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Cooperazione: San Patrignano partner in progetti della rete toscana Cronaca, Società

Prato – C’è un progetto che vede Fondazione “Il cuore che si scioglie”,”Unicoopfirenze”, “Movimento Shalom”, e per la prima volta insieme la Comunità di San Patrignano, per la realizzazione di un terzo panificio ad ottobre, nel Burkina Faso, a  Koupela, una cittadina  a circa 140 chilometri dalla capitale Ouagadougou, dopo le due strutture già aperte negli anni scorsi a Loumbila e Fada N’gourma.

Un’iniziativa che coinvolge direttamente i ragazzi della Comunità di San Patrignano che con i dipendenti Unicoop, si recheranno in Burkina Faso, tutti volontari, per fare formazione e aiuto ai giovani burkinabè, direttamente sul luogo,per insegnarli come gestire un forno-pizzeria.

Già dalla metà di aprile due ragazzi del Burkina Faso sono stati ospiti a San Patrignano e hanno fatto formazione nel laboratorio di forneria, presente all’interno della comunità, per imparare le più importanti tecniche di panificazione. È di ieri, poi, la notizia che Sp.accio di San Patrignano è la migliore pizzeria d’Italia secondo gli utenti del gastronauta.it; questo il verdetto del concorso promosso dal portale di Davide Paolini che ha premiato la pizzeria romagnola con 7335 preferenze dei lettori del “Gastronauta”.

Un impegno solidale, quello dell’Unicoop Firenze che attraverso la Fondazione “Il cuore che si scioglie”(il motore della sua  solidarietà), porta avanti iniziative umanitarie, di raccolta fondi e fuori i confini regionali, ha toccato da diversi anni, la particolare realtà della Comunità di San Patrignano, condividendone gli scopi,ovvero la promozione della solidarietà nella vita delle persone.

In questa struttura, fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, trovano accoglienza senza distinzione di razza, sesso, religione, tutti i ragazzi e le ragazze con gravi problemi di tossicodipendenza, qui sono ospitati in maniera completamente gratuita e senza alcun contributo da parte dalle loro famiglie o dallo Stato.

I fondi per il mantenimento derivano in parte dalle attività, dai beni e dai servizi prodotti con il sistema dell’autogestione, mentre per  il restante fabbisogno, attraverso donazioni e contributi di privati. Ad oggi la comunità ha accolto oltre 25.000 mila persone a cui ha offerto la possibilità innanzitutto di disintossicarsi, di studiare, imparare un lavoro per rientrare a pieno titolo nella società; attualmente gli ospiti sono 1400 a cui si aggiungono 109 operatori volontari e 313 tra collaboratori e consulenti, di cui il 32,5% proviene dal percorso di recupero.

A questo proposito Monica ha raccontato la storia di un ragazzo scappato da San Patrignano 17 volte, che ora è medico e dedica il suo lavoro ai malati terminali di AIDS, accolti nel Centro Medico della struttura, e di una ragazza depressa in modo grave,ma che ora,dopo cinque anni di lavoro su sè stessa con l’aiuto del personale medico e psicologico,è guarita e guarda alla vita con occhi nuovi.

La comunità accoglie anche 50 bambini figli di operatori e di ragazzi che svolgono il percorso di recupero, diversi nuclei familiari,  più di 40 minorenni con disagi dovuti a problematiche familiari o a consumo di droghe e alcune persone che, su indicazione del Giudice, svolgono un programma riabilitativo in alternativa al carcere.

“Quello che accomuna noi tutti”- dicono i ragazzi -“è l’amore, il senso dell’amicizia, il rispetto, la responsabilità e la condivisione: alle sette del mattino siamo in piedi perché alle otto iniziamo a lavorare nei reparti di nostra competenza; alle 12.30 ci sediamo a tavola dove osserviamo, prima di mangiare venti secondi di silenzio interrotti da un applauso, in ricordo del fondatore Vincenzo Muccioli; torniamo al lavoro e dopo la cena,prima di andare a letto,ci rechiamo nella sala per  guardare la televisione o ascoltare della musica”.

“Se prima – dice Nicola-“quello che facevo non aveva un perché e non riflettevo su quello che facevo, agivo d’istinto, adesso, qui, ho imparato a riflettere, a pensare e a dare valore ad ogni mio gesto.” “Mi dispiace di aver fatto soffrire i miei genitori”- racconta Andrea – ma intorno a me non vedevo altro che terra bruciata”e Vincenzo -“con mio padre ho sempre litigato perché non ci capivamo, adesso è felice che sono qui e quando mi vede mi abbraccia e piange.”

Anche quest’anno presso la Unicoop Firenze del Parco Prato, ci saranno gli alberi di Natale costruiti da San Patrignano Design Lab, con il legno di scarto recuperato dalle barrique in cui si affinano i vini prodotti all’interno della Comunità, (un progetto nato dall’esperienza Barrique. La terza via del legno, in cui creatività e alto artigianato, si uniscono nel segno della sostenibilità), le doghe in rovere sono lavorate  dalle sapienti mani dei ragazzi della falegnameria ed ebanisteria, e trasformati in tronco e rami dell’albero natalizio,mentre le decorazioni, ben 6000, sono pupazzetti e stelle in stoffa cuciti a mano dalle ragazze del laboratorio tessile della Comunità riminese.

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