolidarietà-Confcooperative Toscana, Marco Paolicchi, responsabile Dipartimento Area Welfare Legacoop Toscana; Federico Pericoli, AGCI-Solidarietà Toscana; era presente anche il presidente della Consulta regionale sulla cooperazione sociale Luca Rinaldi.

“E’ un impegno che ci eravamo presi un po’ di tempo fa – commenta Saccardi – una scelta forte che sta dentro l’idea di welfare che abbiamo in Regione Toscana: inclusione e non assistenzialismo. E la cooperativa sociale è il modo migliore per realizzare l’inclusione. Questa è una cornice normativa che costituisce un punto di riferimento importante, e si pone in conformità con il codice degli appalti. Il mondo della cooperazione è importante nella nostra regione, e questo è uno strumento privilegiato per l’inserimento delle persone svantaggiate. Faremo una giornata formativa, coinvolgendo anche Anci e Società della Salute, e proveremo a dare a questo testo anche le gambe per camminare”.

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