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Cooperazione internazionale, Italia maglia nera Cronaca

Italia “fuori classe” nella lotta alla povertà mondiale. Dove “fuori classe” non è un titolo di merito, ma una squalifica vera e propria. Si è tenuto oggi 20 dicembre alle sedici, nell’area meeting del Mercato Centrale, l’incontro con  l’associazione Actionaid, cooperativa di aiuti umanitari nel mondo, dal significativo titolo “L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo”, con la presentazione dell’annuario della cooperazione italiana allo sviluppo datato Settembre 2011 dal titolo emblematico: “Fuori Classe”, nel senso che il nostro paese in termini di aiuti umanitari è fuori dai criteri europei della buona cooperazione.
E con un annuncio: l’apertura, a gennaio, di una sede fiorentina. Che significato ha essere “fuori classe?”
“In questo modo- esordisce Iacopo Viciani, senior policy officer di ActionAid – si sottovalutano i costi per tutto il paese, in termini di reputazione e influenza sulla politica estera che derivano dal non rispetto degli obiettivi sottoscritti dall’Italia con l’unione europea. Per avere una chiara posizione, basti pensare che l’Italia nel grafico degli aiuti umanitari tra i paesi dell’Ocse è quart’ultima prima della Grecia ma dopo la Slovenia. Dal 2009 ha ridotto di un terzo l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) mentre gli altri paesi hanno continuato a incrementare l’Aps. Dai dati statistici, addirittura, emerge che la crisi ha consolidato il ruolo dei nuovi paesi donatori, come per esempio i paesi arabi del golfo che stanziano l’1,5% del Pil, una percentuale cinque volte superiore a quella dei paesi dell’Ocse, ma anche l’ingresso di quei paesi, considerati fino a poco tempo fa, emergenti o in via di sviluppo come: Cina, Brasile, India e Sudafrica. Tornando al nostro paese, l’Italia che pur continuando a sottoscrivere in sede di Consiglio Europeo, Assemblea delle Nazioni Unite e vertici del G8 l’impegno di aumentare gli aiuti nei tempi stabiliti, ha drasticamente disinvestito in termini di aiuti concreti. Ad oggi, come si legge nell’annuario: “È la principale responsabile del deragliamento dell’obiettivo europeo in termini del rapporto Aps/Pil fissato al 2010”. Il nostro paese ha maturato una “morosità morale” nei confronti della comunità internazionale pari a ventidue miliardi di dollari, non avendo aumentato gli aiuti internazionali negli ultimi otto anni secondo le scadenze prefissate.
“L’ammontare degl’impegni finanziari da onorare è ancora più impressionante dal lato del Ministero dell’Economia e Finanze- continua Viciani – con un totale d’impegni contratti fino al 2009 verso fondo di sviluppo intorno agli 850 milioni di euro e con nuove promesse di contributo, sottoscritte nel 2010, pari a 900 milioni di Euro. La cooperazione allo sviluppo pesa sul bilancio dello stato lo 0,025% mentre tutto l’Aps pesa appena lo 0,28%. Però, nel triennio 2008-2011 la cooperazione allo sviluppo gestita dal Ministero degli Affari Esteri ha complessivamente registrato un taglio del 78%, ottenendo il titolo della spesa più penalizzata nel bilancio statale con un taglio pari a quello che ha investito le altre spese sociali”. Il perché di questi tagli sono motivati anche da una scelta politica, che si è, basa sulla costruzione di falsi miti per cercare giustificazioni. “In valore assoluto si tratta di tagli che potevano essere riassorbiti se lo stato avesse rinunciato alla costruzione di uno dei 131 caccia bombardieri F-135, alla metà delle spese del voto referendario e amministrativo non accorpato o a sei mesi di operazioni militari in Libia. Riferendoci alle spese militari, invece, possiamo notare come queste siano rimaste intatte nel triennio (2008-2011) a differenza degli altri paesi europei che le hanno ridotte”. Il risultato oggettivo per L’Italia è una perdita di posizioni e rango nella politica estera. Per capacità d’azione indipendente e presenza geografica l’Italia si avvicina alle performance di Austria e Finlandia. Durante la crisi in Africa settentrionale, e specialmente in Libia, l’Italia ha potuto investire in termini di aiuti umanitari, in maniera limitata. Con i soli 1,5 milioni di euro ai bisogni umanitari si è classificato come tredicesimo donatore europeo, dopo Grecia e Finlandia e quasi alla pari dell’Austria. Al termine della presentazione sono intervenuti l’assessore al welfare di Firenze Stefania Saccardi: “ Il governo passato ha investito sempre di meno, il tema della cooperazione internazionale ha un ruolo molto importante in questo momento, per questo anche una cooperazione internazionale ‘decentrata’ può partorire delle soluzioni interessanti. Dal punto di vista delle risorse, tocchiamo un tasto dolente per l’amministrazione, ma cercheremo di unire più liquidità disponibile anche con l’aiuto di soggetti esterni per far nascere progetti interessanti e potremo farci promotori di una nuova linea che possa essere accolta in seguito dalla politica nazionale”.
In conclusione ha preso la parola, il presidente della commissione Affari istituzionali di Palazzo Vecchio, Valdo Spini: “Mi auguro che il nuovo governo ed in particolare il Ministero degli Esteri, sappia operare almeno un'inversione di tendenza che riproponga il ruolo del nostro paese nell'aiuto allo sviluppo”

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