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Coronavirus: agricoltura toscana senza manodopera Economia

Firenze – In Toscana mancheranno almeno 22mila operai agricoli per la raccolta di ortaggi e frutta in primavera ed estate. Lo rileva la Cia Toscana riferendosi agli spostamenti vietati ed ingressi chiusi per emergenza sanitaria coronavirus, ma anche persone con problemi di salute e quarantene. “Senza voucher e soluzioni flessibili con minore burocrazia sarà impossibile garantire la produzione”, è scritto in un comunicato.

La mancanza di manodopera è la principale emergenza per il settore in questo momento – sottolinea la Cia Agricoltori Italiani della Toscana – in particolare nelle zone con orticole in raccolta e anche per le operazioni colturali ordinarie. Si va dalla raccolta dei pomodori alla frutta estiva, ma anche manodopera per gli allevamenti ed in cantina: ogni anno in questo periodo arrivavano in Toscana almeno 22mila persone in media come manodopera agricola, di questi il 65% extra-comunitari e il 35% comunitari, ed anche quest’anno erano questi i numeri attesi. Le province con il maggior bisogno di manodopera dall’estero restano Firenze Grosseto e Siena.

«La situazione peggiorerà nelle prossime settimane – commenta Luca Brunelli, presidente Cia Toscana. Nel periodo primaverile estivo, quando inizierà il trapianto del pomodoro da industria e, di seguito, le operazioni di diradamento e poi di raccolta, via via più intensa, della frutta, degli ortaggi, dell’uva. Così non possiamo farcela a garantire la produzione abituale».

Interi gruppi di lavoratori stranieri sono rientrati nei rispettivi paesi di origine e non è così scontato che rientrino in tempo utile persistendo la situazione attuale. L’unica soluzione al momento – afferma ancora Cia Toscana – è favorire soluzioni di lavoro più flessibili, alleggerendo sicuramente la burocrazia: «Ripristinare il meccanismo di voucher semplificati per l’acquisizione a termine di manodopera per i lavori agricoli stagionali – dice Giordano Pascucci, direttore Cia Toscana -, ma la bocciatura in commissione Bilancio dell’emendamento che reintroduceva i voucher semplificati in agricoltura non va in questa direzione. E contemporaneamente si chiedono sacrifici al settore». Invece – aggiunge Cia Toscana – è il momento di avere la massimo flessibilità possibile per i metodi di reperimento e l’utilizzo di fonti alternative a quelle “storiche” (lavoratori di altri settori temporaneamente fermi, voucher semplificati, usufruenti del reddito di cittadinanza).

Le aziende agricole inoltre devono fare i conti anche con i dispositivi di sicurezza e rispetto delle distanze che stanno generando difficoltà nell’organizzazione delle operazioni di raccolta e di movimentazione sia all’aperto sia nelle cantine, nelle stalle, nei magazzini, con rallentamento delle diverse fasi di lavorazione.
Inoltre, ricordiamo, che per garantire la massima sicurezza degli operatori in campagna è necessario favorire in via prioritaria l’approvvigionamento per le aziende agricole di mascherine e altri strumenti di tutela, in Toscana ne servono 80mila al giorno.

Una significativa necessità di manodopera agricola extra-comunitaria si è registrata negli ultimi anni (secondo i dati di un’indagine Crea) nelle operazioni legate alle legnose agrarie, in particolare olivo e vite, con il 36% del totale pari; seguono il florovivaismo con il 16% di presenze, le colture ortive il 9% dei lavoratori e la zootecnia che vede impegnati il 10% dei cittadini extra-comunitari. Una fetta consistente di presenze è impegnata in altre colture e/o attività agricole contando, in particolare, un 24% di lavoratori provenienti da paesi extra-comunitari, e 5% per le colture industriali. Anche per quanto riguarda i cittadini comunitari – secondo i dati degli ultimi anni – il primo settore sono le colture arboree seguite al florovivaismo.

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